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Sponsorizzazioni fantasma, vittime anche a Parma

09 settembre 2016, 07:02

Sponsorizzazioni fantasma, vittime anche a Parma

Andrea Del Bue

Promettevano sul territorio parmense sponsorizzazioni sportive alle società dilettantistiche; soprattutto di calcio, ma anche di rugby, baseball e pallavolo. In realtà, però, era tutta una truffa. La «Gazzetta di Parma» ne ha dato notizia martedì e, come previsto, da allora, quello che si presentava come il referente commerciale di un’azienda di Roma di computer e accessori informatici, apparentemente desiderosa di investire nel territorio, è sparito.

Non si è presentato nell’ufficio temporaneo della città preso in affitto di giorno in giorno, ha buttato quella che era una scheda telefonica usata solo per i raggiri e ha abbandonato quella che verosimilmente era un’identità presa in prestito. Ma non se n’è andato, purtroppo, a mani vuote, riuscendo a intrappolare nelle sua rete qualche malcapitato. Il sistema, infatti, scoperto dal portale emiliagol.it su segnalazione di alcuni dirigenti sportivi, era questo: l’azienda promette una sponsorizzazione, pretendendone il 70 per cento del valore indietro in contanti; fino a qui, purtroppo, un giro di soldi in nero e fatture gonfiate non sconosciuto al mondo dello sport.

Ma la truffa, come sempre, arriva in fondo: quando è il momento di formalizzare l’accordo, con tanto di contratto firmato e di consegna del dovuto, la società sportiva ci rimette i contanti, mentre l’assegno circolare della sponsorizzazione si dimostrerà falso. Un sistema tutto confermato da un presidente di un club di calcio iscritto al campionato di Seconda categoria, che aveva raccontato al nostro giornale, in cambio dell’anonimato, telefonate, incontri e particolari relativi al raggiro.

Contattati a decine, al gioco sono stati diversi dirigenti (il cui numero di telefono è pubblicato sui siti federali delle varie discipline sportive), ma solo alcuni sono cascati nella rete: almeno tre club, tra rugby, volley e calcio. Ma non c’è stato tempo per recriminare, perché il losco personaggio, forte di un’identità falsa e con una scheda telefonica temporanea, si è dato alla macchia quando il sistema è stato reso pubblico dalla «Gazzetta». Nemmeno dalla sede degli uffici in affitto temporaneo (dove erano ignari di quanto accadesse in quella stanza), dove avvenivano gli incontri, sanno più niente.

L’uomo, che confermava l’ufficio di giorno in giorno, era rimasto d’accordo lunedì che si sarebbe presentato l’indomani. Invece, martedì non si è fatto vedere e non è stato più in nessun modo rintracciabile. A insospettire, tra le altre cose – ma col senno di poi è sempre facile -, il fatto che pagasse in contanti le giornate di permanenza in ufficio. Giornate caratterizzate da un’agenda piena di appuntamenti, uno dopo l’altro.

Prima la trattativa e il momento di entrare in empatia, con l’uomo dell’azienda che dimostra una favella sciolta e affascinante, condita di tanti aneddoti; poi, la volta successiva, la firma del contratto e lo scambio: assegno circolare da una parte (dai 5 mila euro in su), il 70 per cento in contanti dall’altra, consegnati dal dirigente sportivo di turno nelle tasche del truffatore, che se l’è data a gambe. In base alle testimonianze dei truffati, con quasi una decina di migliaia di euro. Ma forse molto di più, perché alcuni dirigenti sportivi, probabilmente, hanno preferito dimenticare in fretta la faccenda, senza volerne parlare più.