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INTERVISTA

Carlo Galloni: «Il mio obbiettivo è ripartire e crescere»

08 settembre 2016, 07:00

Carlo Galloni: «Il mio obbiettivo è ripartire e crescere»

Katia Golini

Se dovesse scegliere un modello, punterebbe su Ulisse, l'eroe di Omero che torna a Itaca, nella sua casa, solo dopo un viaggio lungo una vita piena di incredibili avventure e peripezie. Carlo Galloni ama le sfide e non ci sono sirene in grado di distrarlo dall'obiettivo primo: portare la sua azienda a migliorare sempre.

La planimetria del nuovo stabilimento srotolata sull'enorme scrivania è la prova che alla Fratelli Galloni Spa si guarda al futuro con fiducia. E' già tutto pianificato per la ricostruzione delle zone distrutte e per l'ampliamento del salumificio. «Il prossimo 13 maggio, compleanno del mio figlio più piccolo, introdurremo il primo prosciutto nella nuova fabbrica ricostruita» annuncia Galloni, con l'orgoglio chi sa di avere compiuto un prodigio.

Non è una passeggiata, certo, ma Galloni è un leone, un uomo che ama le sfide, un imprenditore vero che non si ferma davanti alle difficoltà. Nemmeno davanti al devastante incendio che lo scorso 14 luglio ha incenerito un'ampia parte dell'azienda di Langhirano - circa 5mila metri quadrati di stabilimento - e oltre 80mila cosce pronte per la stagionatura. Una batosta da milioni di euro, che avrebbe messo in ginocchio chiunque. Ma non Carlo Galloni.

«Il bello sta nel lavorare, la sfida sta nel costruire. Da qui viene la forza. Il percorso contiene la ricchezza» sostiene l'imprenditore citando «Itaca», la bellissima poesia di Costantino Kavafis. Come a dire che «la vita è il viaggio, non il traguardo. Se la strada fosse sempre e solo in discesa non sarebbe poi così entusiasmante».

Determinato e deciso a rialzarsi, Galloni, forte del supporto dei tre figli e della sorella che lavorano al suo fianco in azienda, tiene la barra dritta. Il colpo subito è pesante, ma non si arrende. Il rogo di quest'estate gli ha rubato anni di duro lavoro, ma lui sa come muoversi: «Bisogna avere una spietata concentrazione sull'obiettivo per risollevarsi da un avvenimento come quello che ci è capitato. Il nostro obiettivo è restare in campo più forti di prima».

Il futuro

Ricostruire e crescere: le parole d'ordine di Galloni. Valevano prima («la nostra azienda ha sempre puntato a crescere») e valgono ora («Il nostro progetto è di aumentare la produzione del 20%»). «Nel nuovo stabilimento prevediamo, proprio in funzione di questo obiettivo, di ampliare la metratura di circa duemila metri quadrati che si aggiungeranno ai circa 7mila esistenti. Alla parte distrutta, che andrà rasa al suolo e ricostruita, affiancheremo un corpo centrale e altre quattro cantine per la stagionatura. Questo ci permetterà di migliorare la mobilità interna allo stabilimento e la logistica, e di incrementare gli spazi adibiti allo stoccaggio. Sul tetto creeremo la sala d'assaggi e una sorta di percorso pensile ispirandoci, perché no, alla “high line” di New York, da cui si potranno osservare, grazie all'apertura di appositi cannocchiali, gli spazi sottostanti dell'azienda per seguire in diretta il processo di lavorazione: la preparazione del fresco, il disosso e la cantina. Non sarà un vero e proprio giardino pensile, ma da quel tetto si potranno ammirare il bel paesaggio delle colline circostanti Langhirano e il castello di Torrechiara. E poi, chissà, magari ci faremo anche un ristorante».

Il passato

Un passo indietro fino a metà luglio. «Alle 12,26 di giovedì 14 - racconta Galloni mostrando le foto del rogo che in pochi minuti ha avviluppato un'intera ala dello stabilimento e distrutto circa 5mila metri quadrati - una mia impiegata mi ha avvertito delle fiamme. Lì per lì ho pensato che saremmo riusciti a spegnerlo in fretta. Poi, al contrario, ci siamo resi conto che l'incendio cresceva a una velocità inverosimile».

