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FELINO

Troppi furti, paese in rivolta

09 settembre 2016, 07:03

Troppi furti, paese in rivolta

FELINO

Chiara Pozzati

L'ultimo agguato risale a domenica. I ladri in fuga su una berlina sono stati “arpionati” da manici di scopa e paletti scagliati dai vicini di casa. Purtroppo sono riusciti a darsi alla macchia con grandi ruggiti del motore e un finestrino rotto. Certo è che ad andare in frantumi, ogni giorno di più, è la serenità di San Michele Gatti, paesino accoccolato su via Calestano dove si vive in trincea.

Nelle ultime due settimane si sono già consumati tre furti in casa, ai danni soprattutto di anziani, e con inquietanti “vis a vis” coi banditi. Bottino di entità relativa, ma paura alle stelle.

L'ultimo in ordine di tempo ha visto nel mirino i coniugi Maria Clara e Luigi Magri, conosciutissimi in paese: da quarant'anni abitano nella graziosa palazzina al civico 55.

«Adesso sto malissimo: sobbalzo ad ogni rumore e quando mio marito non c'è chiamo mia figlia per non rimanere sola in casa. Non mi fido più nemmeno a ospitare la nipotina per la notte. Non è vita questa». Parla in un bisbiglio Maria Clara, con il groppo in gola e la paura che la bimba possa sentirla raccontare.

«Erano le 21,28 in punto ed ero a letto mentre mio marito era uscito per andare al circolo del paese con gli amici di una vita – riavvolge il filo dell'accaduto -. Prima ho sentito un gran baccano con gli scuri del garage ed è scattato l'allarme. Ero convinta che fosse mio marito, l'ho anche chiamato».

Ma quando Maria Clara stava per aprire la porta a vetri che dal salotto conduce sulle scale verso taverna e garage si è trovata di fronte due intrusi: «Tentavano di aprire la porta a calci: uno era alto, l'altro basso. Il viso era completamente coperto, indossavano perfino occhiali scuri».

Ma un dettaglio le è rimasto scolpito dentro: «uno indossava una sciarpa bianca con il bordo rosso».

La donna ha urlato con quanto fiato aveva in gola. Tanto da svegliare il vicino Umberto Miano e la moglie che hanno tentato di fermarli lanciando scope e pali per creare una gimcana su via Calestano.

La notte tra il primo e il due settembre invece era toccato a una villa immersa nel verde. L'anziana madre, la figlia e la badante hanno visto una torcia vagare in una stanza e hanno urlato a squarciagola.

«Erano le tre di notte ed ero sveglia – racconta la figlia 58enne -. Mi è sembrato di vedere una luce nella stanza a fianco. Improvvisamente è svanita, tanto che pensavo fosse semplice suggestione. Quando è riapparsa ho capito che qualcosa non andava».

I banditi in questo caso hanno oscurato la lampadina che illumina la facciata dell'elegante edificio e hanno utilizzato una vecchia scala in legno. Si sono issati fino alla porta di una stanza al primo piano.

Il bottino ammonta a 300 euro, un paio di pantaloni griffati nuovi di zecca e con tanto di etichetta e il cellulare: «Nella fuga si sono disfatti del mio pc portatile, della borsa e di un portagioie zeppo di bijou. Hanno lanciato tutto in giardino. Ma non è tanto e solo il valore degli oggetti - sottolineano all'interno della casa presa di mira - è proprio la sensazione di insicurezza a turbare. Hanno violato il posto che dovrebbe essere il più sicuro al mondo».

Le voci dei diretti interessati si rincorrono in una mattina di sole, dove la quiete serafica della provincia stride coi racconti da guerriglia urbana che sgorgano davanti a un caffè. L'atmosfera è pesante: la frazione – dove ancora ci si chiama per nome – si sente sotto scacco.

Basta un'auto “sconosciuta” che sosta qualche minuto di troppo per far venire i brividi a chi osserva dietro le finestre di casa.

«Il Comune di Felino ci considera di serie B – si sfogano alcuni anziani -. Possibile che l'illuminazione stradale sia solo sulle vie principali, mentre ci sono le viuzze interne inghiottite nel buio?». E ancora: «Possibile che non si sappia più come difendersi?»

L'UOMO DELLE RONDE

Artigiano di giorno, “guardiano” di notte. Ecco la storia di Umberto Miano, 55 anni. L'uomo che, in solitaria, fa la ronda a San Michele Gatti. Ed è stato lui, insieme alla moglie, il primo ad accorrere alle urla della signora Magri dopo il blitz di domenica.

