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OMICIDIO COLPOSO

Volo dal cavalcavia, 3 richieste di rinvio a giudizio

15 novembre 2016, 06:02

Volo dal cavalcavia, 3 richieste di rinvio a giudizio

Georgia Azzali

Nessuna corsa folle su quel cavalcavia. L'auto di Fiorentina Zoto faceva i 27 km all'ora quando finì contro il parapetto del sovrappasso dell'A1 di Viarolo, il 23 giugno 2012. Tanto fragile quella barriera da cedere immediatamente: l'Opel Corsa fece un volo di sei metri e mezzo e precipitò su una macchina che in quel momento stava viaggiando sull'Autosole. Fiorentina, famiglia di origini albanesi, morì a soli 27 anni. E con lei persero la vita anche due pensionati, Giacomo Carrera e Concetta Aleo, originari di Caltagirone ma da anni residenti a Milano, che se ne stavano andando verso Sud. Tre morti. E tre persone che - secondo la procura - dovranno rispondere di quel tragico incidente, perché avrebbero «omesso» di fare gli interventi necessari per mantenere in efficienza e adeguare quella barriera. Il pm Emanuela Podda ha chiesto il rinvio a giudizio per omicidio colposo plurimo di Gabriele Alifraco, ex dirigente del Servizio civile e Infrastrutture della Provincia, Stefano Catellani, all'epoca direttore del 2° tronco dell'A1, e di Paolo Strazzullo, allora responsabile tecnico dello stesso tronco autostradale. Nei giorni scorsi, inoltre, il gup Maria Cristina Sarli, su richiesta dei difensori dei familiari di Fiorentina e dei due coniugi morti, ha citato come responsabili civili la Provincia di Parma e la società Autostrade per l'Italia. In altri termini, in caso di condanna, oltre agli imputati, anche l'ente pubblico e la società dovranno contribuire al risarcimento in solido dei danni. Archiviate, invece, le posizioni delle altre nove persone inizialmente indagate, tra cui gli ex assessori provinciali Andrea Fellini e Filippo Carraro, il predecessore di Alifraco, Ermes Mari, oltre ad altri dirigenti e tecnici di Società autostrade e Anas.

Nel mirino, dunque, la Provincia (con l'allora dirigente competente) e Autostrade per l'Italia (insieme al direttore e al tecnico di quel tronco di strada): l'ente di piazza della Pace è infatti proprietario della provinciale su cui sorge il cavalcavia di Viarolo, mentre la società è la concessionaria della rete autostradale. E, secondo la legge, tutti e due avrebbero dovuto provvedere alla manutenzione e all'adeguamento del parapetto del sovrappasso.

Ma tutto ciò non sarebbe stato fatto. Quella protezione era stata installata agli inizi degli anni Settanta, ma per vent'anni - dal 1992 al 2012 - non ci sarebbe mai stato alcun controllo. E' l'aspetto inquietante messo in evidenza dalla procura nell'estate del 2013, quando fu depositato l'avviso di conclusione delle indagini. «Non sono stati rinvenuti verbali di sopralluogo, ispezione e accesso ai luoghi - si leggeva nel provvedimento firmato dal pm Paola Reggiani, allora titolare del fascicolo -, interventi che mai sono stati effettuati dalla data di costruzione e comunque dal 1992 ad oggi; non sono stati rinvenuti verbali di collaudo della tenuta e della stabilità delle barriere, della capacità contenitiva, tenuto conto dei progressi della ricerca e anche del numero di sinistri, anche con esiti mortali, verificatisi con le stesse modalità».

Negligenza e imperizia, dunque, secondo la procura, perché non ci furono verifiche adeguate su quel parapetto, fatto di una maglia leggerissima. Insomma, quella barriera doveva essere sostituita, o comunque adeguata nel corso degli anni. Perché ciò, secondo l'accusa avrebbe evitato, che l'auto di Fiorentina precipitasse schiacciando l'Alfa 147 su cui viaggiavano i due pensionati settantenni. Ma nell'incidente ci furono anche altri otto feriti, tra cui la sorella di uno dei coniugi che riportò gravi lesioni.

La fase, però, è ancora quella dell'udienza preliminare. E, nel caso di rinvio a giudizio, la battaglia processuale - fatta anche di perizie e controperizie - potrebbe essere lunga.