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PARALIMPIADI

Per Giulia spiaggia e piscina

24 agosto 2016, 07:00

Per Giulia spiaggia e piscina

Andrea Del Bue

Quando si dice «emozione indescrivibile». E' quella che sta provando Giulia Ghiretti nell'avvicinarsi alla partenza per Rio de Janeiro, dove dal 7 al 18 settembre si svolgeranno le Paralimpiadi. Per la campionessa parmigiana, tesserata Ego Nuoto e Fiamme Oro, è il primo appuntamento a cinque cerchi in carriera.

L'esperienza internazionale non le manca, perché a Mondiali ed Europei è ormai abituata, ma le Olimpiadi sono un'altra cosa. E lei non riesce a dare forma a quell'emozione: «So che è una cosa stupenda, una cosa enorme», dice. La verità è che la concentrazione è già massima: «Voglio fare questa cosa nel migliore dei modi: sono concentrata al 100% sull'obiettivo – spiega -. Mi alleno due volte al giorno, tra due piscine di Milano e una di Lodi, perché come al solito siamo in difficoltà nel trovare gli spazi acqua, soprattutto d'estate. Più ore e ore di palestra. Lo sforzo fa emergere i dolori: le spalle, per esempio, fanno un male pazzesco, fino a non sentirle più. Ma vado avanti, perché sono convinta che il lavoro paghi sempre, che le fatiche siano in grado di ricambiare: punto in alto, senza nascondermi».

Nei giorni scorsi, Giulia è riuscita a ritagliarsi qualche giorno di mare. Significa raggiungere la famiglia a Marina di Massa, dove vanno da quasi vent'anni. Lì sono di casa. Non si pensi però ad una vacanza: il pensiero fisso rimangono gli allenamenti, anche se l'ambiente, rispetto a Milano, fa bene allo spirito.

La mattina, infatti, è piscina a La Spezia; al pomeriggio, invece, l'atleta nuota in casa, a Marina di Massa, nella stessa piscina che lei non voleva vedere: «Ho imparato a nuotare qui, da bambina. Ma in realtà piangevo sempre, perché l'acqua era fredda».

E la temperatura dell'acqua, ancora oggi, può giocare brutti scherzi. Le prestazioni di Giulia, infatti, possono essere condizionate se la piscina è fredda: in questo caso, le contrazioni, con cui convive e che deve controllare, diventano più forti e più frequenti. E il cronometro ne risente. Indipendentemente dalle variabili, l'unica strada per il successo è il lavoro. Duro, costante, serio. Questo sta facendo Giulia e questo ha fatto anche al mare.

Lì, a seguirla, non c'erano i suoi allenatori, Massimiliano Tosin e Micaela Biava, ma sua sorella Anna, 20 anni, che ha preso il brevetto. Le tiene i tempi e dice: «Mia sorella è incredibile: ha una costanza eccezionale, non molla un centimetro. Fa tutto quello che deve fare, senza sgarrare mai».

Quando alcuni colleghi, lontano dagli occhi degli allenatori, si fanno ingolosire dal poter infrangere le regole, lei non lascia nulla al caso. E' il suo segreto.Dopo due ore di allenamento, ad aspettarla c'è sempre un panino col crudo o con la bresaola, insieme a un succo di frutta: proteine e zuccheri. Tra l'allenamento della mattina e quello del pomeriggio, è sempre spiaggia.

Il tragitto casa-mare è una fischiata: Giulia si aggrappa con la sua carrozzina al portapacchi della bici di Anna o del fratello Pietro e in una manciata di minuti è arrivata, senza far fatica.

Qui, tutti la fermano per farle i complimenti: «Mi fa piacere, ma devo dire che un po' mi imbarazza perché non so mai cosa dire – ammette -. Mi dà fastidio, invece, quando sono con altre persone e salutano solo me. Pietro una volta mi ha chiesto come mai. E io gli ho risposto: “Perché sono sfigata”. Ma per fortuna non succede spesso».

All'ombrellone della famiglia Ghiretti, è sempre una festa. I bagnini portano i bomboloni, poi c'è chi organizza l'aperitivo. E quando c'è Giulia, che per gli impegni sportivi frequenta Marina di Massa sempre più raramente, la gioia è enorme. E lei ricambia: «Qui mi sento a casa, come a Parma».

Tutto questo però non la distrae, perfezionista com'è. Anche perché, oltre ad allenare il corpo (dal punto di vista medico è seguita dal Centro Medico Spallanzani), in vista delle Paralimpiadi sta attenta anche alla mente, grazie ad una psicologa che segue gli atleti azzurri e che ha già fornito qualche regole d'oro: «Ci aiuta a gestire le emozioni: a me servirà molto, visto che, quando salgo sul blocco, mi cambia la faccia. Tra i vari consigli, c'è quello di non sentirsi turisti, di prendere subito confidenza con strumenti, strutture e spazi che serviranno nella quotidianità e di proteggersi dai pensieri, che stancano. Insomma, siamo a Rio per le gare, non per altro».

Quando si parla di nuoto, Giulia è un fiume in piena, su tutti i temi. Per esempio il doping: «Esiste, certo – dice sicura -: perché purtroppo il barare è insito nello sport, quindi anche in quello paralimpico».

Sulle classificazioni internazionali dice: «Ad oggi c'è tanta confusione e, nonostante le dieci classi presenti, nella stessa gara nuotano atleti con livelli di mobilità molto differenti. Dopo Rio hanno detto che faranno ordine: speriamo».

Ma lei, intanto, vuole essere più forte di tutto e continua ad allenarsi sempre più duramente.

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