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Comune e Provincia

Ecco le «partecipate» che chiuderanno

02 settembre 2016, 07:03

Ecco le «partecipate» che chiuderanno

Beppe Facchini

MetroParma, Ascaa, Casadesso, Parma Energia e Consorzio Baistrocchi. Con la riforma della pubblica amministrazione prevista dal ministro Madia, sono queste le società partecipate del Comune di Parma che dovranno chiudere i battenti, mentre si apre un punto interrogativo su Parma Alimentare.

La riforma impone che restino in piedi solo società con fatturato minimo di un milione di euro e in questo caso (un amministratore e un dipendente a carico) il dato è tutto da verificare. «Avendo già intrapreso un percorso di razionalizzazione, siamo in linea con le esigenze della riforma –spiega l'assessore al Bilancio Marco Ferretti-. Anzi, forse abbiamo fatto anche di più rispetto a quanto richiesto».

Le cinque società elencate, infatti, sono già state messe in liquidazione e nei piani dell'assessore dovrebbero scomparire già dal primo gennaio 2017. Il pericolo esuberi, invece, non si pone, in quanto si tratta di società senza dipendenti.

L'unica eccezione è il Baistrocchi, ma per quanto riguarda il consorzio che gestisce l'istituto termale salsese, i lavoratori (che variano da 30 a 60 in base alla stagionalità) «sono già tutti in capo al gestore che ha affittato il ramo d'azienda». Entro la fine dell'anno, comunque, Ferretti spera di cedere il 40% di quote possedute dal Comune nel consorzio in cui ci sono anche Asp, Provincia e Ausl di Parma, con un 20% a testa.

Al posto dell'agenzia Parma Energia srl, in liquidazione e che dovrebbe chiudere entro l'anno, è invece già stata presentata l'associazione Ates, che ne assume le competenze e di cui l'ente è socio capofila. «La riforma -prosegue Ferretti- prevede inoltre che le società non abbiano più cda ma amministratori unici e noi, dove si poteva, siamo già intervenuti: i consigli con cinque membri adesso ne hanno tre, però ridurre da tre a uno solo in alcuni casi è pressoché impossibile». Ricordando che in merito alla riforma ci sono ancora alcuni aspetti da chiarire e che bisognerà attendere un decreto del Ministero dell'Economia per altri criteri attuativi, l'assessore fa poi il punto della situazione sul Gruppo Comune di Parma, attualmente composto da 23 società partecipate direttamente e 16 forme gestionali di altro genere.

L'elenco di quelle che per ora non si toccano è composto da Ade, Forma Futuro, It City, Pge, ParmAbitare, Infomobility, Cepim, Fiere di Parma, Collegio Europeo, Acer, Parma Infrastrutture, Atersir, Area Stazione e Cal. Ragionamenti in futuro verranno invece fatti per Farmacie, ParmaInfanzia, ParmaZerosei, Fondazione Teatro Regio e Asp, con 4 milioni di debiti da ripianare ma non si sa ancora in che modo. Cedute poi le quote in Autocisa, si cercherà di fare lo stesso con quelle di Emiliambiente.

«La Madia rafforza una cosa che già avevo detto –spiega a riguardo Ferretti-: una partecipazione ha senso se serve a raggiungere fini istituzionali. Iren fornisce diversi servizi su Parma, Emiliambiente invece no». Per questa ragione, l'ente ha intenzione prima di ridurre il suo 8,79% in tale società e alla fine vendere le quote agli altri comuni che ne fanno parte. Riduzione prevista anche in Sogeap: dalla società che gestisce l'aeroporto il Comune non ha nessuna intenzione di uscire, ma ha già ridotto le partecipazioni dal 7,73% al 5,91%. «Secondo la normativa non possiamo finanziare società in perdita strutturale, però non possiamo neanche uscire da Sogeap: l'aeroporto per noi rimane strategico» sottolinea Ferretti. Su Tep e Smtp, invece, non si sbilancia: prima bisogna conoscere l'esito del bando in corso per l'affidamento del servizio di trasporto pubblico.

