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Pellegrino

Ucciso nella battuta di caccia: la vittima è il 31enne Mattia Valdi

31 ottobre 2016, 05:03

Ucciso nella battuta di caccia: la vittima è il 31enne Mattia Valdi

Laura Frugoni

Si è accasciato sul terriccio, appena il tempo di chiamare il padre che si è precipitato a soccorrerlo. Ma la pallottola l'aveva colpito all'inguine: un colpo micidiale che ha reciso l'arteria femorale. La morte è arrivata veloce, troppo veloce per Mattia Valdi, 31 anni, giovane meccanico di Salsomaggiore che ieri mattina era impegnato in una battuta di caccia al cinghiale su per i boschi a Pellegrino Parmense - in località Case Manini, nei pressi della fondovalle dello Stirone.

Un tragico incidente, su questo non ci sono dubbi. Sulla dinamica si attendono le risposte dagli accertamenti disposti dai carabinieri di Pellegrino. Pare praticamente certo che Mattia sia stato stato raggiunto da un proiettile di rimbalzo: la traiettoria deviata dal tronco di un albero e da qui - per una tragica fatalità - ha preso in pieno il giovane cacciatore.

Mattia era andato a caccia insieme al padre Roberto, della loro squadra facevano parte altri cinque compagni: i carabinieri hanno sequestrato sette fucili, hanno ascoltato i cacciatori che si trovavano vicini al punto in cui è avvenuta la tragedia. Il papà di Mattia è ricoverato al Maggiore: sotto choc, distrutto, piegato da un dolore troppo grande. Chi gli è stato accanto ieri mattina ha avuto paura anche per lui. Temevano un gesto disperato: hanno cercato di calmarlo, hanno fatto sparire in fretta tutte le armi. L'ipotesi più drammatica è che il proiettile sia partito proprio dalla sua carabina, ma ancora si attendono i riscontri balistici, si soppesano le testimonianze.

«Sono sconvolto, siamo tutti sconvolti - dice Roberto Lunghi, presidente del'Atc Parma 7 - faccio parte di quella squadra. Ero a caccia con Mattia e Roberto anche ieri, il sabato e la domenica padre e figlio ci sono sempre. Roberto è molto esperto: insegna a me ad andare a caccia. Stamattina non ero andato con loro per un impegno: appena ho saputo mi sono precipitato a Pellegrino, sono arrivato verso mezzogiorno. Ho parlato con il caposquadra...».

La voce si è sparsa sulle pendici dell'Appennino come una frustata: sono accorsi molti cacciatori, volti annichiliti e teste tra le mani, il silenzio surreale spezzato dalle urla strazianti della mamma di Mattia, arrivata sul luogo dell'incidente. «Sono scene che ti restano dentro - sospira Lunghi - tanti ieri dicevano: “basta così”, io ho già messo via tutto compresa la carabina: mai più caccia al cinghiale. Ma ora siamo tutti preoccupati per Roberto. Stravedeva per suo figlio».