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Intervista

Pizzarotti: «Sconosciuta la fonte della legionella»

16 ottobre 2016, 07:03

Pizzarotti: «Sconosciuta la fonte della legionella»

Georgia Azzali

Tre giorni di tregua. Ma ieri si è aggiunto un nuovo nome alla lista. Ha 45 anni il numero 41 dei contagiati dalla legionellosi. Crescono i malati, sebbene più lentamente dei primi giorni, e allo stesso tempo ancora non si sa dove si annidi il batterio che ha causato l'infezione. Le analisi non si sono bloccate. Tutt'altro. Nel mirino le torri di evaporazioni installate su vari complessi industriali e direzionali della città. Gli accertamenti richiedono tempo, perché è necessario non solo scovare il batterio, ma accertare la corrispondenza tra quello eventualmente scoperto in un determinato sito e quello che ha contagiato le persone. E finora questo match non è stato trovato. A chiarirlo è il sindaco, Federico Pizzarotti, che per la prima volta decide di spiegare e replicare alle accuse.

I cittadini sono confusi: si chiedono il perché di questa epidemia. Lei, che è anche autorità sanitaria locale, cosa risponde?

Non è detto che si arrivi a una risposta certa: la gente lo deve sapere. E' molto difficile che alla fine di queste epidemie si trovi una correlazione tra il contagio e le fonti.

Ma lei ha i primi dati sulle analisi fin qui effettuate?

Le legionelle sono di circa 70 tipi, e solo di legionella pneumophila se ne contano 16 tipi. Ora, in alcuni impianti sono state trovate delle positività, ma non collegabili alla malattia. E' probabile che il ceppo che contagia le persone sia l'uno, tuttavia finora sono stati trovati altri tipi di ceppi in alcuni siti. Quindi non c'è correlazione. Finora non ci sono risultati «utili». Non c'è alcun mistero: ci sono dei tempi tecnici delle analisi, e i risultati finora acquisiti non permettono di indicare il «colpevole» del contagio.

Quali sono le torri positive?

Questo ve lo fate dire dall'Ausl. Ma in ogni caso, si creerebbero inutili allarmismi, perché - ripeto - per ora non sono state trovate correlazioni fondate tra i ceppi.

E' stato lei, però, a parlare in consiglio comunale di alcune torri in cui sarebbe stato trovato il batterio.

Ci sono due tipi di esami. Per semplificare: uno che ti dice in modo molto rapido se è presente il batterio, ma poi può succedere che quando si fa la coltura, non si sviluppi. Ma soprattutto il punto vero sarà trovare il collegamento tra i ceppi trovati nelle torri e quello riscontrato nei malati. Altro aspetto sarà la verifica delle caratteristiche meteo di quei giorni, e quindi la correlazione tra i venti e lo spostamento del batterio. Un punto fondamentale per capire anche il perché della concentrazione dei casi nella zona di via Montebello. Ciò che ho detto oggi (ieri, ndr) al tavolo interistituzionale, è questo: indipendentemente dal fatto che si arrivi o meno alla fonte del contagio, dotiamoci di un protocollo che ci possa consentire, grazie a tecnici del settore, di monitorare queste torri quando sono attive, perché è chiaro che il tema è prevenire.

Esistono, però, delle linee guida nazionali che prevedono che gli enti locali abbiano un apposito catasto delle torri. Il Comune di Parma ce l'ha?

Assolutamente no, ma nessun Comune l'ha attivato. Stiamo parlando di linee guida non di una legge.

Quindi non vengono fatti dei controlli pubblici?

Spetta ai gestore degli impianti rispettare delle procedure di controllo. Infatti, il tema è: dotiamoci di un protocollo, insieme alle associazioni di categoria, per fare i controlli. Ma non c'è una legge che impone nulla. Questo non significa che non si debba fare niente, da qui la mia proposta del protocollo.

Ma lei quando è stato avvertito dall'Ausl dell'allarme legionella?

