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I 70 anni della cantante

L'amarcord di Edda Ollari

05 settembre 2016, 07:00

L'amarcord di Edda Ollari

Vanni Buttasi

Il pianoforte, i dischi in vinile e tanta voglia di raccontare. Edda Ollari, 70 anni il prossimo 9 settembre, ritorna «nel passato» e, nella sua casa di Parma - lei è nata a Fragno di Calestano - sceglie di parlare, a ruota libera, della sua carriera di cantante: dagli esordi a Castrocaro al Festival di Sanremo, alle esibizioni a Londra con Gilbert Bécaud e Tom Jones. Un tuffo nei «favolosi» anni '60 e '70 che strapperanno un po' di emozione anche ai nostri lettori. Sposata con Tino Papotti - «era il tastierista degli LSD, un gruppo che mi accompagnò in tournée» -, mamma di Simone, sposato con Ilaria, e nonna di Achille («il mio sole, la mia vita»).

Quando ha deciso di cantare?

«Ho sempre amato la musica, così ho iniziato a studiare pianoforte al Conservatorio di Parma: purtroppo ho dovuto smettere per problemi alle mani. Allora ho deciso di cantare. Nel 1964 ho partecipato ai primi concorsi e nel 1965 sono stata selezionata per Castrocaro».

Il concorso per le voci nuove è stato il suo trampolino di lancio?

«Direi proprio di sì. Ma prima voglio raccontare un altro episodio che ha influenzato la mia carriera. Per caso alcuni colleghi di cantiere di mio padre videro dei talloncini allegati a Tv Sorrisi e canzoni e mi iscrissero a un concorso. Mi presentai, negli studi della Rai di corso Sempione, a Milano, insieme a numerose altre persone: con mia sorella Giuliana, ci siamo sedute aspettando il turno di chiamata. Ma quella chiamata non arrivava. Così decisi di agire e scoprii che l'addetto si era dimenticato il mio nome. Feci, in ritardo, l'audizione che andò bene e la giuria mi promosse. Così vinsi il concorso e firmai un contratto con la CGD. Ritornando al Castrocaro del 1965, ricordo che in gara c'era anche Mimì Bertè (poi divenuta celebre col nome d'arte Mia Martini, ndr). Vinsero Luciana Turina e Plinio Maggi. Per me, comunque, fu un'esperienza importante che mi lanciò nel mondo della musica leggera italiana».

A vent'anni partecipò al Cantagiro a fianco dei big dell'epoca?

«Con la canzone “...che tu mi baciassi”, scritta da Maurizio Seymandi e Mauro Casini, partecipai all'edizione del 1966. Fui la rivelazione di quell'anno. E, poi, che onore cantare sullo stesso palco con Morandi, Little Tony. C'erano anche i Corvi. Era una manifestazione seguitissima perché si girava tutta l'Italia e in ogni tappa venivamo accolti da una marea di gente. Successivamente partecipai anche a “CantaEuropa”, con la stessa formula del Cantagiro».

L'estate era decisamente la stagione in cui lei lanciava le sue canzoni con promozione in tv, come al “Disco per l'estate”?

«Nel 1969, con “Un pezzo d'azzurro”, andai in finale a Saint Vincent. Ci ritornai l'anno dopo con un pezzo scritto da Roberto Vecchioni, “Acqua passata”. Sempre nel 1970 presentai, sulla Rai, il programma “Cantando all'italiana”».

Ma ci racconti di quella volta a Londra, alla Bbc?

«Era il 1970 e fui chiamata da Leonard Bernstein a Londra per l'inaugurazione del settimo canale della Bbc: fu un grande onore perché ebbi l'opportunità di esibirmi con mostri sacri della musica come Gilbert Bécaud e Tom Jones. Ricordo che c'erano anche i Beatles. Fu un'esperienza bellissima: con Bécaud uscimmo da una botola e insieme suonammo il pianoforte a quattro mani».

E arrivò anche la partecipazione al Festival di Sanremo?

«Era il 1971 e con la canzone “L'ora giusta”, scritta da Pace-Panzeri-Argenio-Conti, in coppia con l'ex fotomodella Lorenza Visconti, partecipai al Festival ma, purtroppo, venni eliminata per un punto. La punizione arrivò proprio da Parma, dalla giuria nella redazione del Resto del Carlino. Fui “segata” dalla mia città. E questa cosa mi brucia ancora. La Visconti? La vidi solo a Sanremo e poi mai più. Fui penalizzata anche da un episodio: il giorno prima della mia esibizione al Festival Orietta Berti presentò “L'ora giusta” e questo mi danneggiò. La canzone, in un primo tempo, era destinata a lei: successivamente, per problemi tra discografici, venne assegnata a me per partecipare a Sanremo».

Poi lei lasciò la scena musicale?

«Nel 1973, con la nascita di mio figlio Simone, ho deciso di lasciare la musica e di dedicarmi completamente alla famiglia».

Ma, poi, ritornò a cantare?

«Negli anni '80 cantai con alcune orchestre di liscio: da quella di Mario Bragadini a Piero Asti. Per finire con Alex Sanson: con lui fu un'esperienza unica, che ricordo con entusiasmo. Un'orchestra con ballerine che proponeva un ampio repertorio che comprendeva anche salso e merengue. Eravamo degli innovatori. Non posso neppure dimenticare i 25 anni di pianobar. Ho smesso solamente due anni fa. Per ritornare al piacere della famiglia, al mio adorato nipotino».

Facendo un bilancio della sua carriera, ha dei rimpianti?

«Nessun rimpianto. Alla luce delle esperienze vissute e, con il senno di poi, avrei potuto fare scelte diverse. Ma è stato bello così».

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