Capitolo a parte, infine, per Stt: alle società della holding che non ci sono già più (Spip, Parma Sviluppo e Città delle Scienze), si aggiungeranno subito MetroParma e Casadesso (il cui patrimonio passerà ad Acer) e nel giro di qualche anno anche le altre in liquidazione, quali Alfa e Authority. «Il Ponte Nord è ormai del Comune, tanto che nelle prossime settimane ci sarà un open day per decidere con la città cosa farne -conclude Ferretti-, mentre il cantiere della Scuola Europea conto che sia concluso entro il 2017».

Fritelli: l'attuazione non è semplice

Anche la Provincia di Parma deve fare i conti con la riforma che ha intenzione di ridisegnare la cartina geografica delle partecipate in Italia.

«Lo scopo del decreto Madia, uno dei tanti negli ultimi anni sul tema, è legittimo, però nell'attuazione non è semplice». Così il presidente Filippo Fritelli, il quale ha già approvato a fine 2015 il piano di razionalizzazione delle partecipazioni dell'ente.

Due delle società destinate a scomparire sono le stesse che riguardano il Comune di Parma, ovvero Ascaa e Parma Energia, nelle quali la Provincia è socio, rispettivamente, col 4,20% e 47,14%. In tutto, però, le partecipate sono 17, per un totale di circa 32 milioni di euro di quota capitale posseduta. Le sei più importanti che non sono interessate da alcuna fuoriuscita o razionalizzazione sono Alma, Cepim, Tep, Smtp, Sogeap e Fiere di Parma. «Sono tutte strategiche, rispettano i limiti di fatturato del decreto ed hanno un valore economico importante» continua Fritelli. Soprip, la società di sviluppo imprenditoriale (di cui è socio al 2,42% anche il Comune di Parma) è da tempo in liquidazione e concordato preventivo, mentre Parma Turismi, che gestiva il Parma Point e che era finita in passato noto «Dossier Cottarelli» sulle partecipazioni da eliminare, è stata già venduta alla Lanzi Travel, che si è fatta carico di tre dei suoi sette dipendenti.

Gli altri sono finiti poco a poco in società private usufruendo, nell'attesa, degli ammortizzatori sociali. Anche le Terme di Salsomaggiore e Tabiano spa sono in concordato preventivo (il termine della procedura è fissato al 2020) e tra pensionamenti, accordi sindacali e assorbimento del personale da parte del nuovo socio privato per quasi tutti i dipendenti si è trovata una soluzione soddisfacente.

Nel piano di razionalizzazione della Provincia, inoltre, sono previste le dismissioni delle quote in Autocisa, Banca Etica, Centro Ricerche e Produzioni Animali, Ferrovie Emilia Romagna, Centro Agroalimentare e Parma Alimentare, mentre si mette nero su bianco la decisione di liquidare la Società di Attracchi Parmensi, di cui l'ente è socio al 51%.

Per quanto riguarda Tep e Smpt anche Fritelli ricorda che per ora c'è da attendere l'esito della gara per il servizio di trasporto pubblico. E nel caso Tep non dovesse vincere, assicura, «c'è un accordo che prevede l'assorbimento dei dipendenti da parte del nuovo gestore. Il piano di razionalizzazione lo avremmo fatto comunque, a prescindere dai tagli annunciati –continua il Fritelli-, ma questa riforma degli interrogativi: a chi andranno le quote dismesse? E i dipendenti in esubero? Si dice che alcuni potrebbero essere assorbiti dalla Regione: non è qualcosa di impossibile ma è molto complicato –conclude-, mentre non credo possano finire nelle future aree vaste, in quanto dovrebbero essere solo enti di programmazione e non patrimonializzati».b.f.

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