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Lutto

Stefanini, Noceto nel cuore

05 settembre 2016, 07:00

NOCETO

Mariagrazia Manghi

Se n'è andato Gianni Stefanini e con lui un altro pezzo della storia di Noceto, un protagonista del tempo in cui la comunità era come una famiglia in cui tutti si conoscevano, si salutavano, condividevano tempo, preoccupazioni e gioie. Uomo allegro, possente, con un passato da sportivo nel calcio, era nato a Medesano, ma Noceto è stata la sua «piazza», dove era arrivato da ragazzo, aveva costruito la famiglia e il gruppo numeroso degli amici e dove per anni era stato il responsabile dell'ufficio di collocamento. Un incarico che lo aveva portato a diretto contatto con i bisogni della gente e a cui ha sempre risposto prendendosi a cuore storie, persone, disagi e speranze. A modo suo, con energia, grinta e una sana dose di ironia. «Quando non riusciva a contattarle al telefono inforcava la bicicletta e andava a chiamare le persone a casa - racconta Francesca Tagliavini che lo ha affiancato in ufficio per oltre dieci anni e svela qualche aneddoto -; una volta era riuscito a trovare lavoro a un ragazzo la cui madre era rimasta vedova. La mattina il giovane non si è presentato e Gianni, avvisato dalla madre, è andato a tirarlo giù dal letto a calci nel sedere. Come un papà». Interprete straordinario della familiarità della vita di paese, Stefanini spesso, finito il lavoro, si fermava a tirare due calci al pallone con i bambini. Amava lo sport. «Per il calcio giocato aveva una passione smisurata – ricorda Carlo Cattabiani che con lui ha condiviso tanti momenti –; da ragazzi giocavamo tutti i giorni all'oratorio a piedi scalzi, ore e ore e poi un bel bagno nel canale e uno spuntino all'osteria. Gianni è stato un buon calciatore dilettante, un centro mediano roccioso, molto duro, irriducibile. Era uno dei componenti della squadra giovanile che aveva vinto il “mitico” campionato provinciale. Poi è diventato allenatore dei ragazzi e uno dei membri della nostra “Università”, la squadra amatoriale del Bar Impero, dove lo sport era la materia principale”. Caffè, briscola, tresette, litigate, allegria, parole e polemiche, belle mangiate, bevute e voglia di cantare: Gianni era uomo di compagnia, interprete genuino dello “stare in baracca”». «Era un entusiasta della vita. Andava in bicicletta col sorriso e fischiettava - ricorda Stefania la primogenita -, cantava molto bene. Mina era la sua “regina”, poi veniva Celentano. Quando andavamo al mare faceva cantare anche me e mio fratello. Era un grande ballerino di liscio e mia madre lo completava. Erano sempre in pista nelle sagre e nelle feste di paese. Era anche un gran nuotatore. Aveva imparato nei canali e quando lo vedevo tuffarsi con la sua bracciata potente e bella da vedere ero orgogliosa di lui. Ma più di tutto vado fiera della sua integrità nella vita lavorativa, della sua testimonianza di persona onesta, pronta ad aiutare con il suo lavoro chi aveva bisogno. Amava molto i nipoti, era molto coinvolto nella loro vita nei modi propri di un uomo della sua generazione». Classe 1930, cresciuto con il calcio, Stefanini si era in seguito «convertito» alla palla ovale quando Tito (l'azzurro Tebaldi, ndr) il più grande dei nipoti, ha iniziato la carriera di rugbista. Lascia la moglie Tiziana, i figli Stefania e Giuseppe, quattro nipoti adorati, Tito, David, Giovanni e Irene e una pronipote, la piccola Virginia e ancora tanti amici. Il funerale verrà celebrato oggi alle 15 nella chiesa parrocchiale di Noceto.

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