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Lutto

Antonietta, maestra per passione

25 agosto 2016, 07:00

Antonietta, maestra per passione

Ilaria Moretti

Quale fosse la sua strada lo aveva capito fin da piccola, Antonietta Gherardi, quando a 5 anni aveva confidato alla mamma che da grande avrebbe fatto la maestra. «Insegnante elementare», hanno fatto scrivere i suoi cari nel necrologio che ne annuncia la morte, avvenuta a 91 anni, a testimonianza di quanto quel lavoro abbia rappresentato nella sua vita.

Nata a Fornovo nel ‘25, Antonietta si era trasferita a Parma da ragazzina, nella zona di piazzale Barbieri, dove è sempre rimasta. Vedova (il marito Giuseppe Chierici è scomparso nel ‘98), indebolita dall'età e da una lunga malattia, lascia il figlio Italo, la nipote Sara di 15 anni e la nuora Alessandra. Ed è proprio Alessandra a riavvolgere il filo della vita della suocera, a ripercorrere passo dopo passo quella sua grande passione per l'insegnamento: «Dopo le magistrali a Parma, volle studiare pedagogia a Urbino». Viaggiava in treno in uno scenario da incubo: quello della guerra. «A causa dei bombardamenti, gli ultimi esami dell'università dovette farli a Bologna». Non le importava: lei voleva essere una maestra con un percorso di studi il più completo possibile. Arrivò la laurea. «Ottenuta a pieni voti – prosegue Alessandra – e trovò un impiego in banca. Durò poco, alla fine disse che non se la sentiva, che voleva fare l'insegnante alle elementari. Così rinunciò a un posto fisso e cominciò a girare per le scuole della provincia, da Riccò a Bosco. A volte doveva prendere più di un mezzo per raggiungerli, a volte affittava una camera e dormiva là, qualche volta le assegnavano una stanza. Capitava che mancassero l'acqua o i servizi». Erano i disagi delle giovani maestre di un tempo, ma non abbastanza per farla desistere dai suoi propositi. «Poi arrivarono gli incarichi a Parma: prima in una scuola di fortuna allestita dopo la guerra nella zona di via Volturno, poi alla Corazza».

La pensione è arrivata circa 35 anni fa, in anticipo di qualche anno per curare i genitori malati, ma l'amore per la scuola e i «suoi» bambini è rimasto scolpito nei ricordi. «Non andava mai a letto prima di aver finito di correggere tutti i compiti, fossero anche le 2 o le 3 di notte». Nel suo lavoro usava la fantasia: «Per esempio aveva fatto costruire un puzzle di legno che riproduceva l'Italia con le regioni». E proprio come un puzzle si ricompone l'esistenza di Antonietta, attraverso i frammenti raccolti da Alessandra: «Quando è nato suo figlio, mio marito, è tornata a lavorare neanche due mesi dopo il parto. Si faceva portare il bambino a scuola dal padre nei momenti di pausa per allattarlo». Non voleva che i suoi allievi perdessero tempo prezioso. Fino a pochi anni fa le arrivavano ancora i biglietti di auguri dagli ex alunni: «Le faceva piacere restare nella loro vita».

Antonietta amava anche dipingere. E riempiva gli spazi con i fiori: sui pensili, lungo le scale, nelle aiuole. Di certo ha tracciato una strada: anche la nipote Sara vorrebbe insegnare. I funerali si svolgeranno questa mattina alle 9.15 a Parma nella chiesa di San Marco, in via Confalonieri Casati.

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