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COSTITUZIONE

Referendum, tensioni tra Anpi e Pd

23 agosto 2016, 10:12

Referendum, tensioni tra Anpi e Pd

Ancora nubi all'orizzonte tra Anpi e Pd. Il premier Matteo Renzi, dopo il botta e risposta dei giorni scorsi, tende la mano al presidente dell'Associazione nazionale partigiani Carlo Smuraglia e lo invita al confronto. Lui valuta, ma avverte: «Il tema non è ancora risolto».

Ancora tensioni dunque sul rifiuto dei big democratici di aprire le porte ai banchetti per «no» al referendum costituzionale nelle feste provinciali del partito. Tensioni che, inevitabilmente, hanno ricadute sul piano locale. Non cambia la mappa delle posizioni a Parma, dove i parlamentari dem si proclamano aperti al confronto e il presidente dell'Anpi Aldo Montermini si mette in attesa.

L'Anpi di Parma

Montermini non fa polemica, ma sottolinea alcuni aspetti che gli stanno a cuore: «A Parma, alla festa provinciale del Pd, che c'è già stata, non ci hanno invitato - puntualizza -. Se arriveranno altri inviti valuteremo le condizioni e vedremo il da farsi. Il problema però va visto al di là della polemica relativa al referendum. Sono sorpreso e preoccupato nel vedere il Pd nazionale alla testa di una campagna di delegittimazione dell'Anpi. Per quanto riguarda la campagna elettorale in vista del referendum il mio modello è quello del confronto tra le parti, come stanno facendo a Reggio Emilia».

Amareggiata Gabriella Manelli, presidente dell'Anpi fino allo scorso giugno, ora presidente del Comitato locale per il no: «La doppia appartenenza dei soci Anpi, nella maggior parte dei casi, all'associazione e al Pd, partito di riferimento, crea non poco sconcerto e titubanza».

I parlamentari

Assolutamente a favore del confronto i parlamentari parmigiani. Patrizia Maestri, che tra l'altro è iscritta all'Anpi da sempre, voterà «sì» al referendum, ma è convinta che il dialogo resti fondamentale per la democrazia e per il partito di cui è esponente in Parlamento: «La linea corretta è quella del confronto. Alla festa provinciale di Reggio Emilia è previsto il faccia a faccia tra Gustavo Zagrebelsky e Anna Finocchiaro, uno per le ragioni del “no” e l'altra le ragioni del “sì”. E' così che si deve fare. Io voterò “sì”. Sarebbe sbagliato frenare una riforma molto attesa che, per quanto non scritta benissimo, non stravolge affatto la democrazia. Voterò “sì” anche per una ragione di coerenza, dal momento che ho votato a favore del testo in Aula. Ma il dialogo va tenuto aperto sempre e comunque: è legittima anche la posizione di chi sceglie il “no”. Con l'Anpi abbiamo un rapporto consolidato e proficuo - sottolinea la Maestri -. A tutti dico: confrontiamoci nel rispetto reciproco». Sul fronte nazionale, la parlamentare riflette anche sulle scelte del premier evidenziandone alcuni «errori»: «Renzi non doveva personalizzare la questione del referendum. Ora dovrebbe chiarire altri punti: aprire un confronto sull'Italicum e iniziare una riflessione profonda sui temi sociali, lavoro e pensioni prima di tutto».

Il via libera al confronto su posizioni contrapposte arriva anche dal senatore Giorgio Pagliari e dal deputato Giuseppe Romanini. Ma sulla polemica tra l'Anpi nazionale e il presidente del Consiglio mettono alcuni puntini sulle «i».

«Pretendere di portare un banchetto a favore del “no” dentro la festa del partito che ha promosso la riforma costituzionale è pretestuoso - dice Romanini, a sua volta socio Anpi -. Le feste dell'Unità sono feste, certo, ma sono anche un momento politico. Mi sembra naturale il rifiuto di ospitare banchetti per la promozione di ragioni avverse alla posizione del partito. Questo non vuole dire rifiutare il confronto. Il Pd non ha fatto questo. I banchetti dell'Anpi sono regolarmente presenti alle feste oggi come in passato. La scelta dell'Anpi di schierarsi per il “no” in modo così netto, però, danneggia la stessa associazione, custode della memoria della Resistenza».

In linea Giorgio Pagliari, esperto di Costituzione, ospite a dibattiti pubblici in tutt'Italia, apertissimo al confronto, ma non alla presenza dei banchetti alle feste di partito. «Meglio il confronto, il dibattito in cui si entra nel merito della riforma, rispetto al monologo delle singole parti. Detto questo, non mi pare che all'interno dell'Anpi nazionale ci sia quel clima democratico che l'Anpi pretende dagli altri. Se i banchetti per il “sì” fossero ammessi alle feste dell'Anpi, ossia in condizioni di reciprocità, nulla da dire». K.G.

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