Non è ancora possibile fare una stima precisa dei danni, né stabilire le cause. Galloni ha in mente un paio di ipotesi, ma non sarà possibile in tempi brevi dare una conferma alle supposizioni. «Circa 150mila erano le cosce stoccate qui a Langhirano. Oltre 80mila sono andate distrutte. Le altre sono state salvate».

Puntare in alto

Due le alternative: fermarsi e ricominciare da capo rimettendo in piedi un'azienda più piccola, oppure pensare in grande e ripartire puntando al «top». Buona la seconda. Galloni non gioca mai al ribasso. «Nel piano industriale che avevo predisposto era ovviamente considerato il rischio di calamità. Anche per questo da sempre ci siamo imposti di lasciare in azienda gli utili della gestione, riducendo al minimo i dividendi, un tesoretto di scorta per garantire il mondo del credito e affrontare le emergenze. A dire il vero non avevo pensato alla possibilità di un incendio, vista l'alta tecnologia degli impianti e la modernità dello stabilimento. Avevo piuttosto preventivato danni causati da un'alluvione o da un forte terremoto, fatto sta che non sono stato colto completamente impreparato». Paura? «Paura no, non l'ho provata. La paura viene quando non sai cosa ti aspetta».

Questo non vuol dire che la strada sia in discesa, tutt'altro. I sacrifici da affrontare saranno enormi. Galloni però è pronto a rimboccarsi le maniche, lo fa da sempre. «Ho imparato con gli anni a controllare le emozioni. Controllare non vuol dire “non provare”. Ho cercato semplicemente di non farmi travolgere dallo sconforto. E' stata dura, durissima. Anzi, è dura. Ma ci sono principi e valori che mi hanno sempre guidato e continueranno a farlo».

Valori e principi

Il rispetto per i dipendenti, il senso del dovere e la riconoscenza verso i colleghi che hanno offerto aiuto spingono Carlo Galloni a non mollare un attimo: «C'è una cosa che mi dispiace molto. Nei giorni a ridosso dell'incendio non c'era tempo per le parole buone, bisognava agire al più presto per correre ai ripari, fermare l'eventuale emorragia di clienti, che per fortuna non c'è stata. A capo fitto ci siamo rimessi al lavoro tutti insieme. Ecco, mi spiace che non ho avuto tempo per parlare e ascoltare abbastanza familiari, collaboratori e tutte le persone che mi sono state vicine. Il viaggio lungo e faticoso ti trasforma, gli obiettivi da raggiungere ti impongono di modificare il modo con cui ti poni, anche emotivamente; il rischio è la solitudine per non essere riconosciuto anche da quelli che credevano di averti accompagnato. Speriamo che anche i più affaticati da questa esperienza comprendano che in momenti come questo è necessario pretendere il massimo da tutti per affrontare il cambiamento».

A proposito di clienti, nessuno si è perso. «Il giorno dopo l'incendio abbiamo iniziato a contattarli tutti per rassicurarli sulle forniture. Non ne avremmo mancata neanche una. E così è stato. Anzi, abbiamo invitato tutti i clienti, in Italia e all'estero, ad aumentare gli ordini per dimostrare che eravamo in grado di soddisfare le richieste. Abbiamo registrato un incremento del 20%. Non abbiamo perso nessuno e siamo riusciti a coprire tutte le domande grazie ai prosciutti stagionati conservati in altri stabilimenti. Per fortuna, se così si può dire, sono andate in fumo solo cosce ancora fresche. E' ovvio che siamo già corsi ai ripari sul fronte dei nuovi acquisti e siamo pronti a far partire altre stagionature».

Rialzarsi immediatamente è stato possibile anche grazie alla solidarietà dei colleghi che si sono offerti spontaneamente di dare una mano: «Mi hanno aiutato in tanti. C'è stato anche chi ha provato a sfruttare il momento a proprio vantaggio, ma si è trattato davvero di un'infinitesima frazione dei tanti titolari di prosciuttifici del territorio che si sono messi a disposizione. A tutti quelli che mi sono stati vicino dico che possono contare sulla mia riconoscenza». E, c'è da scommetterci, Galloni è un uomo di parola.