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Il vicepresidente dell'Ance

Buia: «Non ripetiamo gli errori del passato»

02 settembre 2016, 07:00

Buia: «Non ripetiamo gli errori del passato»

Gabriele Grasselli

«Adesso è davvero ora di smetterla di scherzare con la vita delle persone. Nonostante tutte le tragedie che abbiamo vissuto e stiamo vivendo, in Italia non abbiamo mai avuto la capacità di creare un sistema serio, ponderato, programmato per la messa in sicurezza degli edifici. Questa deve essere la volta buona»: Gabriele Buia sfoglia grafici e prospetti, illustra le cifre, analizza i dati ma preferisce chiarire i concetti che più immediatamente possano essere percepiti dai cittadini in questi giorni atterriti da notizie e immagini in arrivo da Amatrice, la nuova città martire, e i suoi disgraziati satelliti.

Il vicepresidente nazionale dell'Ance, l'associazione dei costruttori edili, invita tutti, a cominciare dai politici, a «voltare pagina. Altrimenti continueremo a intervenire sull'emergenza, moltiplicando i costi ma azzerando le possibilità di evitare disastri evitabili e di non dover contare i morti».

La realtà dell'Italia è durissima ma va accettata: le aree a elevato rischio sismico (la fascia appenninica e il Sud) sono circa il 44 per cento della superficie nazionale e interessano 2.893 comuni, il 36 per cento del totale. Un italiano su tre, dunque, vive in una zona di potenziale pericolo: 22 milioni di persone, 8 milioni e mezzo di famiglie abitano in un territorio che tutti i giorni scommette sul suo futuro e su cui insistono 5 milioni e mezzo di edifici fra residenziali e non residenziali. Tutto questo in un ambito generale comunque più che allarmante: in Italia il 53,7 per cento delle abitazioni è stato costruito prima del 1970. Si tratta quindi di un patrimonio edilizio vetusto, edificato in ogni caso prima dell'entrata in vigore della normativa antisismica, datata 1974.

E le scuole? E gli ospedali? Il patrimonio a esclusivo o prevalente uso scolastico è antiquatissimo (un esempio: un edificio su 10 è stato realizzato prima del 1919). Oltre 24mila istituti (il 37 per cento) si trovano in aree ad elevato rischio sismico. In queste stesse aree ci sono 1.822 ospedali.

Dopo Amatrice, Accumoli, Pescara del Tronto e gli altri paesi catapultati alla ribalta triste del post terremoto ancora una volta si tirano somme e si accatastano rimpianti: «Il costo dei danni provocati in Italia da calamità naturali dal 1944 a oggi - dice Buia - è pari a 242,5 miliardi di euro: 181 miliardi, il 75 per cento del totale riguarda i terremoti». Eppure è come se fossimo sempre al palo. Ogni volta, a ogni catastrofe. «Sì, perché tutti questi soldi sono stati spesi male e senza una efficace programmaticità». Ci vuole un piano: «E' il nostro obiettivo. Occorre sviluppare un sistema rapido per mettere in sicurezza le abitazioni civili, gli alberghi, gli uffici, le fabbriche, gli ospedali, le scuole, le caserme, un piano dotato di risorse certe e stabili che permetta di intervenire subito nelle zone più pericolose, quelle catalogate come zone 1 e 2 della classificazione sismica».

Perché se è vero - è il ragionamento di Buia - che spingere sulla riqualificazione energetica è giusto, è altrettanto vero che se gli immobili non vengono sottoposti ad adeguamenti antisismici tutto il resto conta poco. Ma un privato cosa può fare? L'Ance vorrebbe che gli si desse la possibilità di realizzare interventi di adeguamento sismico tramite detrazioni di imposta che permettano la messa in sicurezza di interi edifici recuperando una quota, il 65 per cento, dei costi sostenuti possibilmente in un periodo anche più breve per chi ha capienza rispetto ai 10 anni previsti dalla legislazione vigente. Altro auspicio: l'eliminazione di certi limiti, come i benefici legati solo a interventi alla prima casa e agli edifici a destinazione produttiva. Per i meno abbienti bisognerebbe prevedere contemporaneamente il coinvolgimento della Cassa Depositi e Prestiti per l'anticipazione delle risorse necessarie. Servirebbero anche contributi aggiuntivi a fondo perduto, erogati dalle regioni, per ridurre l'impatto economico degli interventi sulle famiglie. Processi codificati, sicuri e rapidi. Un altro sogno fra i tanti? Buia è fiducioso: «Intanto sono contento della nomina di Vasco Errani a commissario per la ricostruzione: ha già dimostrato di essere capace. Mi conforta anche la figura di Raffaele Cantone, presidente dell'Autorità Nazionale Anticorruzione: il suo coinvolgimento spero serva anche per accelerare la definizione delle linee guida del nuovo codice sugli appalti».

Ricordando che miglioramento non significa adeguamento e che nessuno è al sicuro, Buia spera che il governo pensi anche «a una sensibilizzazione che parta dalle scuole, come fanno in Giappone. Ma l'importante è che adesso finalmente la storia ci insegni: la gente non può più morire sotto casa propria. E la caccia alle streghe “dopo”, il rimpallarsi le colpe non serve più a niente: la vita dei nostri figli vale molto più delle polemiche».

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