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BEDONIA

Seminario, polemica sulle opere di Musa

08 settembre 2016, 07:00

Monica Rossi

Ha 89 anni ma lo spirito indomito di una ragazza, Giovanna Musa, ultima superstite dei cinque figli di Romeo Musa, l'artista originario di Calice di Bedonia di cui si conserva l'Opera Omnia fra le mura del Seminario vescovile. A pochi giorni dalle polemiche che stanno interessando la struttura, la signora Musa ha lanciato un altro sasso nelle acque già agitate della vicenda. Motivo del suo scontento, lo stato di conservazione delle opere paterne, donate al Seminario attraverso un lascito con regole precise. Il contratto infatti specifica chiaramente come e con quali modalità deve essere conservata la collezione. Ovvero, che le tre sale devono essere dedicate esclusivamente all'artista e mai destinate ad altri usi, comprese mostre a carattere temporaneo. Inoltre, nello scritto si legge che, con cadenza quinquennale, deve essere compilato un registro che comprovi la sovrintendenza da parte di un ebanista per la conservazione dei legni (le matrici xilografiche) facilmente soggette all'azione dei tarli. «Periodicamente visito il Museo per vedere in quale stato si trova la collezione - esordisce Giovanna Musa -. Con rammarico l'ho trovata in pessime condizioni». Una delle sale era infatti occupata dai panelli di un'altra mostra, contravvenendo chiaramente a quanto specificato nell'atto. «Nelle altre due sale ho notato un triste abbandono - continua -. E nelle teche che ospitano le matrici xilografiche era presente una “segatura“, chiaro segno della presenza di tarli». La custode morale della collezione ha minacciato di trasferire la collezione altrove, magari fra le mura del Museo Civico di Venafro, in provincia di Isernia nel Molise, dove sono conservate le più importanti opere pittoriche del padre. L'incontro di venerdì pomeriggio, voluto per scongiurare questa possibilità, si sarebbe dovuto svolgere alla presenza dei responsabili della gestione culturale del Seminario, attesi da Piacenza, i quali tuttavia avrebbero - stando ai presenti - «disertato l'appuntamento per non rispondere alle accuse o raccogliere suggerimenti per una gestione più attenta». A rassicurare Giovanna Musa ci ha invece pensato Gianluca Ferrari, impiegato del Seminario che si occupa del polo museale e bibliotecario. «La collezione non è in stato di abbandono - ha infatti dichiarato -. Ammetto tuttavia che c'è stata una mancanza da parte nostra non solo nel non aver provveduto alla compilazione del registro ma anche nel non aver preso contatti con il falegname (ebanista, ndr). Me ne sono sempre occupato io». Nel congedarsi, Ferrari ha anche aggiunto che «l'Opera Omnia è e sarà sempre conservata con la dovuta attenzione». L'energica e decisa Giovanna Musa per ora si dice soddisfatta delle rassicurazioni ricevute, ma né lei né i suoi figli cesseranno di vigilare sulla collezione che, a detta di tutti, è un'eredità enorme per le vallate che gravitano intorno al Seminario e «possono rappresentare, se adeguatamente pubblicizzate, un importante volano di promozione turistica».

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