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Correre sì, ma attenzione ai rischi

03 settembre 2016, 07:00

Correre sì, ma attenzione ai rischi

Laura Ugolotti

Si fa presto a dire «corsa», ma quella che sembra l'attività sportiva più naturale – e da un certo punto di vista lo è – non può essere affrontata in modo approssimativo. Il rischio è che più che salute e benessere porti fastidi e infortuni. Ne abbiamo parlato con Luca Lombardi, osteopata, docente di Osteopatia craniale al Cio – Collegio Italiano di Osteopatia, oltre che triatleta. «Lo vediamo ogni giorno – spiega -: errori tecnici nella corsa, sovraccarico in allenamento, squilibri nella postura portano spesso a dolori muscolari e infortuni. La corsa, per quanto sia un gesto semplice e immediato, è traumatica per muscoli e articolazioni e soprattutto chi inizia, senza aver mai fatto sport, deve preoccuparsi, prima di infilare le scarpe, di preparare “la struttura” a gestire impatto e spinta. Non c'è bisogno di potenziamento esagerato: nella corsa non serve la forza. C'è bisogno piuttosto di stabilità, riducendo gli squilibri posturali che, anche se minimi, nella ripetitività del gesto possono dare problemi, e di rinforzare i muscoli a supporto delle articolazioni. Squat e affondi vanno benissimo, da abbinare a esercizi di “core stability” che lavorano sulla muscolatura centrale del corpo, busto e tronco, limitando i traumi per la schiena e consentendo una postura più corretta».

Altrettanto fondamentale è lo stretching: «Spesso si pensa che sia tempo sottratto inutilmente all'allenamento, ma non è così. Una maggiore elasticità riduce la possibilità di farsi male e migliora la performance, perché aumenta l'ampiezza del passo e diminuisce lo sforzo». Lo stretching andrebbe eseguito sia prima dell'allenamento, «Senza forzare, ma solo per riattivarci, magari dopo una giornata seduti alla scrivania» che alla fine, più mirato. «E' da evitare dopo lavori di forza, come le ripetute, e dopo l'endurance, ad esempio al termine di una maratona». E in caso di infortunio? «In quel caso una persona non dovrebbe nemmeno allenarsi quindi il problema non si pone. Ma si sa, i podisti non vorrebbero fermarsi mai». Per correre in maniera ottimale, dunque, serve una preparazione di base, fatta di tecnica di corsa, mobilità articolare, elasticità muscolare e rinforzo della struttura. «Una visita preventiva, di tipo osteopatico, può essere utile per individuale squilibri e correggerli prima che provochino dei disturbi». Altrettanto utile è alternare diversi tipi di allenamento. «La ripetitività di uno stesso gesto non è mai positiva, perché insiste sugli stessi meccanismi e aumenta la probabilità di traumi. La cosa migliore è affiancare alla corsa nuoto la bici, discipline che lavorano sul fisico in modo molto diverso. Cambia l'impatto, che sulle due ruote è molto ridotto e nel nuovo è addirittura nullo, e così la forza di gravità; cambia il lavoro muscolare, a tutto vantaggio di un benessere complessivo. Per recuperare da un lavoro intenso di corsa, ad esempio, il nuoto è perfetto: allena la fase cardio senza affaticare i muscoli. Inoltre fa lavorare la parte superiore, che nella corsa è impiegata pochissimo. Le multidiscipline sono il modo migliore per gestire il recupero, magari alternando corsa, bici e nuoto nei tre allenamenti settimanali. Per gli agonisti, però, occorre valutare la loro combinazione, affidandosi a un preparatore esperto».

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