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Sentiero del Cai

"Scambiato per un cinghiale", cane ucciso da un cacciatore

29 novembre 2016, 06:03

Mara Varoli

Maggie è morta. Qualcuno le ha sparato dritto al cuore, con un colpo solo, mentre con la sua padrona stava passeggiando su un sentiero del Cai, vicino a Corniglio. Aveva un anno e mezzo e una grande passione per la montagna e per la neve. «Maggie - racconta Silvia - era un incrocio tra un pastore maremmano e un pastore francese: pesava 35 chili. Ed era arrivata a casa nostra a fine maggio del 2015, in regalo a mio figlio. Spesso veniva con noi sui sentieri dell'Appennino e non scappava mai: era molto ubbidiente. Ma le hanno sparato ed è morta sul colpo».

Silvia domenica mattina era partita con un'amica e Maggie da Roccaferrara superiore sul sentiero 743 che gira intorno al Monte Polo: «Facciamo spesso gite sull'Appennino - continua Silvia -. E Maggie non era al guinzaglio perché l'ho addestrata: stava sempre vicina a me, al massimo era abituata ad andare un po' avanti, per poi fermarsi e aspettarmi. E se io la chiamavo, tornava subito indietro. Le avevo messo il guinzaglio solo un attimo, perché durante il cammino abbiamo incontrato altri escursionisti, ma poi l'ho liberata». E proprio quando il sentiero Cai 743 diventa 741 è successo quello che Silvia e l'amica non potevano immaginare: «Non c'era nessun cartello che segnalava una battuta di caccia al cinghiale - prosegue Silvia -. In più eravamo su un sentiero del Cai. Erano circa le 13 e ci trovavamo in un punto in cui il percorso scollina. Maggie era poco più avanti di noi, ma era coperta e non potevo vederla. In quel momento ho sentito lo sparo: uno, forte e vicinissimo. Ho preso paura e sono corsa avanti per vedere dov'era la mia Maggie». In quel punto, il bosco finisce e c'è una radura, per cui nessun impedimento alla visuale: «Quando sono uscita dal bosco ho visto un cacciatore seduto sulla collina, ma il cane non c'era - ricorda Silvia -. Ho chiesto al cacciatore se aveva visto la mia Maggie e lui mi ha risposto: "Vai via". Mi sono messa a correre da una parte e dall'altra, la chiamavo ma Maggie non rispondeva». Silvia era disperata, piangeva, in cuor suo aveva già capito che era successo qualcosa di terribile: «Mentre correvo - prosegue -, ho incontrato un gruppo di cacciatori, anche a loro ho chiesto se avevano visto la mia Maggie, perché qualcuno aveva sparato. Ma loro mi hanno risposto che non l'avevano vista. Nel frattempo avevo già chiamato i carabinieri. Il caposquadra dei cacciatori ha così fermato tutti gli uomini che erano con lui. Tornando indietro mi sono rifermata sulla collina, dov'era seduto il primo cacciatore. E da lì, a nemmeno 20 metri, ho visto la mia Maggie a terra». Morta sul colpo, per una fucilata secca di chi ha mirato al cuore. Sul posto, i carabinieri di Corniglio e il veterinario: «Anche mio marito è arrivato e il caposquadra ci ha aiutato a portare via Maggie per caricarla sulla nostra auto - sottolinea Silvia, ancora in lacrime -. Il cacciatore, che era seduto sulla collina, si è giustificato dicendo che in quel punto erano appena passati dei cinghiali e che aveva sparato pensando a un animale selvatico. E ha aggiunto: "Il suo cane era di colore sbagliato". Io piangevo e gli ho risposto che poteva dirmelo subito che aveva sparato alla mia Maggie». Silvia è poi andata in caserma dai carabinieri per la deposizione firmata: «Volevo ribadire che noi ci trovavamo su un sentiero del Cai e che non c'erano cartelli che segnalavano la battuta di caccia - conclude Silvia -. Ma volevo anche ringraziare il caposquadra che ci ha aiutato con la jeep a portare via la nostra amata cagnolina». Maggie non c'è più e il dolore di Silvia e della sua famiglia è una ferita che non si rimarginerà in fretta. Una morte assurda, probabilmente per un incidente, ma che suggerisce ancora una volta, e speriamo non invano, di riaffrontare un tema importante: quello della sicurezza in montagna. «E' preoccupante il fatto che se una persona decide di passeggiare nel pre parco senza vedere i cartelli rischi di essere impallinato - ha concluso Fabrizio Russo, presidente del Cai di Parma -. Bisogna alzare il livello di attenzione da parte dei cacciatori, considerando che su questi sentieri passano persone e anche bambini. E' giusto che la montagna sia vissuta da tutti, anche dai cacciatori, ma ci vuole rispetto reciproco».