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Fertility Day

Le parmigiane: «Campagna offensiva»

02 settembre 2016, 07:01

Margherita Portelli

Clamore, indignazione, fastidio. Il popolo del web si è scatenato, ieri, nel commentare con sdegno la campagna lanciata dal ministero della Salute per il Fertility Day, il giorno della fertilità annunciato dalla ministra Beatrice Lorenzin e in calendario per il 22 settembre. Tanto è stato il polverone, che in molti hanno parlato di agghiacciante epic fail e a poche ore dal lancio dell'iniziativa il portale dedicato è stato chiuso. Alcune immagini scelte per sensibilizzare in merito al tema fertilità lasciano interdette molte donne. Una ragazza dal sorriso nervoso che mostra una clessidra accompagnata dallo slogan «La bellezza non ha età. La fertilità sì» è solo una delle tante.

Abbiamo interpellato alcune nostre concittadine e raccolto le loro impressioni in merito. Serena Falconieri, insegnante di 39 anni, è arrabbiata. «Parafrasando un vecchio motto femminista, ma ponendomi il dubbio (vista la campagna), mi chiedo: il corpo non è mio e me lo gestisco io? Trovo la faccenda offensiva, retrograda e ignorante della situazione di moltissime donne e coppie italiane - spiega -. Tenendo conto che sono cresciuta nella convinzione che i figli si fanno per amore e non per dovere di Stato, se una persona non è così fortunata da trovare in tempi “consoni” una stabilità affettiva ed economica, che si fa? E parlo da docente precaria che non sa nemmeno se quest'anno lavorerà».

Lucia Mirti, giurista d'impresa di 52 anni, punta il dito su tutto quello che manca. «Buone intenzioni? Probabilmente, ma il risultato è pessimo, con messaggi fuorvianti ed offensivi sia per le tante donne (ignorate) che non possono avere figli o semplicemente non li hanno, colpevolizzate per questo, sia per gli uomini (ridotti a comparse riproduttive) - dice -. Tante giovani coppie desiderano figli ma non sono nella condizione di poter sostenere una genitorialità responsabile e non per egoismo. Il tema della denatalità c'è tutto ma va affrontato con politiche a favore dell'autonomia dei giovani, servizi alle famiglie, snellimento delle adozioni, condivisione della “cura” tra uomini e donne. Mi aspetto anche da tanti uomini parole di protesta e di proposta!». Silvia Borella, impiegata addetta stampa, ha 34 anni. «Occupandomi di comunicazione potrei anche comprendere il punto di vista “pubblicitario/informativo”, ma a mio parere il risultato prodotto da certi slogan è quello di aver solo generato una campagna del tutto infelice (quasi controproducente direi) - sostiene -. Una campagna del genere, di questi tempi, dà quasi l'idea che l'abbiano fatto apposta per farci arrabbiare ancora un po' di più. Servono incentivi alla maternità veri, garanzie concrete. Non deve esistere il timore che si possa perdere il lavoro in caso di gravidanza». Si aggancia al discorso anche Irene Sandei, insegnante e mamma di 33 anni: «Se si vuole davvero raggiungere l'obiettivo, credo che si debba intervenire in maniera concreta per favorire la genitorialità, non solo la maternità: con asili aziendali e congedi parentali (non solo per la mamma). Facciamo un esempio: in Germania il bambino fino ai 18 anni ha un fisso al mese. Senza andare troppo lontano, ci sono buone pratiche (ahimè eccezioni) anche vicino a noi: nel comune di Monchio, ad esempio, l'asilo è gratuito». Selene Zona, 30 anni, commessa, si sente offesa. «Io ho avuto per due volte un'interruzione di gravidanza spontanea e personalmente mi sento molto offesa da questa campagna - sottolinea -. In Italia dovrebbero preoccuparsi più di aiutare chi ha problemi di fertilità, perché le cose stanno così: qui non ti aiutano granché, ti fanno sentire quasi una “pianta secca”, quindi o sei molto ricco e vai all'estero o ti arrangi». Barbara Maestri, parrucchiera e mamma di 42 anni, ha cercato la sua bambina per 8 anni prima di rimanere incinta. «8 anni di speranze e delusioni, rabbia e rinnovata fiducia - spiega -. Credo che avere o non avere un figlio sia un sacrosanto diritto della coppia».

Chi ha qualche anno in più, ricorda di quando i figli si facevano, anche se il periodo era forse ancora più difficile di quello attuale. «A quei tempi però le donne stavano in casa a crescerli, i bambini - spiega Lina Capodicasa, 88 anni e 3 figli -. Oggi le donne devono gestire un lavoro, la casa, i figli, i genitori. È vero anche che al tempo sia figli sia genitori erano abituati a fare molte più rinunce di quanto lo siano oggi». Natalina Dalla Casa ha 94 anni e 2 figli. «Quando ero giovane io la famiglia era il fulcro della vita di una persona - conclude - e anche se si usciva dalla miseria, un figlio era una vera benedizione».

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