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Olimpiadi

Montali: «Bravi gli azzurri»

30 agosto 2016, 07:00

Montali: «Bravi gli azzurri»

Paolo Emilio Pacciani

La medaglia d'argento conquistata dalla nazionale maschile di pallavolo a Rio non è una novità per il palmares azzurro. Già nel 2004, ad Atene, l'Italia arrivò sul secondo gradino del podio. Alla sua guida c'era un allenatore parmigiano, Gian Paolo Montali.

«Vero - conferma Montali- , ma ci tengo a precisare che l'ultima volta che l'Italia ha vinto una medaglia d'oro è stata agli Europei di Roma nel 2006. E anche allora l'allenatore ero io».

Quali analogie ci sono fra il suo argento e quello di Blengini?

«Pochissime. Sono due Olimpiadi completamente diverse, cosi come completamente diverse sono erano sia l'Italia che il Brasile di allora. Noi eravamo la “Banda Bassotti”, una squadra esperta ma che fece un vero e proprio miracolo a vincere la semifinale contro la Russia, che nel girone di qualificazione ci aveva spazzato via per 3-0. Il Brasile invece era forse la squadra più forte di sempre. L'Italia di oggi è una squadra di giovani dall'enorme talento con una prospettiva fantastica per il futuro ma con meno esperienza, mentre il Brasile è forse la squadra meno forte che i verdeoro potevano schierare negli ultimi vent'anni».

In finale però non c'è stata storia...

«Peccato, peccato davvero. Purtroppo noi abbiamo giocato la partita peggiore del torneo, abbiamo giocato sotto tono. Credo che mai come quest'anno siamo andati vicini a vincere le Olimpiadi, l'unico traguardo che ancora ci manca. Purtroppo abbiamo pagato la pressione proprio nel momento decisivo dopo aver disputato un torneo fantastico».

In squadra c'era anche il parmigiano Vettori, ma ha avuto pochissimo spazio.

«L'anno scorso avevo un incarico per la Dhl e l'ho seguito spesso a Modena. Ha disputato una stagione fantastica e mi aspettavo di vederlo titolare anche in Nazionale. Invece è stata fatta la scelta di far giocare Zaitsev opposto e questo lo ha relegato in panchina. Una scelta che si è dimostrata vincente perché ha fatto cose incredibili. Non mi è mai capitato in carriera di vedere un giocatore andare in battuta sul 19-23 e fare cinque punti consecutivi come ha fatto lui. La vera grande scommessa sarebbe stata di farlo giocare schiacciatore con Jantorena e mettere Vettori opposto. Non avremo mai la controprova di come sarebbe andata. Chissà, forse questa potrebbe essere la soluzione del futuro».

Queste sono state anche le Olimpiadi del beach volley per l'Italia, grazie all'argento di Lupo e Nicolai.

«Il beach mi è sempre piaciuto moltissimo e piace moltissimo alla gente. E' molto spettacolare e si gioca in posti incredibili. Copacabana è il tempio mondiale del beach ma anche a Londra era risultato l'evento più richiesto dal pubblico. Impossibile trovare un biglietto. I due ragazzi sono stati molto bravi e solo in finale hanno pagato le condizioni, anche meteorologiche, molto particolari. Hanno dato lustro a una disciplina meno conosciuta in Italia ma che cresce ogni anno di più».

A Rio, dopo più di cento anni, il golf ha fatto il suo ritorno alle Olimpiadi. Lei è il capo del progetto Ryder Cup 2022, la sfida fra Europa e Stati Uniti che fra sei anni sarà disputata a Roma. Che bilancio può fare di questo ritorno?

«Siamo stati molto criticati, come movimento, per le tante assenze fra i primi giocatori del ranking mondiale, per i rifiuti pretestuosi di venire a giocare a Rio. Direi che non abbiamo dato una bella immagine. Ma la stessa cosa era successa con il tennis nei primi anni. Secondo me già a Tokyo tutti i migliori golfisti del mondo verranno perché capiranno sempre di più cosa vuol dire giocare un'Olimpiade».

La partecipazione degli italiani non è stata coronata da risultati soddisfacenti.

