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Lutto

Ermes Pattini, trent'anni nella Croce Rossa

27 agosto 2016, 07:00

Ermes Pattini, trent'anni nella Croce Rossa

Chiara Pozzati

Orgoglioso del suo dna “arioso”, fino all’ultimo ha voluto omaggiare la sua terra. Poco prima che si spegnesse siamo riusciti a fatica a passeggiare nel podere di San Secondo Parmense dove siamo nati. E’ stato il regalo più grande».

Così Claudio Pattini, responsabile della Protezione civile comunale, ricorda il fratello Ermes, che si è spento la scorsa notte a 70 anni. Per oltre 30 anni fiero milite della famiglia della Croce Rossa, Ermes ha lottato per quattro anni contro un male difficile da vincere.

«Eppure anche nei periodi più bui riusciva a infondere coraggio, affetto e speranza. Ha voluto salutare i suoi adorati figli prima di andarsene. Ha affrontato a testa alta le prove difficili della vita».

Siamo abituati a vedere Pattini in trincea e anche in questi giorni sta coordinando i volontari di via del Taglio. Ieri, nonostante il lutto privato, si è presentato negli uffici della Protezione civile come ogni mattina. Ma il groppo d’emozione serra la gola anche a lui che è uomo tutto d’un pezzo. Appassionato agricoltore, Ermes ha imparato i segreti della terra fin da bambino, «quando aiutava il papà con la fronte imperlata di fatica in quel podere di Pedrignano che è stato una scommessa. Amava partecipare alla trebbiatura e, anche se con grande sforzo, l’anno scorso siamo riusciti a esaudire il suo desiderio: abbiamo fatto il salame insieme come quarant’anni fa».

Norcino esperto, padre amorevole, ma soprattutto una vita per gli altri: Ermes ha lavorato per oltre trent’anni come autista soccorritore della Croce Rossa e non si è mai perso un raduno della vecchia guardia: «Partecipava sempre molto volentieri alle reunion dei dipendenti della sua generazione – ricorda con un pizzico d’orgoglio Pattini -. Umile, modesto: era discreto ma presente. Non amava apparire, eppure c’era sempre per chiunque». Insieme Ermes e Claudio. Insieme fino alla fine, durante il calvario della malattia. Pattini è sempre stato al capezzale del fratello.

«Ero il più piccolo, per questo mi chiamava “Tato”. E lo faceva anche oggi, anche se ho quasi sessant’anni». «Abbiamo perso un professionista umile, disponibile e dalla rara sensibilità – gli fa eco Giuseppe Zammarchi, al timone della Cri di Parma - . E in questo momento di dolore ci stringiamo alla famiglia Pattini». Tanti hanno partecipato al rosario di ieri sera nella parrocchia di San Giacomo a Bogolese. La messa per l’ultimo saluto, sempre nella medesima parrocchia, verrà celebrata oggi alle 15. Il feretro lascerà la camera mortuaria dell’Ospedale alle 14, 30. Ermes lascia la moglie Renata, i figli Laura e Luigi, il nipote Alessandro e i fratelli Claudio, Remo e Luciana.