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Protesta

Gli studenti del Solari: no alla fusione con il Magnaghi

05 novembre 2016, 06:00

Chiara De Carli

Gli studenti dell'istituto professionale per l'agricoltura «Solari» di Fidenza dicono «no» all'accorpamento con l'Alberghiero Magnaghi e ieri pomeriggio hanno portato la loro protesta, accompagnati dai rappresentanti dei genitori in consiglio d'istituto, davanti alla sede di Parma del Provveditorato agli studi.

Dopo il parere negativo arrivato dal corpo docenti, il veto arriva anche da chi la scuola l'ha scelta proprio per la sua sinergia con altri istituti della provincia.

«Noi coltiviamo, non cuciniamo» recita uno degli slogan preparati dai ragazzi, a sottolineare la mancata coerenza tra i piani formativi delle due scuole che già dall'anno scolastico 2017-2018 dovrebbero, stando alle intenzioni, diventare un'unica realtà. Scelta che, stando all'analisi fatta dal rappresentante dei genitori Gabriele Drommi, «porterà grave danno e pregiudicherà il futuro dell'istituto Professionale Solari. La motivazione addotta è quella di armonizzare le due scuole con la vocazione agroalimentare del territorio nel quale sono collocate. Si dichiara che con questa scelta il Solari sarà sicuramente “valorizzato” e ciò porterà ad un maggior sviluppo della scuola ed un aumento delle iscrizioni. I fatti però sembrano dimostrare che il Solari non abbia bisogno di essere valorizzato in questo modo, ma che anzi questo accorpamento verrebbe a suo svantaggio».

Il Solari oggi fa parte del Polo Scolastico Agroindustriale della Provincia di Parma assieme all'Istituto Tecnico Agrario Bocchialini di Parma e l'Istituto Tecnico Industriale Galilei di San Secondo e le tre scuole lavorano in sinergia con un'unica dirigente scolastica, docenti in comune e attrezzature che vengono utilizzate dai ragazzi che studiano nei tre istituti.

«Negli ultimi quattro anni le iscrizioni all'Istituto Solari hanno avuto un incremento del 164% passando da 195 a 320 studenti. Il Polo agroalimentare nel suo complesso conta circa 1.600 studenti, con un trend in continua crescita e con dati sulla occupazione lavorativa post diploma molto elevati, in risposta ad una domanda collegata alle attività produttive di elezione del nostro territorio, ovvero la produzione agroalimentare e trasformazione industriale dei relativi prodotti. Si fa presto a pensare che questa azione sia stata pensata soprattutto nella prospettiva di una fusione tra i comuni di Salsomaggiore e di Fidenza e in funzione di disporre di un polo con un elevato numero di studenti che permetta di accedere a maggiori finanziamenti. Il tutto senza minimamente tenere in considerazione la qualità dei percorsi didattici e il maggior bene degli studenti, che sono la futura forza lavoro della nostra provincia».

Ragazzi che vedono in questa fusione il rischio concreto di veder «declassata» la loro scuola, come ha sottolineato il rappresentante d'istituto Gabriele Barbieri. «Abbiamo il fondato timore di perdere la scuola che abbiamo costruito. Abbiamo già visto altri casi in cui un istituto alberghiero è stato accorpato ad un agrario e, vuoi per il fatto che oggi le scuole di cucina sono diventate di moda, vuoi per scelte diverse, sono sempre stati gli studenti dell'agrario ad essere penalizzati, a volte anche con la soppressione dell'indirizzo».

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