«Vero. Non siamo andati bene ma i ragazzi si sono impegnati moltissimo e hanno dato quello che potevano. Manassero è in grande recupero. E' un grandissimo talento che ha già vinto e che sono certo tornerà presto a giocare per la vittoria. Lo aspettiamo tutti, già a partire dall'Open d'Italia a Monza dal 15 al 18 settembre. Per le ragazze c'erano minori aspettative perché il field era qualitativamente più forte rispetto a quello maschile visto che sono venute tutte le giocatrici più forti del mondo, ciò nonostante potevano fare meglio. Comunque voglio sottolineare che avere giocatori professionisti di successo è una condizione indispensabile per lo sviluppo del golf in Italia».

Il 2022 sembra lontanissimo. E' così?

«Niente affatto, è proprio dietro l'angolo. Il progetto Ryder Cup infatti inizia già con l'Open d'Italia di Monza, che avrà un montepremi di 3 milioni di euro, e proseguirà fino al 2027 con l'organizzazione di ben undici Open d'Italia con un montepremi da 7 milioni, una cifra che attirerà tutti i migliori giocatori del mondo. Già quest'anno ci saranno quasi tutti i migliori d'Europa e dal prossimo arriveranno anche i migliori americani. E' uno sforzo organizzativo e politico importantissimo sul quale sto lavorando molto».

Di cosa si è occupato in questi cinque mesi da quando è stato nominato a capo del progetto?

«Ho cercato di capire come gestire la macchina organizzativa in base alle richieste degli inglesi, che sono i proprietari del marchio Ryder Cup. C'è da gestire un budget molto importante. E poi ho lavorato molto con il governo Renzi. E' stato un lavoro molto politico. Se la Ryder Cup è stata affidata all'Italia è perché il presidente Chimenti è riuscito in un'impresa impensabile proprio coinvolgendo nel progetto il governo italiano. La sua garanzia è fondamentale. Entro la fine dell'anno avremo sistemato tutte le componenti politiche e quelle relative al budget».

Del comitato organizzatore fa parte un altro parmigiano, Guido Barilla. Qual è il suo compito?

«Guido è un opinion leader all'interno del comitato ed è il mio punto di riferimento. Ci confrontiamo spesso su tutte le decisioni da prendere relativamente al futuro del golf».

Fra poco più di due settimane, come anticipava, ci sarà l'Open d'Italia a Monza. Cosa si aspetta da questo evento?

«Abbiamo delle aspettative molto alte. L'anno scorso l'organizzazione è stata impeccabile e vogliamo fare ancora meglio. Lo spettacolo non sarà solo nella gara in sè ma in tutto quello che la circonderà. Sarà un evento per tutte le famiglie, che coinvolgerà anche i bambini. Ci saranno giocatori di primissimo piano, con un field incredibile per cui lo spettacolo è assicurato».

Subito dopo, a fine settembre, ci sarà la Ryder Cup in America.

«E io sarò sul volo che porterà la squadra europea negli Usa e vivrò tutta la settimana insieme a loro. Sarà importante confrontarsi con gli organizzatori americani, così come lo sarà fra due anni farlo con i francesi che ospiteranno la Ryder Cup a Parigi nel 2018. Sono stato all'Open di Francia, che si gioca sullo stesso campo che ospiterà la Ryder, e mi sono reso conto di tante cose».

Nel cassetto c'è un doppio evento per lanciare la Ryder Italiana, vero?

«Sì, avevamo organizzato per il 26 agosto una apertura simbolica del nostro viaggio con un evento in cima al Monte Bianco e uno successivo a ottobre a Lampedusa, ma la tragedia del terremoto ci ha indotto a rinviare il tutto alla primavera del 2017. Questo non è il momento per celebrare e festeggiare. Lo faremo più avanti».

Un'ultima domanda: lei oltre che per lavoro è golfista anche per passione. Da quando ha avuto questo incarico quanti giri di golf è riuscito a fare?

«Nessuno. Io sono molto professionale e non riesco a mischiare il lavoro con il divertimento. In questi mesi sono stato invitato da chiunque e dappertutto. Avrei potuto giocare con tutti i più grandi campioni del mondo, ma ho rifiutato. Però una cosa gliela devo confessare: di nascosto quando posso faccio una scappata in campo pratica per allenarmi...».

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