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Del Grosso saluta la Figc

08 settembre 2016, 07:00

Del Grosso saluta la Figc

Marco Bernardini

E' arrivato il momento del commiato per Ettore Del Grosso, “storico” responsabile e selezionatore delle Rappresentative giovanili ducali al Torneo delle Province, che dopo 26 anni di onorata militanza ha deciso di lasciare per motivi personali la Figc di Parma. Una scelta sofferta che lo porta a chiudere un capitolo importante della sua vita non solo sportiva. «Il calcio è sempre stato dentro di me, ho cercato di mettermi al servizio del mondo dei giovani nel quale trovi le soddisfazioni di chi lavora unicamente per passione e volontariato. Anzi mi sarebbe piaciuto fare ancora di più». Classe ‘49, sansecondino doc, si può considerare figlio d'arte a tutti gli effetti visto che il padre Luigi, ex-Parma di cui divenne anche direttore sportivo, fu centravanti in serie A tra le fila di Modena e Treviso prima di essere frenato dallo scoppio della Seconda Guerra Mondiale («mi ha trasmesso la passione ma non certo le qualità tecniche che possedeva», scherza) e poi presidente nazionale dell'Aiac (Associazione Italiana Allenatori Calcio). Ettore ebbe meno fortuna sul campo giocando vari anni in città tra San Leo ed Audace e «smisi perché non avevo i mezzi per arrivare fino a Montecavolo che sarebbe dovuta essere la mia nuova squadra».

Ma il richiamo del calcio seppur in altre vesti era troppo forte. «Nel 1990 il mio collega di lavoro Tamburini mi ha invitato ad entrare in Federazione, ritrovai di nuovo gli amici di mio padre Zantei, Benedini ed il compaesano Pavesi che già l'anno successivo mi propose di guidare la Rappresentativa dei Giovanissimi».

E lì fece subito centro al primo tentativo. «Vincemmo il Torneo delle Province al debutto, in quella squadra c'erano i vari Fiorasi, il compianto Aschieri e tanti giovani promettenti che raccolsero meno di quanto avrebbero meritato. Da parte mia c'era una voglia sempre crescente di misurarmi nell'ambiente».

Per qualche stagione ricoprì l'incarico di Giudice Sportivo del settore giovanile prima a Parma e dopo a Bologna ma i maggiori successi li continuò ad ottenere da selezionatore di Giovanissimi e poi anche degli Allievi.

«Siamo stati a lungo la provincia con il più alto tasso di qualità e talento in regione e, non a caso, abbiamo realizzato due doppiette “storiche” nel 2009 e nel 2011. Ho conosciuto un sacco di persone ma per il poco tempo a disposizione non si riuscivano a creare veri e propri legami duraturi».

In un mondo giovanile profondamente cambiato rispetto a quando assunse le redini delle Rappresentative per la prima volta.

«Sta subendo una trasformazione a causa della carenza di risorse e volontari che pensino, in primis, alla crescita dei ragazzi. Si fa fatica ad andare avanti per il solo gusto di aggregarsi, stare insieme e divertirsi, mancano le persone giuste e lo spirito dei ragazzi che non capiscono più cosa significhi fare sacrifici».

Colpa di una società in rapida evoluzione.

«E' una questione psicologica, ci sono troppi diversivi che distraggono i ragazzi ma si tratta di un problema generale dell'Italia e di tutti quei Paesi dove il bene materiale ha soppiantato la voglia di sacrificarsi. Diventa difficile anche per chi li deve gestire e far crescere».

Una buona percentuale di responsabilità ricade sui genitori. «Dovrebbero aiutare di più i propri figli, essere meno invasivi ed indirizzarli in altra maniera verso lo sport inteso come correttezza e divertimento. In molte circostanze hanno inciso negativamente nella crescita dei ragazzi».

La sua indubbia esperienza potrebbe rivelarsi utile anche in futuro e Del Grosso non chiude affatto le porte ad un eventuale ritorno nel mondo del calcio. «Ho già ricevuto tante chiamate, attualmente preferisco non prendere impegni ma aspetto sempre di esser coinvolto in un progetto che mi faccia divertire».

Rigorosamente all'insegna dei giovani.

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