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Omicidio

"Ma Elisa merita un'altra foto": la riflessione di Chiara Cacciani

15 settembre 2016, 07:02

Chiara Cacciani

Non siamo stati i primi, ma anche noi abbiamo scelto quella foto che ha fatto il giro delle redazioni: un uomo e una donna sorridenti e insieme. Quella foto che conteneva il (non) senso della tragedia e che – in questo senso – era di per se stessa cronaca.

La cronaca che è il pane quotidiano dei giornalisti, certo. Ma a qualche giorno di distanza si può provare a fare un passo in più: andare oltre il dovere di cronaca e condividere con i lettori una riflessione che riguarda il nostro mestiere ma in fondo potrebbe essere collettiva.

L'hanno vista tutti quella foto che ritrae Elisa Pavarani e Luigi Colla e ci racconta di un momento apparentemente sereno. E' diventata di dominio e di "patrimonio" pubblico per essere stata postata su Facebook. Quel social network che cristallizza di giorno in giorno il nostro presente ma anche – a volte – ciò che non siamo: che non siamo più o - nel peggiore dei casi, e penso a tanti episodi di cyberbullismo, ad esempio – quello che non siamo mai stati.

Elisa Pavarani non la era più, quella che era stata in quella foto: non era più serena accanto a quell'uomo, aveva scelto altri sorrisi – i suoi, semplicemente – per descriversi. Quella immagine che ha fatto il giro d'Italia e del web per raccontare l'ennesimo femmincidio l'aveva pubblicata lui, Luigi Colla, a inizio settembre, quando ormai Elisa aveva scelto un'altra strada. Una forzatura, quella foto data in pasto al mondo, dove oggi stride l'ormai famosa risposta al commento di un amico che – tratto in inganno dal possibile significato - chiedeva al 42enne se avessero fatto pace: "Non ancora". Non ancora...

Quella foto che Elisa non aveva scelto ma subìto, e difficilmente aveva gradito. Fa testo la sua, di bacheca Facebook: una carrellata di sorrisi illuminati da due occhi azzurro mare; sorrisi solo suoi, in cui Colla mai compare.

E' per quello che da quella foto dovremmo fare un passo indietro: per dire che chi ha deciso della vita di Elisa non debba avere – ultimo spregio – la possibilità di deciderne anche il ricordo da morta. Il web è padre e patrigno: porta tanta conoscenza ma anche troppa memoria. Penso a Elisa, e penso a una famiglia che fra una settimana, un anno, 10 o 50 troverà sempre e beffardamente quella foto a raccontare di una donna uccisa perché non amava più. O perché si era accorta essere amata non d'amore ma di possesso. Si merita un'altra foto e un altro racconto, Elisa.

Elisa che nonostante tutto ha concesso al suo futuro assassino il maledetto, maledettissimo incontro chiarificatore. Quello che frega tutte, ce lo dicono centinaia di femminicidi. Millenni di sensi di colpa e di inutili, pericolosissime vergogne che inchiodano una ragazza, una donna ad andare con fiducia, senza "armi", di fronte al proprio assassino.