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C'era una volta via Saffi

29 agosto 2016, 07:00

C'era una volta via Saffi

Lorenzo Sartorio

Via Saffi era la strada maestra di un gruppo di vie che, da questa, si dipanavano. Il suo raggio d'azione arrivava fino a San Giovanni e a barriera Repubblica. Ma borgo Retto, borgo Torto, via Dalmazia, borgo Colonne, via del Prato, borgo Carissimi, viale Mentana, borgo Valorio erano tutti figli di via Saffi come pure via Trieste e via Toscana, che rappresentavano la «campagna» di via Saffi. Tra via Trieste e via Toscana c'era la sede ed i bomboloni dell'Ametag. Poi, tra viale Fratti e viale Mentana, vi era barriera Saffi (oggi Piazzale Allende) dove sorgeva, in estate, il baracchino delle cocomere, quello dei formaggi, la fontana ed altri occasionali ambulanti che spesso sostavano in questo largo prato dotato di panchine. Un mondo piccolo, una città nella città la zona di via Saffi che, soprattutto grazie alla preziosa testimonianza di uno storico residente, il geologo Albino Calori, cerchiamo ora di raccontare. In via Saffi c'era ogni genere di negozi (dal pescivendolo al rottamaio, dall'autonoleggio ai bagni pubblici, dallo stagnino al fumista, le osterie) ed anche ogni genere di scuola (asilo, elementari, medie, avviamento professionale, liceo), ogni genere di collegio (Salesiani, Suore, Mutilatini), una chiesa, un grande centro di aggregazione (l'OR.SA.), una casa di tolleranza e la Gazzetta di Parma. Ma il cuore pulsante di via Saffi era il bottaio Mescoli. A pochi metri dalla bottega del bottaio c'era l'ambulatorio di colui che fu il faro di via Saffi: il dottor Vero Pellegrini medico per vocazione e per cuore. Sempre vicino a Mescoli, la bottega del ''lustrón'' Ghiretti con il fedele aiutante Giuseppe Levacher. E poi i personaggi di questa strada: il signor Dante Pezzani, titolare dell'omonimo e frequentatissimo negozio di biancheria- abbigliamento, il mite e cortesissimo droghiere Ercole Pelosi, la ''Lulù'' Bertoli, amabile sentinella di borgo del Correggio e strada Saffi che vegliava dalla finestrella della sua casetta posta all'angolo tra le due strade. Mescoli (nessuno l'ha mai chiamato ''signor Mescoli'') era il vero padrone di quel pezzo di via Saffi situato davanti a Piazzale San Benedetto. Quando posero le paline per le fermate dell'autobus n.8, una, era programmata davanti al suo magazzino, dinanzi al quale - perennemente - erano ammonticchiate botti, carri e roba varia in vendita. Gli dissero di spostare tutta quella roba perché dovevano installare la palina. Mescoli squadrò i messi comunali da capo a piedi, masticò ancora a lungo una liquirizia filiforme che gli aveva ormai indorato gli angoli della bocca e disse calmo : «mo gnan pr'idea». Da Mescoli venivano clienti da ogni dove. Dai borghi vicini come dai paesi della provincia. Frequentatore abituale era Vasco, che aveva un negozio di scarpe e che sapeva tutto degli abitanti del quartiere. Quando si entrava nella sua bottega, faceva scegliere le calzature al cliente, faceva allontanare sua moglie e poi fissava il prezzo a seconda delle possibilità di ciascuno. Suo figlio giocò mezz'ala di punta nel Parma divenendo ben presto un idolo per commesse di Pezzani. «D'estate - racconta Calori - andavo a fare la campagna dei pomodori a Valera, nello stabilimento dei Fratelli Carra. Un giorno che ero al lavaggio delle botti, passò di lì un proprietario e si complimentò per la cura con cui facevo il lavoro. ''Dove hai imparato a pulirle così bene?'' mi chiese. ''Abito vicino a Mescoli'' risposi io. Una pacca sulla spalla e un sorridente ''bravo!'' fu il suo gesto di approvazione». Tra via Saffi e l'Eridania di via Toscana (prima della costruzione delle attuali scuole) c'erano le «montagnole», dove i ragazzi andavano a correre e a giocare: erano cumuli di scarti di bietole mescolati a terriccio. Li attraversavano per fare scorribande nei frutteti di via Toscana. L'orto di borgo Carissimi era una lunga e larga fascia adiacente a via Del Prato che arrivava quasi in viale Mentana (via Emilio Casa era allora una strada mozza). Faceva parte degli orti di proprietà dalla seicentesca famiglia Carissimi, che poi si imparentò con i Pallavicino. L'OR.SA. (Oratorio Salesiano) era una stupenda entità nel quadro delle realtà giovanili: squadre di calcio e di baseball (Stefano Manzini, il più grande giocatore europeo, è nato qui), compagnia dialettale (Enrico Maletti e Ivo Campanini sono nati qui). La «Marcia della Fede», che ogni anno si faceva da Parma per raggiungere il Santuario di Fontanellato, partiva da via Saffi. Solo per questa occasione, Mescoli, tirava dentro i suoi carri per lasciar libera la strada alla fiumana di gente. Nel 1960, l'«OR.SA» realizzò un carro mascherato in occasione la sfilata cittadina di Carnevale. Vinse la competizione con Mario Capelli grazie ad un carro agricolo adattato da suo padre, titolare dell'officina di viale Mentana. Una volta, poi, un parroco di San Benedetto e un direttore dell'Oratorio Salesiano fecero una scazzottata come Peppone e Don Camillo. Alla fine, si salutarono dicendo: «Quando ne vuoi un'altra razione, non fai che chiamarmi». Li chiamò il giorno dopo il direttore dell'Istituto. Vennero trasferiti lontano, in Lombardia, naturalmente in posti differenti.

