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OSPEDALE

Dimessa, muore 13 giorni dopo: 4 medici indagati

24 agosto 2016, 07:02

Dimessa, muore 13 giorni dopo: 4 medici indagati

Georgia Azzali

Da giorni quel malessere non le dava tregua. Dolori al petto, ma anche alla schiena, oltre a una sensazione di nausea e vertigini. Finché decide di presentarsi in Pronto soccorso: Mihaela Cristina Dinu, 37 anni, romena, entra il 1° agosto e viene dimessa il 3. Quarantotto ore circa nell'area di osservazione breve intensiva, durante le quali viene sottoposta a una lunga serie di accertamenti. Esce dall'ospedale con la prescrizione di una terapia farmacologica (compresse da prendere, nel caso i dolori si rifacessero sentire), ma il 16 agosto muore. Si sente male a casa dell'anziano a cui fa da badante: tutto precipita nel giro di pochi minuti, i soccorsi sono inutili. E sul caso si accendono i riflettori della procura. Che fa finire sotto inchiesta quattro medici del Pronto soccorso. Omicidio colposo, l'ipotesi di reato. E da parte sua, anche il marito della donna sporge querela.

Un atto «dovuto», l'iscrizione dei professionisti nel registro degli indagati, per consentire l'eventuale nomina di consulenti di parte in vista dell'autopsia. Che è stata effettuata ieri pomeriggio: l'incarico è stato affidato a Lorenzo Marinelli, medico legale di Ferrara. Ma la relazione sarà presentata nelle prossime settimane.

Troppo presto per ipotizzare responsabilità, ma è chiaro che la magistratura vuole capire se esiste un nesso tra la scomparsa della donna, avvenuta tredici giorni dopo la sua dimissione dal Maggiore, e ciò che è stato fatto (o non fatto) dai medici in quelle 48 ore in Pronto soccorso. C'è stata negligenza, imprudenza o imperizia da parte dei professionisti? E' ciò che dovrà spiegare il medico legale incaricato dalla procura, dopo aver accertato la causa della morte. Una risposta che vuole anche la famiglia di Mihaela. «Non si vuole accusare nessuno - sottolinea Piero Angelucci, l'avvocato che assiste il marito della donna - ma ci sono dei dubbi che vanno chiariti. Secondo quanto mi ha riferito il marito, quando la signora è uscita dall'ospedale faceva fatica a reggersi in piedi. Inoltre, la sera prima del decesso, verso le 9, il marito, che era in Romania, sente la moglie al telefono e lei gli dice che non sta bene, che i dolori continuano, tanto che lui le consiglia di tornare in Pronto soccorso».

Ma meno di 24 ore dopo Mihaela muore. Un malore improvviso nell'appartamento di via Einstein in cui assiste un pensionato. La casa in cui vive, dopo essere rientrata dalla Romania alcune settimane prima. Un ritorno a Parma per lavorare, dopo aver fatto molti anni prima la badante nella stessa famiglia. Per guadagnarsi da vivere e aiutare anche chi è rimasto in Romania. Oltre al marito, la donna aveva una figlia: una ragazzina di 14 anni. A Parma, però, Mihaela poteva contare su diverse amiche e accanto a lei c'era anche la famiglia dell'anziano che assisteva.

E' lui che chiama la sorella, nel primo pomeriggio del 16 agosto: Mihaela sta male. E' preoccupato, non sa che fare. La donna si precipita nell'appartamento di via Einstein. In casa c'è anche un'amica della badante, sua connazionale. E' arrivata perché aveva promesso a Mihaela di passare per farle un massaggio alla spalla. I dolori continuano, nonostante le pasticche prescritte. Quando la sorella del pensionato entra, la badante è sdraiata sul letto. La situazione è drammatica. Mihaela non risponde. E' già partita la chiamata ai soccorsi, ma quando arrivano non c'è più nulla da fare.

Infarto? Ictus? Spetterà all'autopsia stabilire la causa della morte. Ma - soprattutto - capire se c'è un collegamento tra quel decesso e ciò che hanno fatto o avrebbero dovuto fare i medici del Pronto soccorso. «Siamo a disposizione e abbiamo massima fiducia nell'operato della magistratura», si limita a dire la direzione ospedaliera, considerando la fase di indagini preliminari. Che dovranno far luce sul perché della morte di Mihaela.

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