«Mia moglie ha lanciato delle scope per tentare di fermare la corsa in auto dei banditi. – spiega il 55enne ex maratoneta - Abbiamo visto la vettura sobbalzare, ma non si è fermata. Ecco perché ho preso un palo che avevo nel cortile di casa e sono riuscito a colpire l'auto dei ladri».

Un colpo ben assestato «tanto che ho sentito nettamente il rumore dei vetri infranti del finestrino».

Poi, insieme a Maria Clara e Luigi (i coniugi che abitano al civico 55) ha contattato i soccorsi.

Tutto in una frazione di secondo: «Purtroppo siamo arrivati a questo livello: dobbiamo difenderci da soli – commenta -. Ho solo cercato di aiutare una vicina».

Improvvisamente il volto s'incupisce: «Fa male vedere come si sia trasformato questo paese – chiosa amareggiato mentre fa da cicerone in quella via Calestano che conosce a menadito -. Nessuno è più tranquillo, ci aspettiamo nuovi agguati da un momento all'altro. Eppure sembra che nessuno riesca a fare nulla».

Ecco perché quando ha visto l'auto del giornalista parcheggiata a pochi metri dal civico 55 si è appalesato chiedendo se andasse tutto bene.

«Scusi sa - ha spiegato poi serafico – ma di questi tempi è bene sempre stare sull'attenti».

E lui non scherza. «Ogni sera dopo cena faccio una passeggiata in lungo e in largo, giusto per assicurarmi che vada tutto bene».

Una sicurezza fai da te, «che naturalmente non può bastare. Servirebbero più controlli, perché una divisa fa da deterrente».

Quando ha iniziato nel suo personalissimo guardia e ladri? «Sarà un annetto – sorride amaro – da quando hanno tentato di violare anche casa mia». Così di sera, con tanto di torcia potente, fruga tra le ombre nella speranza di allontanare i banditi. Ch.Poz.

LE TELEFONATE MUTE NELLA NOTTE

«Da quattro anni ricevo telefonate mute nel cuore della notte. Probabilmente l'obiettivo era sondare se ci fosse qualcuno in casa. E dieci giorni fa, nell'unica settimana di ferie che mi sono presa da otto anni a questa parte, è successo di tutto. A dire la verità prima di partire mi è anche venuto in mente, ma non ho voluto pensarci».

Margherita Rinaldi, insospettabili 73 anni, è una donna forte. Fiera. Te ne accorgi subito quando ti parla controvoglia oltre il cancello al civico 101 di via Calestano.

«Mio marito è mancato un anno fa, ho perso un figlio – sfoglia ricordi dolorosi con altissima dignità -. Ma da qui non me ne vado e, finché il Signore vorrà, rimarrò in questa casa».

Quella che per tutti è «l'ultima casa del paese», quella dove ha preso il via l'escalation di colpi in casa a San Michele Gatti.

«Sono entrati dalla finestra al pianterreno, sul retro. Per quello, quando sono rientrata con alcuni ospiti, inizialmente non mi sono accorta di nulla».

Ma le è bastato varcare la soglia della palazzina per trovarsi di fronte un campo di battaglia. «Hanno avuto il tempo di tranciare l'inferriata e sbloccare la tapparella blindata in acciaio, tanto che hanno forato il muro per sbloccarla».

E dentro? «Hanno frugato ovunque». In ogni angolo, mobile, portagioie. «Persino nell'armadio a sette ante che hanno letteralmente sventrato – chiosa scuotendo il capo -. L'unica cosa che non mi hanno rubato sono piatti e bicchieri, anche se hanno spostato pure quelli».

Mani estranee hanno passato palmo a palmo la sua abitazione. Da quasi cinquant'anni Margherita abita a San Michele Gatti e ha subito tre furti. «In quest'ultimo mi hanno portato via i ricordi di una vita. – la voce si fa un sussurro –. Si tratta di un bracciale e due anelli che appartenevano a mia madre. Ora non ho più nulla».

La donna ha assistito amorevolmente il marito «che ha subito una lunga malattia e ricordo ancora le chiamate notturne». Su una questione però è perentoria: «Io da qui non me ne vado, sono questi balordi che dovrebbero stare lontani». Ch.Poz.

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