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Lutto

Stroncata da un malore nel sonno a 50 anni

06 settembre 2016, 07:00

Chiara Pozzati

Roberta che sapeva riempire una casa, una vita. «Collante» per il gruppo storico degli amici, senza mai essere accentratrice. Più avvezza all'ascolto, al prendersi cura degli altri, che a raccontarsi. «Anima» del Jumbo story e scrupolosa responsabile dell'ufficio ragioneria di Emiliambiente di Fidenza. I ricordi si rovesciano occhi negli occhi tra chi la conosceva da sempre e ancora annaspa parlandone al passato. Si è spenta a soli 50 anni Roberta Marchetti, vulcanica e volitiva, nel letto di casa sua. Sabato mattina per lei non è mai arrivato, tradita da un malore improvviso che l'ha colta nel sonno. E ai genitori, all'amica fidata, è toccata la prova più dura. Scoprire che dietro quella porta chiusa, quel telefono muto per quasi un giorno c'era la più terribile delle motivazioni. E questa sera alle 20,30 la chiesa della Trasfigurazione di via Leoncavallo – costola di via Sidoli – a stento riuscirà a contenere i familiari, gli amici di una vita e tutti coloro che Roberta l'hanno solo incrociata «ma ne sono rimasti abbagliati perché era impossibile fare altrimenti». Ecco le parole di chi ha condiviso con lei gli anni dell'infanzia, dell'adolescenza e il presente. Domani, sempre nella medesima parrocchia verrà celebrato il funerale. Il feretro partirà dalla camera mortuaria della Villetta, alla volta della chiesa, alle undici. Mai scontata, mai banale, capace di esserci e allergica alle falsità. E' questo il dipinto della 50enne innamorata della vita. Cresciuta in quartiere Sidoli «aveva il culto dell'amicizia – svela mamma Claudia, eleganza fatta persona e dalla forza che pare sovrumana -. Ricordo che spesso chiamava i bimbi del circondario appena conosciuti a cena e a merenda. Una volta erano in 17». Il sorriso e il garbo di questa signora d'altri tempi racchiude tutto l'amore del mondo: «Non di rado mi chiedeva di rammendare pantaloni e calzini di questi suoi nuovi amichetti e per me è sempre stato un piacere». E quanti chilometri macinati con papà Amos su e giù per l'Italia «per partecipare ai concorsi pubblici – di cui alcuni anche vinti – per affrontare nuove avventure professionali» svela l'uomo con un sorriso.

Legatissima alla cognata Raffaella, ai nipoti Alice, Filippo e Federico e al fratello Paolo che ricorda il volto «timido di Robbi. Amava la compagnia ma non certo essere al centro dell'attenzione». Eppure attorno a lei gravitavano gli amici di sempre e quelli più freschi nel tempo, ma non meno importanti. «Era davvero un “catalizzatore”: riusciva ad unire persone completamente diverse e a creare un clima di amicizia. Il tutto rimanendo dietro le quinte. Ci si capiva con uno sguardo e a volte era difficile starle dietro. Scolpita nella memoria è la pizza di Robbi, una scusa grazie alla quale ci si riuniva tutti puntualmente». A parlare sono Silvia, che ha vissuto il calvario di sabato, Sandra e Gigi. «Era diretta, garbata ma schietta – le voci si rincorrono di fronte a una tavola e mille ricordi -. S'immedesimava nei problemi degli altri e, oltre al sostegno, offriva soluzioni concrete». Genuina, appassionata di afro-funky, capace di vivere fino in fondo la “dolce vita” e, al contempo, di andare oltre. «Era una persona di grande profondità e spessore. Sembrano frasi fatte, ma sarà difficile colmare il grande vuoto che lascia».

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