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Differenziata

La caccia al tesoro per l'immondizia

26 agosto 2016, 07:00

La caccia al tesoro per l'immondizia

Luca Pelagatti

«A Parma c'è la raccolta porta a porta con tariffazione puntuale? Ma non scherziamo. Il rudo l'ho portato in giro io per mezza città, la tariffa è quello che ho sprecato in tempo e benzina. E di puntuale ci sono solo i comunicati di un'Amministrazione che ci accusa di essere incivili. Mi spiace ma non è vero: siamo cittadini modello».

Il parmigiano che si sfoga con la «Gazzetta» freme e si accalora: «Sono davvero sconcertato perché mi sono sentito preso in giro». E non vede l'ora di spiegare il motivo.

«Io abito in centro e la plastica, nella mia zona, deve essere messa sul marciapiede il mercoledì tra le 19.30 e le 21. L'altro ieri però sono rientrato tardi dal lavoro e non ho potuto esporlo. “Cose che succedono”, mi sono detto, domani cercherò un'alternativa per non tenermela in casa una settimana. E così ho fatto». Ieri, infatti, l'uomo alle 13.45, ha lasciato l'ufficio e con la propria macchina è andato al parcheggio scambiatore est, poco dopo l'ex Salamini, per smaltire il sacco giallo in una delle quattro Ecostation. «Ho inserito la tessera rilasciata da Iren a mio nome e il display mi ha schifato: “Utenza non disponibile”, ha sancito. Visto che mi arrivano regolarmente le bollette, che la stessa tessera la uso per ritirare i materiali da Iren e che la conservo con la stessa cura di un'icona, alle 13.59 ho chiamato il numero verde per chiedere lumi. L'addetto ha detto non sapere come aiutarmi, ha borbottato di non meglio precisati problemi, e ha consigliato di andare in un'altra stazione: quella della Villetta».

Fastidioso, certo. Ma un guasto ci sta e il parmigiano, ancora pervaso dal sacro fuoco della differenziata spinta, ha ripreso il sacco e ha imboccato la tangenziale arrivando alla seconda Ecostation. Dove però ha rimediato una nuova, virtuale, porta in faccia.

«Il display, ancora, mi ha snobbato con il solito “Utenza non disponibile”. Allora ho ricomposto il numero verde». Erano le 14.12 e l'addetto era sempre lo stesso. Anche le risposte sono apparse simili: a dir poco vaghe. «Ha suggerito che la tessera fosse smagnetizzata e che avrei dovuto chiedere un duplicato, aspettarne la spedizione e nel frattempo trattenere il rudo in casa. A quel punto mi stavo irritando e ho domandato, con cortese fermezza, se non ci fossero alternative, ovvero un posto dove finalmente sgravarmi di quel sacco poco profumato».

Evanescente la risposta dell'addetto: «Non so, chiedo ai miei colleghi di Parma, resti in linea». Così l'utente si è bevuto quattro minuti di piacevole musichetta in attesa di un consiglio finalmente risolutivo. «Quando è tornato in linea ha tagliato corto: “mi spiace, non c'è nulla da fare. La deve tenere sino al prossimo ritiro”».

Da dove rispondesse l'incaricato e perché dovesse chiedere a non meglio precisati colleghi parmigiani non è dato sapere. Quello che è certo è che il nostro concittadino ormai quel sacco giallo l'aveva trasformato in un nemico personale. E quando diventa puntiglio, si sa, si è pronti a tutto.

«Mi è venuto in mente di avere letto che da qualche tempo ci sono in giro per la città dei camioncini che sostano, per brevi periodi nelle strade per raccogliere i sacchi in casi come il mio». Già, ma dove sono? E quando? E, soprattutto, perché il dipendente di Iren non lo aveva suggerito? Misteri della differenziata.

Tuttavia uno smartphone e una frenetica ricerca tra i comunicati stampa pubblicati nella sezione Ambiente del sito internet del Comune ha permesso al parmigiano, ormai incaponito, di trovare una mappa da scaricare. E da li, la caccia al tesoro ha preso tutta un'altra piega. «Ho scoperto che in quella fascia oraria uno di questi mezzi, battezzati Ecowagon, era parcheggiato per mezz'ora in borgo Santo Spirito, all'incrocio con vicolo Grossardi. E mi sono fiondato a cercarlo».

Un camioncino dell'immondizia non è mai particolarmente grazioso. Ma al nostro concittadino è apparso più stiloso di una fuoriserie. «Si, perché finalmente un cortese dipendente di Iren ha preso il mio sacco, lo ha buttato nel cassone e io sono potuto tornare al lavoro». Non prima però di avere guardato l'orologio: dal primo tentativo alla consegna finale del rudo erano passati 46 minuti. E il contachilometri della macchina segnava 18 chilometri in più, bruciati tra la tangenziale, viale Villetta, piazzale Santa Croce e vicolo Grossardi. «In altri termini ho sprecato quasi un'ora di tempo, speso soldi e inquinato l'aria che respiriamo per buttare via un rifiuto. E per un servizio per cui, tra l'altro, pago una tariffa neppure di favore».

Quindi la conclusione: «Ecco perché sostengo che siamo una città di gente a cui dire grazie. Perché sarebbe stato facile mollare tutto nel primo fosso e lavarsene le mani. Allora, per favore non diteci più che siamo incivili. E ripensateci: da riciclare non c'è solo la plastica. Forse, più di tutto, qui c'è un sistema che fa non va».

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