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Usato, buono e sconti contro il caro libri

29 agosto 2016, 07:02

Usato, buono e sconti contro il caro libri

Carla Giazzi

C'è la fila, in questi giorni, nelle librerie che vendono testi per la scuola. Sarà così fino al 15 settembre, giorno della prima campanella. E le famiglie mettono mano al portafoglio, preparandosi a sostenere un costo ragguardevole. Per i libri, ma non solo.

Oltre ai manuali, infatti, ci sono da aggiungere alla lista della spesa dizionari, zaino, astuccio, diario, cancelleria. In particolare, sono le famiglie con figli che andranno in prima media, prima superiore, e terza in certe scuole, a dover pagare i prezzi più alti. E sono sempre di più quelle che scelgono il libro usato.

I «primini» delle superiori saranno, in previsione, 4.266. A Parma i costi dei libri vanno, mediamente, dai 250 ai 350 in prima superiore; in prima media oscillano tra 250 e 290. A cui si somma un centinaio di euro per gli «accessori».

E senza dimenticare i dizionari: se alle medie, dicono gli addetti ai lavori, è sufficiente, per italiano e le lingue straniere, un formato con un prezzo che non supera i 32 euro, alle superiori si parte dai 66 dei vocabolari di italiano e lingue per arrivare ai 118 di quello di greco.

Il ministero dell'Istruzione tutti gli anni fissa i tetti di spesa che le scuole non possono sforare nell'adozione dei libri (sono i collegi dei docenti ad adottare i testi). Questi limiti sono rimasti invariati dall'anno scolastico 2012/2013. Nel 2014/2015 il Miur ha previsto l'abbassamento del limite di spesa del 10 per cento, in determinati casi, per prime medie, prime e terze superiori e lo ha riconfermato per il prossimo anno scolastico. Le scuole hanno la possibilità, poi, di superare il tetto di non oltre il 10 per cento: le delibere di adozione dei testi scolastici devono, allora, essere approvate dal consiglio di istituto.

Le scuole di Parma, dice William Quattromini, socio della libreria Tuttolibri di via Bernini, sono attente a questi limiti. Ma il libro usato, che viene venduto al 50 per cento del prezzo di copertina e fa spendere la metà, è richiestissimo, confermano anche alla Galleria del libro e alla Universitas.

«Non sempre si riesce a soddisfare la domanda - aggiunge Quattromini - È più difficile per le lingue, dove gli esercizi vengono fatti sui testi. Se un libro è troppo sottolineato, poi, un altro studente fatica a servirsene. Noi, se possibile, consigliamo il nuovo per gli alunni di prima media: affrontano un mondo molto diverso dalle elementari e tanti libri, che alle medie vengono usati per tre anni, quando sono di seconda mano possono essere usurati».

Librerie specializzate, siti on line, super e ipermercati, edicole: «I libri scolastici ormai si trovano dappertutto e li si acquista dov'è più comodo e conveniente: on line con sconti e senza spese di spedizione, nei supermercati con ribassi e buoni che un negozio non si può permettere; in libreria il valore aggiunto sta nel servizio professionale e continuativo su tutto l'anno». Parla così Davide Scilabra, responsabile della libreria Universitas di vicolo Grossardi, che tratta molto l'usato in conto vendita. «Per aiutare le famiglie a recuperarlo, è importante che le scuole non cambino i testi con troppa frequenza».

Nella grande distribuzione, Coop Alleanza 3.0 dà la possibilità, fino al 2 ottobre, di prenotare on line e di persona in alcuni punti vendita (supermercato Montanara e via Gramsci, ipercoop Eurosia e Centro Torri) i testi scolastici, nuovi e non, ottenendo sconti e, in aggiunta per i soci, buoni spesa. Nella cancelleria propone kit convenienza che non superano i 20 euro.

Ogni libreria affina le sue proposte per fidelizzare i clienti: dagli sconti in cassa, ai buoni in libro o negli altri articoli trattati. Da un paio d'anni, la clientela «scolastica» della Galleria del libro di viale Fratti si è assestata, perché, spiega il titolare Gian Maria Zanoni, «quando ti indirizzi verso l'usato, come fa la maggioranza dei nostri clienti, preferisci vederlo, ma negli anni precedenti è diminuita, “rubata” da on line e grande distribuzione». E butta lì una provocazione: «I libri di testo hanno un costo, certo. Ma, forse, siamo così abituati a considerare la cultura un diritto, e non un bene, che ci sembra sempre troppo quando la dobbiamo pagare».

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