Archivio bozze

ALLARME

Crollano le donazioni di sangue nel Parmense

di Patrizia Celi

25 agosto 2016, 11:04

Crollano le donazioni di sangue nel Parmense

Crolla nel parmense la donazione di sangue e il sistema della raccolta riesce ormai a coprire a filo il solo fabbisogno provinciale, rendendo difficile l’invio di sacche alle regioni bisognose.

Nei primi sette mesi del 2016 sono state 15.253 le donazioni, a fronte delle 15.492 dello stesso periodo del 2015.

Un calo continuo, se confrontato con i primi sette mesi del 2010, quando le donazioni toccavano quota 17.000.

«Siamo vicini all’emergenza, per il calo progressivo di donatori iniziato nel 2010. Da allora si è perso il 18, 5 per cento delle donazioni, quasi una su cinque – spiega Alessandro Formentini, direttore del Centro trasfusionale provinciale, presso l’Azienda ospedaliero universitaria di Parma – In parallelo però sono calati anche gli utilizzi, grazie al miglioramento delle tecniche terapeutiche e, purtroppo, per il fatto che con la crisi imperante la gente si cura di meno».

«La nostra fortuna è avere associazioni del dono che rispondono bene e hanno consentito di non arrivare mai davvero a condizioni di emergenza» sottolinea il direttore.

Se il sistema di raccolta continua a garantire l’autosufficienza provinciale, il parmense inizia a non inviare più alle regioni bisognose tutte le sacche previste dalle convenzioni siglate: lo scorso anno ne sono mancate 70; nel luglio 2016 siamo già a quota 50.

La crisi delle donazioni quest’anno si evidenzia soprattutto in città, dove si è passati dalle 4.680 dei primi 7 mesi del 2015 alle attuali 4.423.

Un calo significativo se confrontato con le 4.075 donazioni del 2010. Nello stesso periodo in provincia si registrano per il 2016 10.830 donazioni, 18 in più rispetto alle 10.812 del 2015. Ma nel 2010 la provincia esprimeva ben 12.896 donazioni.

Questo calo viene imputato anche alla riorganizzazione della raccolta avvenuta nel 2014 (si persero in pochi mesi circa 600 donazioni), che aveva condotto alla chiusura di 15 piccoli centri di raccolta, soprattutto nelle zone montane, mentre rimanevano aperte le sedi associative.

Una decisione assunta dall’Avis provinciale, dopo l’emanazione delle linee guida nazionali e regionali volte all’adeguamento strutturale dei punti di raccolta comunali, con conseguente riduzione dei costi legati al mantenimento.

Oggi, a due anni di distanza, ci sono zone montane nelle quali la raccolta si è praticamente interrotta, come la Val Parma, dove hanno chiuso Monchio, Lagrimone, Tizzano, Palanzano e Neviano. Nella Val Ceno si dona solo a Varsi, essendo stati chiusi i centri di Bardi, Pellegrino, Bore e Varano. Nella Val Taro sono stati chiusi Tornolo e Compiano e la raccolta si svolge a Bedonia e Borgotaro. In Val Baganza hanno chiuso Calestano e Terenzo, ma si può donare a Felino o Sala Baganza. Nella Bassa parmense invece hanno chiuso Polesine e Pieve Ottoville.

La riorganizzazione ha originato una mozione dei sindaci della provincia, che poco più di un anno fa hanno sottoscritto un documento, nel quale appoggiavano la richiesta delle sezioni Avis locali di mantenere aperti i punti di raccolta, che non ha mai ricevuto risposta.

Insieme alla riorganizzazione dei punti di raccolta, nel parmense è stata introdotta un’ulteriore novità, il metodo della prenotazione della donazione, che per ora rimane comunque facoltativa.

In questo tempo di polemiche e incertezze torna alla ribalta anche la storica rivalità tra Avis e Adas, che condusse al mantenimento del punto di raccolta presso il Centro trasfusionale dell’ospedale Maggiore, nonostante fosse stato creato nel 2009 a San Pancrazio quello che doveva essere l’unico punto prelievi della città, legato ad una sola delle associazioni del dono locale, l’Avis.

Le cifre