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SARZANA

Rizzolatti al Festival della mente

30 agosto 2016, 07:00

Rizzolatti al Festival della mente

Chiara Cabassi

«Voglio spazio per cantare crescere, errare saltare il fosso, della divina sapienza». Spazio nei versi di Alda Merini. Spazio che richiama le necessità sociali, le recenti scoperte interstellari, i luoghi geometrici e architettonici, lo spazio chiesto dai migranti. Lo Spazio verrà indagato nella XIII edizione del Festival della mente di Sarzana. Su il sipario venerdì alle 17,45 in 13 location di uno dei borghi più felici d'Italia. Con l'aiuto di 500 giovani volontari delle scuole superiori e 100 studenti universitari in scena 91 ospiti per 61 incontri (biglietti dai 3 ai 7 euro) fino a domenica. Beniamini della rassegna come lo storico Alessandro Barbero (che offrirà tre contributi sugli spazi delle guerre d'indipendenza), Paolo Rumiz che ripercorrerà la memoria di parole, immagini e suoni di uno spazio di cammino antico come la Via Appia esplorato con il regista reggiano Alessandro Scillitani e il matematico impertinente Piergiorgio Odifreddi sullo spazio della stupidità. Grandi big come il filosofo Salvatore Veca cui è lasciata la lezione inaugurale dal titolo «un'idea di spazio pubblico», o la sociologa Chiara Saraceno sul tema dei confini delle famiglie, spazio relazionale, affettivo, collettivo e privato, oggi più che mai mutevole, che si collega all'intervento del saggista Marco Belpoliti sul tema dello spazio più intimo: la casa. Nomi internazionali come lo scrittore Johnatan Safran Foer che rifletterà sui luoghi cui sentiamo di appartenere in un mondo globalizzato che ha abbattuto confini e distanze, mentre il sociologo francese Dominique Cardon sonderà come il mondo digitale raccoglie le nostre tracce in rete, come i suoi calcoli orientino sempre più la nostra vita. Nel solco della tradizione di un festival che vanta la direzione scientifica di Gustavo Pietropolli Charmet, la direzione artistica della giornalista Benedetta Marietti la creatività è guardata anche con gli occhi della scienza. Guido Tonelli, fisico Cern, racconterà la nascita dello spazio e del tempo. L'immunologo Alberto Mantovani, il ricercatore italiano più citato nella letteratura scientifica internazionale, analizzerà le connessioni tra sistema immunitario e sistema nervoso centrale. L'astrofisico Giovanni Bignami aggiornerà il pubblico sulle ultime scoperte che tentano di rispondere ad una domanda antica: «siamo soli nell'universo?». Da Parma, arriverà a Sarzana, anche Giacomo Rizzolatti. Il neuroscienziato in conversazione con il giornalista Antonio Gnoli spiegherà le sue innovative scoperte sullo spazio della mente. Secondo alcuni le sue teorie azzerano la differenza tra ragione ed emozione in quello spazio segreto che è il nostro cervello. Gnoli e Rizzolatti sono legati da un libro, edito da Rizzoli, che uscirà proprio nei giorni del Festival: In te mi specchio. «Ho conosciuto Gnoli per un'intervista. L'esito delle nostre chiacchierate è così piaciuto che ci hanno chiesto di approfondire e di pensare ad un libro. Gnoli, che di formazione è un filosofo, si confronta con il mio lavoro, non solo lo racconta. Siamo partiti dalla storia, da quel gruppo di lavoro nei sotterranei di fisiologia di via Gramsci che via via si è allargato alla comunità scientifica internazionale. Ma è anche un confronto su un'idea di società. La scoperta delle cellule specchio ha influenzato l'idea di evoluzione dell'homo sapiens. Le scimmie non imitano, o imitano molto male. Noi seguiamo l'assunto della grammatica generativa di Chomsky che pensa al cervello di un neonato come ad una tabula rasa. Il bambino mette nel suo linguaggio ricordi di ciò che ha ascoltato e ipotesi nuove. L'approvazione del mondo che lo circonda, le reazioni altrui gli danno conferma di quanto prodotto, lo gratificano o meno, costruendo il suo bagaglio di espressione. Siamo una società “empatica” che accresce i propri output in base alle reazioni degli altri». Al professor Rizzolatti è lasciato il finale del Festival: domenica 4 settembre, alle 17,30 nella piazza centrale di Sarzana. Racconterà l'anatomia di una scoperta straordinaria (nel 2014 gli è stato conferito dalla principessa Mary di Danimarca il Brain Prize, premio di un milione di euro per ricerche sul cervello, che ha devoluto in parte al Dipartimento di Neuroscienze). «Quando ci sono occasioni come questa - conclude Rizzolatti - , alle persone piace soprattutto quando si parla di “basi neurali di empatia”. Una teoria che dice che il sentire dell'altro entra dentro di noi, che soffriamo insieme. E' un messaggio che va al di là del suo contenuto scientifico. E' un meccanismo che non vuol dire affatto che siamo tutti buoni, ma che nello spazio in cui viviamo non siamo soli”».

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