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Calcio

Promozione, Pin sa come si fa

20 settembre 2016, 07:00

Promozione, Pin sa come si fa

Paolo Emilio Pacciani

Era il 1983 e un giovanissimo Gabriele Pin arrivava a Parma, preso dal compianto Ernesto Ceresini, e inserito nella giovanissima squadra che Perani finì per con-
durre alla promozione in serie B. Altri tempi, altra serie C, altra società, altri giocatori. Ma l'auspicio è che il finale sia identico.

«No, non si possono proprio fare paragoni con il Parma di allora - commenta Gabriele Pin - perché la situazione era completamente diversa. Noi eravamo una squadra molto giovane, anche se giovani di talento come Pioli, Salsano, Aselli, Murelli e il sottoscritto che sono finiti a giocare tutti in categorie superiori. Non avevamo pressioni, non eravamo i favoriti e non dovevamo dimostrare nulla. Fu un campionato bellissimo, me lo ricordo così come mi ricordo il derby di ritorno al Mirabello perché mi ruppi la tibia e saltai le ultime partite».

Nessuna analogia con il Parma di oggi, quindi?

«No, direi di no. Anche il campionato ero diverso: innanzitutto salivano due squadre e poi la situazione era diversa. Oggi il Parma deve fare i conti con piazze molto importanti, tutte ambiziose, parte con i favori del pronostico, con giocatori esperti e con grandissime pressioni. Noi abbiamo sfruttato l'entusiasmo della gioventù: alla fine i risultati positivi ci permisero di creare un'alchimia che risultò vincente. Diciamo che era un Parma pane e salame».

Il Parma di oggi invece...

«Per spessore tecnico, solidità societaria, strutture e pubblico è sicuramente una delle grandi favorite se non la favorita numero uno. Nessuno di questi giocatori ha però idea del calcio che si è giocato qui a Parma fino a pochi anni fa, mentre il pubblico se lo ricorda bene. Per questo forse si fanno anche inconsciamente dei paragoni che non possono essere a favore dei giocatori di oggi».

Si aspettava le difficoltà iniziali che la quadra di Apolloni ha avuto?

«Sì, perché, contrariamente a quanto pensano i tifosi, questo è un campionato difficilissimo. Io però sono convinto che questa squadra abbia qualcosa di più rispetto alle avversarie. Anche le altre squadre favorite stanno avendo delle difficoltà. Compreso l'Alessandria che guida il girone A a punteggio pieno e che ha vinto delle partite senza averlo meritato. Il Parma ha cambiato tanti giocatori e quando starà bene fisicamente farà il campionato di vertice che ci si aspetta».

Anche lei quindi ha notato un certo ritardo di preparazione...

«E' una questione di fisico. Molti giocatori hanno una struttura importante, che ha bisogno di carburazione e tempo per arrivare all'80, 90 per cento. Ma è un bene che sia così, perché fra un mesetto saranno tutti in piena forma e pronti per una stagione lunghissima. Non bisogna fare l'errore di voler stravincere subito, ma di porsi una serie di obiettivi affrontandone uno alla volta. Il primo è quello di restare ai vertici della classifica senza perdere terreno dalla prima. Poi, quando la forma sarà piena, si dovrà puntare a prendere la testa».

Si aspettava tante critiche per Apolloni?

«Ne ho sentite troppe, figlie della fretta di vincere subito. Ma gli addetti ai lavori sanno che ci vuole pazienza».

Condivide la difesa a tre?

«Solo Gigi può sapere se è la migliore. Però non sono mai gli schemi a fare la partita, ma l'atteggiamento. Un 3-5-2 molto offensivo può diventare un 5-3-2 molto passivo se l'atteggiamento è remissivo».

Le è piaciuta la rimonta di Pordenone?

«Molto. All'inizio la squadra ha subito la botta psicologica del ko con il Venezia; poi ha avuto una reazione nervosa dei giocatori che hanno tirato fuori il meglio di loro e hanno messo in campo tutta la loro qualità. Se il Parma ripartirà sabato da questa reazione potrà fare grandi cose».

Lei è sempre legato a Prandelli?

«Sì, siamo in sala d'aspetto. Purtroppo questa estate siamo stati tenuti in ballo da Lotito e questo ci ha impedito di trovare altre destinazioni».