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LEGA PRO

Parma, le prime difficoltà

30 agosto 2016, 07:00

Parma, le prime difficoltà

Paolo Grossi

Partenza lenta, quella del Parma in questa stagione. Le analisi del calcio di agosto sono scritte sulla sabbia, ma d'altra parte si commenta quel che si vede e quel che il Parma ci ha fatto vedere in agosto non ci è piaciuto. Partiamo pure dalle attenuanti, che sono tante e tutte plausibili. La formazione è largamente rinnovata, come imponeva la necessità di puntare subito a salire di categoria. Il canovaccio tattico per di più è cambiato. Dal 4-2-3-1 con cui la squadra ha prevalentemente giocato nella scorsa stagione, si è passati al 3-5-2, lo stesso del Parma di Scala negli anni '90. Poi mettiamoci la preparazione, il caldo, i palloni diversi, il mercato aperto. Dovremmo aver detto tutto per questo piatto della bilancia.

Sull'altro per ora gli argomenti sembrano più pesanti: c'è una struttura che, dalla proprietà al magazziniere, potrebbe tranquillamente figurare in serie A. Centro sportivo all'avanguardia, staff tecnico numeroso e qualificato, staff medico e fisioterapico preparato e competente, uffici stampa e marketing. E' rimasta, anche dopo lo sprofondamento tra i dilettanti, l'impronta del professionismo. Non manca niente rispetto a realtà più altolocate.

Il topolino

Tutto questo potrà certamente aiutare, anzi, siamo sicuri che lo farà, la rincorsa alla serie B. Ma è un fatto che sinora la montagna ha partorito un topolino. Fuori dalla Coppa Italia su un campo dove bastava pareggiare mentre domenica l'Alessandria ci ha vinto, sabato a Modena, contro una formazione con l'acqua alla gola, depauperata dal mercato e imbottita di giovani, uno 0-0 che stava più stretto ai canarini che ai crociati. E non è che, com'è successo al Pordenone contro il Gubbio, per fare un esempio, i crociati siano stati fermati dalle parate del portiere avversario, o dalla sfortuna. No, la squadra ha mostrato poco gioco, poca gamba, poca fame. Poi magari fra due settimane potremo scrivere che fa strabiliare, ma per ora è così.

Se togliamo la prima sfida con il Piacenza al Tardini, nelle successive tre, compresa l'amichevole con l'Alessandria, non è arrivato un gol su azione. E rare sono state le occasioni create. Molti tifosi già puntano il dito contro Apolloni, vuoi per il sistema di gioco adottato, vuoi per il vezzo di schierare vari giocatori in posizioni inedite. La realtà è che mettere in discussione un tecnico in agosto non si può, neanche se si deve vincere il campionato. Sarebbe francamente ridicolo. L'allenatore deve aver tempo di lavorare su una rosa importante e largamente rinnovata come quella di quest'anno. E anche di imboccare strade e poi tornare indietro se si accorge che non portano dove vorrebbe. Però si possono, e verrebbe quasi da dire si devono, discutere le scelte all'apparenza meno condivisibili.

Sistemi e posizioni

Tra queste non c'è il sistema di gioco perché la storia ha mostrato che anche il 3-5-2 può essere vincente, eccome. Perché funzioni bene però dev'esserci un concorso di fattori che non s'è ancora visto. La posizione degli esterni non deve mai essere troppo arretrata, e a Modena lo era, perché altrimenti la squadra si fa schiacciare e fatica a ripartire. I centrocampisti devono avere la gamba per pressare in fase difensiva e buttarsi negli spazi in quella offensiva. I movimenti sincronizzati di chi si propone senza palla devono consentire ai difensori di essere i primi registi e impostare l'azione dal basso eludendo la pressione avversaria. Niente di tutto questo si è visto, e quindi per ora non serve spostare Lucarelli a sinistra, o schierare Giorgino in difesa. Lo schema preferito è la palla lunga per la torre di Evacuo o Nocciolini, con l'altra punta che cerca di governare l'eventuale spizzata.

L'anno scorso la difesa a quattro era dettata anche e soprattutto dalla necessità di destinare alle fasce gli under. Tanti però giocano a quattro anche in Lega Pro con risultati soddisfacenti e un ritorno all'antico è una possibilità che va curata, anche a gara in corso.

Duttilità

La girandola di posizioni a cui sono costretti alcuni giocatori resta per molti versi un mistero. E' una strategia da apprezzare nei settori giovanili, ma a questi livelli, e per di più con l'impellente necessità di vincere, appare a dir poco superflua. Immaginiamo l'entusiasmo con cui Giorgino possa fare il difensore, o Melandri il centrocampista. Diverso il discorso di Mazzocchi, che come esterno a tutta fascia, potendo partire più dietro e quindi meno condizionato dalle marcature, può diventare devastante. Ovviamente quando andrà in campo.

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