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IL DRAMMA

Abbandonata in casa tra i rifiuti, condannato il figlio

Storia toccante nella Bassa: i fatti risalgono a due anni fa

27 ottobre 2016, 07:01

Georgia Azzali

Sdraiata sul divano. Confusa e magrissima. In una stanza sudicia e punteggiata dagli escrementi del cagnolino che le teneva compagnia. L'aveva trovata così, il carabiniere che per primo, il 9 giugno 2014, era entrato in quell'appartamento nella Bassa. Tre settimane di ricovero in ospedale, poi la morte. A 54 anni, Carla (il nome è di fantasia, ndr) non sapeva più badare a se stessa. Consumata dal dolore e dall'alcol, ma soprattutto sola. Eppure aveva un figlio e un ex marito (separato solo di fatto), che vivevano altrove, ma che - secondo il pm Giuseppe Amara - avrebbero dovuto prendersi cura di quella donna, affetta da un grave decadimento cognitivo e incapace di provvedere alle proprie esigenze, e invece se ne sarebbero disinteressati. Tutti due sono finiti davanti al giudice Alessandro Conti, con l'accusa di abbandono di persona incapace. E ieri il figlio, 30 anni, è stato condannato a 3 mesi. Avendo scelto il rito abbreviato, l'uomo ha potuto beneficiare dello sconto di un terzo. Il giudice, oltre alle attenuanti generiche, gli ha concesso la sospensione condizionale della pena e la non menzione. Assolto, invece, l'ex marito, «perché il fatto non costituisce reato», seppure con la formula del 530 secondo comma, l'articolo del codice di procedura penale che prevede l'assoluzione quando la prova «manca, è insufficiente o è contraddittoria».

E' una vicina di casa a chiamare il 112, quella mattina di giugno. Suona alla porta di Carla, poi prova a telefonarle, ma nulla. Solo silenzio da quell'appartamento sotto al suo. Un'assenza che la preoccupa, perché Carla è una donna fragile. Vittima delle sue paure e delle sue ossessioni.

Così, ricevuta la telefonata della donna, i carabinieri si mettono subito in contatto con il figlio di Carla. Il ragazzo, che tuttora vive in un'altra cittadina del Parmense, dice di aver sentito la madre due giorni prima. In quel momento, poi, è a una trentina di chilometri di distanza e non può abbandonare il lavoro. Aggiunge, però, che è pronto a chiamare il padre per farlo arrivare a casa della madre. Ma a quel punto i carabinieri decidono di mettersi subito in contatto con l'ex marito, che decide di correre subito sul posto.

L'uomo arriva davanti a casa, mentre anche uno dei carabinieri della stazione si sta avvicinando. Non è necessario chiamare i vigili del fuoco: l'ex marito ha le chiavi di quell'appartamento da cui se ne è andato da quasi quattro anni. Carla è in soggiorno: immobile su quel divano. Attorno a lei, solo sporcizia e desolazione: spazzatura un po' ovunque e poi gli escrementi del cagnolino, che continua a girare tra una stanza e l'altra. Poco dopo arrivano anche la polizia municipale e un'assistente sociale: il degrado è sotto gli occhi di tutti. Eppure Carla è una perfetta sconosciuta per i servizi del Comune, perché né il figlio né l'ex marito hanno mai segnalato la sua situazione. Nei giorni precedenti, inoltre, la donna - secondo quanto riferito dalla vicina - era stata in ospedale, ma poi nessuno dei familiari si sarebbe preso cura di lei. E anche le parole della proprietaria di casa ricalcano quelle della vicina.

Carla viene fatta uscire da quell'angolo di squallore. Passa da un divano sudicio a un letto d'ospedale. E muore 23 giorni dopo. Dopo anni di lotta con i propri fantasmi. In quella casa diventata il suo bozzolo. E la sua prigione di solitudine.