Archivio bozze

SCOSSA

Una «frustata» durata 142 secondi

25 agosto 2016, 07:02

Valentino Straser

Morte, devastazione e un bilancio di vittime ancora provvisorio. Il terremoto ha colpito ancora una volta nel cuore della notte. Era già accaduto a L’Aquila il 6 aprile 2009, alle 3,32; nel cuore dell’Emilia il 20 maggio 2012, alle 4,04; e ieri, alle 3,36, con epicentro situato ad Accumoli, nei pressi di Rieti. La violenta scossa, di magnitudo M6 della scala Richter, ha devastato, oltre ai centri del Reatino, una vasta area che abbraccia Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo. La scossa principale, registrata dall’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia alle 3,36, ha continuato a scuotere l’Italia centrale per centoquarantadue interminabili secondi. Il violento sisma si è generato a soli quattro chilometri di profondità, amplificando il suo potere distruttivo. Un'energia, quella liberata dal terremoto, paragonabile a una bomba all’idrogeno. Per avere un termine di paragone, l’energia sviluppata dal movimento tellurico di magnitudo 6 è circa 30 volte maggiore di quella prodotta da uno di magnitudo 5 (come quelle che hanno colpito il Parmense nel 2008 e nel 2012) e circa 1000 volte maggiore di quella prodotta da un terremoto di magnitudo 4, come quello di Carrara del giugno scorso. L’energia liberata nel sottosuolo ha causato una lunga coda di repliche. Sono state oltre 200 i sismi che si sono succeduti in circa 12 ore dalla scossa principale.

L’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia ha registrato settanta terremoti di magnitudo compresa fra M3 e M4, sei i sismi di magnitudo M4 e M5 e due superiori a M5, entrambi a Norcia. Il primo di magnitudo M5.1 alle 4,32, seguito da una nuova bordata un minuto dopo di magnitudo M5.4 che per 112 secondi ha fatto tremare l’Italia centrale e agitare i pennini dei sismografi.

La zona duramente colpita dalle onde telluriche rientra nelle aree considerate ad alto rischio sismico, come ricordano le scarne cronache del 1639 (magnitudo M6.2), del 1646 (magnitudo M5.9) e nel 1703 (magnitudo M6.9), ma anche quelli più recenti dell’Irpinia nel 1980, di magnitudo M6.8, e quello di Umbria e Marche nel 1997, di magnitudo M5.6. Il forte sisma di ieri è stato causato dalle dinamiche geologiche dell’Appennino centrale, ancora in fase evolutiva, lungo una faglia di tipo estensionale: i blocchi della frattura si sono spostati liberando una grande quantità di energia elastica, accumulata nel corso degli anni dallo stress tettonico.

Dopo il violento terremoto e la lunga coda di repliche, non si esclude che la terra continuerà a tremare anche nei prossimi giorni fra Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo. È la storia sismica dell’Italia, da sempre costretta a convivere con i terremoti: da Nord a Sud della «spina dorsale dell’Italia». I sussulti sismici non hanno concesso tregua negli ultimi mesi e, il sisma di magnitudo M2.3 di Berceto dell’altro ieri, ne è una conseguenza.

La storia sismica parmense, invece, non riferisce di terremoti particolarmente distruttivi, se si eccettua quello del giorno di San Valentino nel 1834, di magnitudo stimata circa M5.8, che colpì duramente la Valtaro con danni rilevanti a Borgotaro, Pontolo, Pontremoli e, in parte, anche a Cassio dove caddero i comignoli delle case.