Il 28 settembre è stato avvertito il vice sindaco e il dirigente del settore Ambiente, perché io ero all'estero, e abbiamo fatto un comunicato congiunto con le aziende sanitarie. Il 30 abbiamo fatto il tavolo interistituzionale e poi diramato un nuovo comunicato.

Il 21 settembre, però, erano già stati registrati 13 casi complessivi tra Parma e provincia. L'Ausl ha poi spiegato che non si trattava di «casi sentinella» e che l'allarme è scattato dal 26 settembre. Ma forse non era il caso che lei fosse avvertito già prima del 28 settembre?

Questo lo chieda all'Ausl, ma saranno state fatte delle valutazioni di tipo sanitario, che li hanno portati ad agire in quel modo.

Lei viene avvertito il 28 settembre, ma l'ordinanza che impone ai gestori delle torri la consegna della relazione tecnica che attesti i controlli effettuati viene firmata il 7 ottobre: non ha aspettato troppo?

Io agisco quando l'ente sanitario mi dice di agire. Per fare un'ordinanza di questo tipo devi avere dei presupposti scientifici. Il giorno 28, per esempio, si stava guardando l'acquedotto. Il 6 ottobre, una volta appurato che gli esami sull'acquedotto erano negativi, ci siamo concentrati sulle torri, e nel giro di poche ore è stata emanata l'ordinanza, quindi abbiamo agito tempestivamente.

C'è chi ha contestato la «debolezza» di questa ordinanza: perché non fare spegnere le torri?

C'è chi contesta tutto. Non va poi dimenticato il fatto che a fronte di un'ordinanza fatta senza presupposti, possano essere chiesti i danni al Comune. E non c'erano i presupposti per far bloccare le torri.

Non crede che ci sia stato un problema di gestione della comunicazione da parte del Comune?

Inizialmente non si poteva dire praticamente nulla, nemmeno che il problema non fosse l'acqua. Era ipotizzabile, visto che altrimenti ci sarebbe stata un'esplosione incontrollabile di casi, ma comunque era necessario aspettare la fine delle analisi.

Perché non avete fatto un'informazione porta a porta?

Avrebbe creato la reazione opposta, generando allarmismo. Cosa dovevamo dire? Non vi contagiate bevendo l'acqua potabile, oppure lasciate scorrere l'acqua prima di fare la doccia? Non è come nel caso dell'alluvione, in cui, per esempio, ho 3 ore di tempo per dire di abbandonare le case perché il fiume sta esondando. Qui siamo di fronte a tempi molto diversi: non c'è un'emergenza immediata, la tempestività di comunicare qualcosa.

La procura ha comunque aperto un'inchiesta: personalmente è preoccupato?

Assolutamente no. Io emetto un'ordinanza in base alle segnalazioni dell'autorità sanitaria.

Ha qualcosa da rimproverarsi per come ha gestito questa emergenza?

Direi di no: ho fatto subito un incontro istituzionale e poi quello pubblico. In meno di una settimana è stata fatta l'ordinanza. Tutti i giorni mi informo su eventuali esiti. Il mio paragone è con il caso alluvione: in una settimana gran parte dei servizi era disponibile, poi c'è la sofferenza delle persone che è tutt'altra cosa e merita sempre rispetto.

Mi permetta, non mi pare un paragone felice: per la vicenda alluvione è indagato per disastro colposo.

Il numero degli amministratori indagati è salito con il crescere della percezione da parte dei cittadini che tutto deve essere gestito dall'amministrazione pubblica. Non si può prevedere tutto: situazioni d'emergenza accadono. Lo dico, perché se andiamo avanti così nessuno vorrà più amministrare, assumersi delle responsabilità.

Ma ci sarà chiarezza sulle fonti del contagio? I cittadini sapranno tutto?

I cittadini verranno informati. E agiremo anche sul piano della prevenzione, con il protocollo di cui abbiamo parlato. Ma la gente deve anche sapere - voglio essere franco - che non è detto che si possa arrivare con certezza a stabilire la fonte del contagio.