Da Mescoli si fermavano molti contadini. Era quasi una fermata d'obbligo quando, nei giorni di mercato, giungevano in città per comperare qualcosa. Arrivavano alla mattina presto, lasciavano da Capelli, in viale Mentana, il trattore che doveva essere riparato. Altra tappa era la bottega dei gemelli Bertini, in borgo Retto, per affilare le lame dei loro attrezzi. Da Mescoli, però, trovavano sempre un magazzino fornitissimo. Un martello che «canta», una botte che è una «melodìa», un rastrello «che tiene lontano il mal di schiena». Quando in via Saffi arrivò la banca, un «pajzàn» vi si affacciò e chiese: «vu cò vendiv ?». «Al testi d'äson» fu l'ironica risposta. «A n'i vindù bombèn?» «A ghé restè pù che la sovva» concluse ridendo «al pajzàn». E poi le famose osterie della zona. In via Saffi regnava l'osteria «Belina», un tempo gestita da Giuseppina e dal fratello « Dado». Sotto il bersò, in estate, gli avventori potevano gustare una spalla cotta calda da sogno, bere un bicchiere di quello buono e fare anche una partita a bocce. Nell'osteria di «Angelo», sempre in via Saffi, proprio davanti al negozio di abbigliamento- maglieria Pezzani, si mesceva una profumata malvasia piacentina che rinfrescava l'ugola dei numerosi coristi che la frequentavano. In borgo Pipa era ubicata un'altra osteria all'ombra del campanile del monastero di San Giovanni, mentre, in borgo del Correggio, non si poteva non gustare, nell'osteria di «Quinto Re», il suo singolare menù a base di «bali äd tor», «rognón trifolè»,«buzéca». Tutta roba di prima qualità apprezzatissima da «paradór e i tripär» del vicino macello come «Gaväl» e soci. In borgo delle Colonne, angolo con borgo della Pace, l'osteria «Modugno», ora «Rangón». Un mondo che non c'è più. Sparito. Ma rimasto nella memoria.

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