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Mario, il «sindaco» del Montanara

01 dicembre 2016, 06:00

Mario, il «sindaco» del Montanara

Lorenzo Sartorio

Sabato 31 dicembre farà la sua ultima «barba» ed il suo ultimo «taglio di capelli». Dopo 61 anni di ininterrotto lavoro Mario Sani, barbiere storico di via Langhirano, a fine d’anno abbasserà per sempre la saracinesca del suo negozio.

Quattordicenne, aveva iniziato come garzone, nel dicembre 1955, alle dipendenze di Tullio Chiari che aveva aperto bottega nel 1954. Riservato, distinto, settantacinque anni portati da giovanotto, nella sua botteguccia adiacente al Bar Lux, dove negli anni sessanta era ubicato un dancing estivo che accoglieva le più belle ragazze della zona corteggiatissime da baldi giovanotti dai capelli impomatati di brillantina Linetti, Mario, ha deciso di attaccare al chiodo forbici e rasoi dopo aver tagliato i capelli a intere generazioni del «Montanara».

E proprio di questo quartiere dove, oltre averci lavorato una vita, ci abita, Sani, ricorda tutto. Dai colleghi che tenevano bottega al Ponte Dattaro, a quei commercianti che hanno cadenzato con la loro attività la vita del quartiere. Nella sua bottega, Mario, ha visto scorrere per tanti anni la vita della sua gente come in un film neorealista in bianco e nero.

Ed allora affiorano gli «amarcord» dei clienti storici che si sono accomodati nelle poltrone girevoli del «figaro» di via Langhirano: operai, primari ospedalieri (come l’indimenticato professor Brizzi), politici, intellettuali, gente comune. E persino «leggende» dello sport come Fausto Coppi al quale Mario ebbe l’onore di fare la barba quando il «campionissimo» venne a Collecchio in occasione di un’edizione della «Sagra della Croce».

Mario ricorda con un sorriso malizioso i calendarietti profumati con le donnine ignude che donava ai clienti per le feste di Natale.

«Alcuni lo mettevano - confida Mario - nel portafoglio tenendolo ben nascosto dal timore che la moglie lo scoprisse». Tifoso crociato però con il cuore che batte per il Milan, amante della buona musica, cugino del grande maestro Romano Gandolfi Mario, del «Montanara», era ed è una sorta di «sindaco ombra» come il simpaticissimo e parmigianissimo Graziano Bondani lo è di borgo delle Colonne.

Conosce tutti, li chiama per nome e soprannome, conosce la storia umile e autentica di questa porzione di città che un tempo profumava dei cibi generosi delle numerose osterie, ricorda i luoghi di divertimento come il dancing attiguo alla sua bottega e il cinema Olimpico dove si proiettavano anche certi film piccanti che oggi sarebbero considerati castigatissimi.

La barberia di Mario, negli anni Sessanta, alla sera, si tramutava in un salotto dove la gente, terminato il lavoro, si dava appuntamento per parlare dei destini del mondo. Un negozio che vide passare tantissime teste e altrettante mode: dai capelli a spazzola anni Sessanta, alle folte chiome alla «Beatles» anni Settanta, alle rapate a zero dei giorni nostri.

Ricordi? Tanti. Ma un episodio che Mario non dimenticherà mai accadde tanti anni fa. Giovanissimo garzone, stava facendo la barba a un cliente quando entrò un ubriaco che si avventò proprio su quell’uomo dal viso coperto di schiuma. Sani cercò di dividere i due e tutti e tre ruzzolarono terra. Per fortuna una scena solo comica. Ed ora a Mario e alla moglie Viviana, pensionata della «Barilla», spetterà il ruolo di affettuosissimi nonni a tempo pieno di Rebecca e Sofia mentre Mario non mancherà di dare una mano anche ai figli Monica e Massimo titolari di un avviato bar-tavola calda della zona.

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