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Legionella, l'esperto: «Si può guarire in due settimane»

01 ottobre 2016, 07:03

Legionella, l'esperto: «Si può guarire in due settimane»

Chiara Pozzati

Colpisce più uomini che donne, soprattutto le persone anziane. Ma in generale chi soffre di patologie croniche pregresse (come la broncopneumopatia cronica ostruttiva, il diabete, i tumori) e anche i fumatori. C’è di buono che non si trasmette da persona a persona e che, nella maggior parte dei casi e con la terapia antibiotica, si arriva alla completa guarigione in due settimane.
Il morbo del legionario è una polmonite, ecco perché abbiamo chiesto all’esperto Angelo Gianni Casalini, al timone dell’unità operativa di Pneumologia ed endoscopia toracica dell'ospedale Maggiore, un focus sulla misteriosa epidemia deflagrata nel quartiere Montebello. La difficoltà è quella diagnostica, non lo nasconde Casalini che ammette: «Non ci sono veri e propri “sintomi-spia” peculiari, purtroppo sono i medesimi di una qualsiasi infezione delle vie aree». Quelli di una banalissima influenza, insomma.
È ampio il ventaglio delle prime avvisaglie: «Febbre, tosse, cefalea, dolori muscolari, in alcuni casi dissenteria e stati di confusione mentale – riavvolge il filo l’esperto –. Quale campanello d’allarme? Il contatto con alcuni contesti che sono l’habitat naturale del batterio della legionella. Ad esempio le vasche idromassaggio, i contenitori per l’acqua calda». Perché, e su questo Casalini è perentorio, «non si tratta di un’infezione che si trasmette da persona a persona, ma inalando il batterio o venendo a contatto con acqua contaminata». La «casa» dove prolifica questo batterio, presente in natura, è l’acqua calda a una temperatura compresa tra i venti e i quarantacinque gradi.
Il focolaio di Parma in termini medici viene definito «epidemia comunitaria e si tratta di episodi che sono più frequenti nel periodo estivo e autunnale». Ma quanti sono i casi che ogni anno arrivano al reparto di Pneumologia? «Parliamo di poche unità». E qual è la procedura medica messa in atto? «Innanzitutto, quando ci troviamo di fronte a una polmonite “sospetta”, effettuiamo un’analisi molto semplice: ricerchiamo nelle urine del paziente l’antigene della legionella, un componente che stimola il sistema immunitario. In caso il test risulti positivo, scatta la denuncia obbligatoria all’autorità sanitaria. A seconda del quadro clinico, viene iniziata immediatamente la somministrazione dei farmaci, fra l’altro nelle forme lievi non necessariamente in ospedale. Chiaramente ci sono casi più gravi che vengono dirottati in Rianimazione, spesso frutto di combinazione con le patologie pregresse di cui parlavamo».
Se insorgono complicazioni, si può verificare un interessamento del cuore, dei reni, del fegato e, in casi eccezionali, del sistema nervoso. Dunque nessun isolamento da malattia infettiva? «No, proprio perché la trasmissione non avviene da persona a persona».