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San Leonardo

Il Parco di via Verona sprofonda nel degrado

29 agosto 2016, 07:03

Chiara Pozzati

Bottiglie di birra abbandonate sotto le panchine. Plastica e cartacce a punteggiare il prato spelacchiato. E ancora cestini traboccanti di rifiuti, di cui alcuni sono fin troppo facili da individuare: sacchetti colmi arrivati direttamente dalle case. Benvenuti nel Parco dei mulini che si spalma tra via Bologna e via Verona, ennesima carrellata di un San Leonardo che annaspa tra inciviltà e peggio.

Già, perché insieme al ciarpame non manca la presenza inquietante di spacciatori che si stravacca sulle sedute all’ombra. E, vergogna nella vergogna, siamo a un passo dall’ingresso del Centro socio sanitario «Vilma Preti», dove si trovano alcuni uffici dei servizi sociali e ambulatori dell’Ausl.

Un avamposto di speranza per molti, che dovrebbe essere ancor più tutelato visti i trascorsi delicati e di sofferenza vissuti da alcuni frequentatori. I rifiuti che lordano il parco non hanno nazionalità. Chi ha buttato per terra il pacchetto vuoto delle sigarette, chi ha disseminato qua e là bottigliette di plastica, chi ha stipato nei cestini da città gli scarti di casa e chi le bottiglie di birra vicino gli alberi.

I lordatori, nel sentire comune, non sono sempre una categoria ben precisa. Un discorso ben diverso è per i venditori di sballo e le facce poco raccomandabili che bazzicano nel tardo pomeriggio, ma anche prima.

«Certo, non ci vuole fantasia per capire chi sono: si tratta dei pusher nigeriani che fanno gli “straordinari” di notte e forse vengono qui a riposarsi – sbotta una signora che “per principio” non siede mai sulle panchine -. Hanno le loro biciclette sempre a fianco, fanno lunghe telefonate e sbraitano tra loro. Salvo poi sciamare via appena sentono puzza di bruciato».

Già, ieri mattina addirittura un giovane dalla pelle d’ebano ha fatto capolino nel cuore di San Leonardo alle undici e mezza: «Dev’essere un tipo mattiniero rispetto ai colleghi» ti sussurrano con ironia amara.

Tipica aria circospetta, lo spacciatore passa circa un’ora al telefono a parlare con chissà chi, squadrando i passanti con aria annoiata. Ecco l’ennesima fotografia di un quartiere in agonia.

«Ci sono poi anche gli ubriachi – prosegue un pensionato che tenta di smorzare la rabbia abbassando la voce -. Gruppi di uomini dall’accento marcatamente dell’Est, che si presentano qui direttamente muniti di bottiglie. Succede più che altro al pomeriggio e li trovi tutti i giorni».

A volte di più, a volte di meno. Certo è che nel pensiero di tutti questo rimane uno degli squallidi angoli di miseria e abbrutimento che balzano all’occhio anche per l’incuria.

«Gli alberi sono stati sfrondati da settimane, ma i cumuli di rami e foglie secche spiccano ancora a terra. Come se a nessuno interessasse poi molto raccoglierli – rimarcano i residenti -. E’ chiaramente una zona abbandonata a se stessa».

Ma l’intervento del Comune? «Dopo mesi di segnalazioni e preghiere qualcuno viene a ripulire – sbottano -. Ma non serve a niente perché dopo 24 ore si ricomincia da capo. In compenso di vigili non ne abbiamo mai visti da queste parti».