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Indagine

Delitto di Basilicagoiano: spunta un supertestimone

22 settembre 2016, 07:01

Delitto di Basilicagoiano: spunta un supertestimone

Davide Barilli

Rimpatriata, via Malpensa, la salma di Mohamed Habassi, il 32 enne tunisino, massacrato lo scorso maggio nell'appartamento di Basilicagoiano che occupava abusivamente. Habassi è stato sepolto in un cimitero di Tunisi, da alcune settimane, dopo che la procura parmigiana ha dato il nullaosta al termine degli esami autoptici.

E intanto, sul fronte delle indagini, dopo mesi di silenzio, emergono molte novità: il pm Daniela Nunno ha infatti chiesto un incidente probatorio, vuole mettere a confronto le versioni dei sei arrestati. Ma vuol anche sentire, allo scopo di «cristallizzare» le dichiarazioni di tutti, in vista di una probabile richiesta di giudizio immediato, l'unico supertestimone: un nordafricano che potrebbe aver visto, almeno in parte, cosa era accaduto all'interno dell'appartamento, in particolare chi era entrato e chi era rimasto fuori.

Il testimone magrebino era stato sentito nell'immediatezza dei fatti, poi si era dileguato, fuggendo dall'Italia. Ma recentemente è stato eseguito nei suoi confronti un mandato di arresto (per altre vicende) ed ora è nuovamente a disposizione dell'autorità giudiziaria che lo vuole ascoltare ancora.

Ma non basta: i legali di Luca Del Vasto e Alessio Alberici (gli avvocati Carmelo Panico e Ernesto Calistro) hanno chiesto che i loro clienti (arrivati sul luogo del delitto «pieni» di cocaina e rum) vengano sottoposti a perizia psichiatrica per valutare se al momento del fatto erano capaci di intendere e di volere.

Su tutte queste istanze dovrà decidere il gip.

Il quadro della mattanza è chiaro. La sceneggiatura della notte dell'orrore ormai ha poche ombre. Nonostante il sangue, la violenza, le torture, gli inquirenti sono certi di aver chiuso il cerchio sul terribile e sconvolgente omicidio di Mohamed Hassad.

Ma quello che va chiarito sono i ruoli: fino ad ora, infatti, è una guerra di tutti contro tutto. I due italiani accusano i quattro romeni (tutti i sei arrestati sono in carcere) i quali a loro volta scaricano tutte le responsabilità su Del Vasto e Alberici.

Massacrato a colpi di mazza da baseball. E torturato: due dita strappate con una tenaglia, oltre a un pezzo di naso, secondo alcuni testimoni strappato con un morso dallo stesso Del Vasto.

Tanto che Habassi non è morto subito, ma forse (l'esame dell'autopsia non è ancora stato depositato) soffocato dal suo stesso sangue: l'agonia è durata forse più di mezz'ora. E per tutto quel tempo ha gridato, ha chiesto aiuto. Quando lo hanno trovato, circa all'una di notte, era riverso sul pavimento della cucina dell'appartamento di via Castello, a Basilicagoiano. Intorno c'era una lago di sangue. La difesa è certa che non ci sia stata alcuna premeditazione: i sei uomini che hanno partecipato alla spedizione punitiva trasformatasi in una mattanza sarebbero partiti solo con l'intenzione di dare una lezione ad Habassi, non di ucciderlo. Va però spiegata la presenza dell'armamentario da tortura che avevano portato con loro.

Tornando al trasferimento della salma della vittima in Tunisia, le pratiche si sono rivelate particolarmente complesse. Era stato il mistero degli Esteri tunisino a chiedere il rimpatrio della salma nel suo Paese di origine. La ministra degli Affari Esteri della Tunisia Samia Ghazuani Gazuani tempo fa aveva spiegato in una dichiarazione al sito nordafricano Kapitalis: «Se la famiglia Habassi non sarà in grado di provvedere a un avvocato nel nostro servizio di consulenza legale c'è chi se ne occuperà». Dalle dichiarazioni della ministro emergerebbe che la Tunisia sarebbe venuta a conoscenza della morte di Habassi l'11 maggio grazie all'ambasciata a Roma e al consolato a Genova, mentre la conferma ufficiale dalle autorità italiane sarebbe arrivata solo due giorni dopo. Ghazuani aveva spiegato che il trasferimento della salma poteva avvenire, come è la prassi in questi casi, solo una volta ottenuta l'autorizzazione, vista l'inchiesta in corso e la necessità di espletare gli esami peritali. La salma di Habassi è stata rimpatriata a spese dello Stato tunisino, come avviene per tutti i cittadini che muoiono all'estero. Un rappresentante dell'associazione Verdi tunisini di Parma che si trovava nella capitale ha parlato con un parente di Habassi il quale si è limitato a dire che rilasceranno dichiarazioni solo una volta che sarà fatta giustizia e i responsabili saranno condannati in modo esemplare. A Tunisi vive, con gli zii paterni, il bimbo che Habassi ha avuto della compagna Giovanna Tranchida, morta in un incidente stradale nell'agosto dello scorso anno. Un piccolo innocente che ha perso entrambi i genitori e che ha diritto a un risarcimento: in vista del processo i parenti della vittima potranno nominare un legale per costituirsi parte civile contro gli imputati.