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Monchio

Ritrovata in Russia la piastrina di un militare disperso

19 settembre 2016, 07:00

Enrico Gotti

Era partito da Valditacca da ragazzo, per la guerra. Per 73 anni la sua famiglia non ha avuto mai notizie, una tomba per piangerlo, nemmeno una voce su quale era stato il suo destino, solo silenzio. Ora una piastrina, un frammento dalla bufera della seconda guerra mondiale, ritrovato in una fossa comune in Russia, con incise poche parole, l'anno di nascita, 1922, il nome della madre, Palmina, e il luogo d'origine, Monchio-Parma, restituisce la storia di Giulio Lazzarotti.

Finora risultava disperso, adesso i famigliari sanno, attraverso il ritrovamento di due studiosi, che l'alpino parmigiano morì prigioniero, mentre era al fronte. «Il Giornale» ha ricostruito la sua storia, seguendo il lavoro di due ricercatori russi, che nella zona di Kirov, a 800 metri a nord est di Mosca, hanno ritrovato la sua piastrina, in una fossa comune.

La piastrina è stata trovata in giugno, nella zona del villaggio di Shikhovo, a 15 chilometri da Kirov. L'ha scoperta Alexei Ivakin, responsabile dell'associazione «Debt», specializzata nella ricerca dei caduti della seconda guerra mondiale, che ritiene che nella fossa comune possano esserci decine di migliaia di corpi di soldati tedeschi, italiani, ungheresi e romeni.

Lazzarotti combatteva nell'ottavo reggimento del battaglione Gemona, divisione Julia. L'elenco dei dispersi in Russia dell'Unione nazionale reduci dice che non fu l'unico monchiese a non fare ritorno: altri quattro ragazzi, nati nel 1922, sono morti in Russia, ma solo uno, dice l'anagrafe, era figlio di Palmina, Giulio Lazzarotti.

Il 20 gennaio 1943, a 21 anni, Lazzarotti ha combattuto la terribile battaglia di Nowo Postolajowka, durata ore, contro i russi, che erano armati di mezzi corazzati, mentre gli alpini avevano moschetti e bombe a mano. Per gli italiani fu una strage.

Dopo due giorni quasi tutto l'ottavo reggimento fu catturato. Iniziò il cammino, la marcia nel gelo in cui tanti morirono. Dal luogo della battaglia al luogo di ritrovamento ci sono 1.500 chilometri.

«Mia mamma mi ha parlato sempre di Giulio. La notizia del ritrovamento è una grande emozione. È terribile non sapere che fine ha fatto, non sapere niente di una persona amata, nemmeno se è morto in battaglia o di stenti. Mia mamma lo ricordava come un ragazzo allegro, splendido» ricorda la nipote Caterina Ferrari, figlia della sorella di Giulio, Lina, che ha custodito la sua foto da alpino per tutta una vita.

Lazzarotti era casa partito da Valditacca in estate, in paese c'è chi ricorda che era il giorno in cui c'era un matrimonio, ma tutti, invece di festeggiare, piangevano per la sua partenza.

Giulio era ultimo di cinque figli.

«È uno dei nostri alpini, abbiamo nell'elenco dispersi il suo nome, tutto quadra - dice Gianni Pigoni, capogruppo degli alpini di Monchio - Lazzarotti era partito al fronte con il corpo d'armata, con Cecchi Paride, suo grande amico, poi non se ne è più saputo nulla, ma ora si è ricostruito tutto. Siamo entusiasti del ritrovamento della piastrina, quando la porteranno qui sicuramente faremo una cerimonia in ricordo del caduto».

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