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Tragedia

Salso in lacrime per l'addio a Mattia Valdi

06 novembre 2016, 06:02

Salso in lacrime per l'addio a Mattia Valdi

Roberto Longoni

All'esterno di San Vitale c'è un'altra chiesa ancora. Confina con una città silenziosa, con strade bagnate percorse dal traffico rado: gente assiepata sotto il portico del sagrato, sul piazzale, sui gradini della scalinata che collega la via al «duomo» di Salso. Sta lì in piedi, sotto un tetto di nubi fitte: a sfidare la pioggia che potrebbe riprendere da un momento all'altro. Fino a poco prima del funerale, è caduta in gocce fitte e fini, di quelle che filtrano nella pelle ed entrano nel respiro. San Vitale non basta, per l'addio a «Matti». Non basta, anche se all'interno, oltre ai tanti in piedi, non tutte le sedie sono occupate: c'è qualche vuoto tra quelle più vicine alla cassa ricoperta di fiori variopinti e al dolore di una famiglia straziata.

Segno del pudore con il quale Salso abbraccia i Valdi segnati da una tragedia disumana. Va di pari passo con la condivisione, perché quella bara di legno chiaro contiene qualcosa che appartiene un po' a tutti. Una parte di cuore per i parenti e gli amici, che non si contano, di ogni età. O anche semplicemente, per tutti gli altri, un sorriso, una chiacchiera o un saluto che non verranno mai più alle labbra. Quel proiettile guidato da un rimbalzo maledetto ha colpito un intero territorio. A far da sentinella accanto al feretro, oltre a due poliziotti in congedo, c'è la foto di quel ragazzo condannato a non invecchiare, accucciato accanto a uno dei propri cani da caccia. Capelli neri e maglietta rossa, quasi a rendere ancora più squillante il sorriso. Anche a non averlo mai incontrato, hai l'impressione di conoscerlo da sempre, tanta è la simpatia che trasmette.

Il padre Roberto, invece, lo riconosci dalla croce che gli schiaccia le spalle. Invecchiato di colpo ben oltre i suoi 58 anni, avanza in chiesa sorretto da due amici. Altri gli stanno appresso, pronti a intervenire, impegnati a fargli sentire che ci sono. Ma togliergli anche solo un grammo di peso di dosso sembra impossibile. Chissà in quanti gli hanno detto che non ha colpe, che lui è solo una vittima, due volte lo è, del destino. Chissà se ci saranno mai parole in grado di raggiungere lui e la moglie Renata, a sua volta costretta ad appoggiarsi a braccia amiche, e la giovane Samanta che ringrazia con un sorriso fragile chi è venuto a dare l'ultimo saluto al fratello. In mattinata, all'ospedale di Vaio, è stato il vescovo Carlo Mazza a portare conforto ai Valdi, rendendo omaggio alla salma di Mattia e recitando il rosario con loro.

Poche ore dopo, in San Vitale, si lotta contro un senso d'impotenza. «I nostri termini umani sono inadeguati a trasmettere lo sconcerto e lo smarrimento». A tenere l'omelia è don Luigi Gugliemoni, parroco di Sant'Antonio, chiamato a concelebrare le esequie con don Paolo Pacifici, parroco di Santa Maria Assunta, e con don Renato Santi, parroco di San Giovanni in Contignaco. Già dalla voce, si capisce quanto anche il sacerdote sia coinvolto da tanto dolore. «Non siamo spettatori di una tragedia capitata ad altri, ma presenze attive, coinvolti in quello che accade indipendentemente dalla nostra volontà - prosegue don Luigi -, per imparare con la grazia della fede la vera “sapienza del vivere”. Il valore dell'esistenza di una persona non dipende dagli anni che vive. Certo, avvertiamo il forte contrasto tra una giovane esistenza, che parte entusiasta al mattino per una giornata di divertimento con il papà e altri amici e la conclusione. Il contrasto tra l'ultimo bacio dato alla mamma prima di uscire e il silenzio in cui la famiglia si ritrova poche ore dopo. Il contrasto tra il bisogno di giovani che ha la nostra società, sempre più ricca di pensionati, e una vita spenta prima del tempo».

«Scopriamo che in un attimo può cambiare la nostra vita e spesso senza una ragione plausibile; ci rendiamo conto che non siamo padroni del nostro tempo né del nostro corpo né dei nostri programmi. Questo allora vuol dire che siamo in balia del cieco destino, del nulla, del buio, del non senso? No, la vita dell'uomo e del mondo è carica di mistero, molte realtà non riusciamo a capirle né ad accettarle perché ci superano. C'è solo da fermarsi in silenzio e riconoscere i nostri limiti. Del resto, come cristiani, crediamo in un Dio Crocifisso, anch'Egli privato della vita, nel pieno della maturità, in un campo fuori città. Senza la Croce di Gesù, come sarebbero più pesanti le nostre croci, come sarebbe disperante la nostra condizione. Siamo qui in tanti: una città, un territorio sono stati toccati da questo evento. Ma possiamo solo affidarci al Signore. Non siamo mai così autentici come quando vengono meno tutte le nostre fragili sicurezze umane; non ci resta che guardare in alto, chiedere luce e aiuto per guardare avanti».

Un breve applauso accompagna l'uscita del feretro. Le lacrime rigano i volti. Anche quelli dall'aspetto più indurito, della gente della montagna scesa a Salso per le esequie. A Rigollo di Pellegrino affondano le radici dei Valdi: lassù, dove ormai si trovano più nomi sulle lapidi che sulle porte delle case, «Matti» riposerà per sempre. Il carro funebre risale le pieghe dell'Appennino: attraversa i colori dell'autunno, scivola sotto nuvole basse. Il tempo che annuncia il grande letargo. In giorni come questi, quanto sia bello camminare sulle foglie cadute e respirare i primi freddi, mentre si pensa al ritorno a casa, solo chi va per boschi lo sa.