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L'epidemia

Legionella, nuovi casi e controlli a tappeto

08 ottobre 2016, 07:03

Michele Ceparano

Legionella: ieri due nuovi casi di positività. Il numero totale rimane però di 37 casi dal momento che altri due sono stati esclusi dal focolaio in corso a Parma. Uno di questi infatti non è in correlazione con la zona interessata che è quella del quartiere Montebello mentre l'altro è poi risultato negativo. L'Azienda Usl di sapere fa sapere che sono «attualmente 19 le persone ricoverate per polmonite da legionella all’ospedale Maggiore, dopo le dimissioni nel tardo pomeriggio di ieri (giovedì, ndr) di un paziente, mentre una persona è ricoverata all’ospedale Santa Maria di Borgotaro: quest’ultimo caso è in condizioni stabili ed è riferibile alla zona del Montebello a Parma». Sta invece molto meglio la ragazza di 27 anni ricoverata al Maggiore, che nelle prossime ore sarà trasferita dalla Prima Anestesia e Rianimazione alla Pneumologia. Per 12 pazienti, si legge sempre nel comunicato diffuso dall'Azienda Usl, «il decorso risulta stabile, per sei è in progressivo miglioramento, con uno di questi prossimo alle dimissioni».

I controlli Nel frattempo ieri sono continuati i controlli dei tecnici di Arpa e Ausl sulle torri di evaporazione degli impianti di raffreddamento dell'acqua. Come hanno spiegato sempre ieri gli esperti - Roberto Cagarelli, coordinatore operativo dell'Unità di crisi regionale per l'epidemia della legionella, arrivato in questi giorni in città, e Maurizio Impallomeni, dirigente del Dipartimento di sanità pubblica dell'Ausl di Parma, entrambi presenti all'affollatissima assemblea di giovedì sera alla don Milani - potrebbe essere partito tutto da lì. «Quando si è avuta conoscenza dei casi - spiega Cagarelli - i colleghi del Dipartimento di sanità pubblica si sono mossi a 360 gradi prendendo in considerazione qualsiasi possibile fonte espositiva rappresentata dall'acqua nebulizzata, sia erogata attraverso la rete acquedottistica sia incontrata dalle persone perché nebulizzata nell'aria. Questo ci ha portato a fare ispezioni nell'area interessata, a fare campionamenti dalla rete acquedottistica che serve quell'area urbana e, come si fa in qualsiasi caso di malattia, a proporre un campionamento nel domicilio del paziente. Stessa operazione da subito sull'irrigatore del campo sportivo della Montebello, ma è stata anche iniziata la ricerca di fonti espositive, tipo torri, e su altre apparecchiature presenti nella zona che avessero la possibilità di disperdere nell'aria del vapore d'acqua sulle cui particelle potrebbero viaggiare i germi della legionella».

Le torri Dai primi controlli non sono state trovate torri, ma allargando un po' di più l'indagine «di torri ne sono state trovate e sono già state campionate; gli accertamenti sono in corso. Altre torri in altri insediamenti sono state ispezionate stamattina (ieri, ndr) e in parte anche campionate; nei prossimi giorni la ricerca proseguirà allargandosi sempre di più».

Piscine e docce Cagarelli risponde ad alcune domande che arrivano dai cittadini. Qualcuno, ad esempio, si sta chiedendo se le piscine sono sicure; nei pressi della zona interessata dall'epidemia c'è infatti quella, molto frequentata, di via Zarotto. Cagarelli tranquillizza i frequentatori: «Non conosco la realtà degli impianti sportivi della città perché sono appena arrivato (il dirigente è modenese, ndr), ma l'acqua delle piscine non è quasi mai un problema. Se adeguatamente trattata, filtrata e clorata, di legionella è difficile trovarne». Molto, come spesso accade, dipende invece dalla manutenzione. «Ma il rischio - aggiunge l'esperto - non è la piscina in sé, ma la doccia». Le «colpe» poi non sarebbero da cercare neppure negli impianti di condizionamento privati.

I negozi Sui rischi delle attività commerciali della zona interviene invece Impallomeni. «Soprattutto nella parte iniziale - spiega - abbiamo visitato e ispezionato gli esercizi della zona di piazzale maestri per verificare se esisteva qualche apparecchiatura in grado di rilasciare vapori contenenti aerosol. In realtà sono tutte attività che hanno condizionatori di tipo domestico in cui non si creano le condizioni per lo sviluppo della legionella».

Il catasto delle torri In questa brutta storia, comunque, la colpa potrebbe essere attribuita alle torri di evaporazione. Risponde infatti Impallomeni: «Non abbiamo ancora i risultati definitivi per motivi tecnici di laboratorio, ma dai risultati preliminari l'orientamento è verso questi impianti detti torri di evaporazione». Un'indagine, quella a cui stanno lavorando, molto impegnativa. Per il momento infatti non si sa quante ne esistano in città poiché «non c'è nessun sistema di legge che obblighi a detenere un registro. C'è una direttiva che dà indicazioni per cominciare ad approntare un catasto che le raggruppi ma è abbastanza recente. A Parma comunque ne esistono e vanno tenute sotto controllo anche indipendentemente dai fenomeni epidemici. Chi le gestisce normalmente ne è consapevole e deve curarne la manutenzione con pulizia e sostanze anti-microbiche adatte».

Il «killer» Che l'«assassino» si nasconda nella «torre» non è, infine, ancora una certezza ma appare molto, molto probabile. Come dichiara Impallomeni, «stiamo campionando tutte quelle che riusciamo a individuare in un raggio ragionevole tenendo conto anche delle dimensioni e delle condizioni della pulizia». A tale scopo ben venga l'ordinanza appena emessa dal Comune. «Abbiamo sostenuto fin dall'inizio - puntualizza - la necessità dell'ordinanza, non esistendo ancora un censimento accurato e completo che stiamo cercando comunque di organizzare. Ma i possessori e i gestori degli impianti sanno qual è il comportamento da tenere».

Le mascherine Qualcuno ha parlato di combattere il virus con le mascherine, ma Impallomeni frena parlando di un effetto che potrebbe essere controproducente, specie per chi ha problemi respiratori. «Noi puntiamo ad andare alla radice del problema - aggiunge -. Per arrivare al bersaglio non vanno però utilizzati solo i canali legati ai pur fondamentali media, ma anche quelli legati al modo del lavoro e della produzione». Sui tempi per arrivare a una soluzione del caso, «c'è un cauto ottimismo. Abbiamo individuato le torri presenti nel raggio di un chilometro, ma stiamo allargando il raggio».