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editoriale

Dal sexting al ricatto: pericoli on line

di Filiberto Molossi -

02 dicembre 2016, 14:12

Dal sexting al ricatto: pericoli on line

Per il 42% degli adolescenti non c'è niente di male a inviare foto e video a sfondo sessuale tramite telefonino o pc. Selfie in costume adamitico, pose provocanti (magari più goffe che audaci), lati b in primo piano oltre che in bella mostra. Un divertimento come un altro, dicono loro: un modo - spiega una ricerca del Telefono Azzurro - di esprimere se stessi, di guadagnare quell’attenzione che questi ragazzini (terribili?) altrove non hanno.
I loro genitori, al massimo, facevano il gioco della bottiglia sperando che la sorte gli concedesse, una volta tanto, di baciare la bella della scuola che altrimenti non li avrebbe nemmeno calcolati; poi, un po' più cresciutelli e intraprendenti, magari passavano al petting (versione anglofona dell'italianissimo pomiciare...) sul divano di mamma.
In piena era social però il «corteggiamento» conosce regole diverse: più vedere che toccare, condividendo col moroso o l'amico del momento fotografie che non lasciano nulla all'immaginazione, video ultra espliciti, autoscatti della prima volta e «prodezze» da ribaltabile. Si chiama sexting, altra parola inglese che a malincuore i nostri vocabolari hanno dovuto digerire: ma è esattamente quella cosa lì, lo scambio di messaggini, testi e immagini hard.
Che detto così puoi anche pensare siano fatti loro: peccato però che, il più delle volte, diventano - con conseguenze drammatiche - fatti di tutti. Non è tanto una questione di opportunità: per carità, non è da oggi che ci siamo giocati il comune senso del pudore. Quello che stupisce piuttosto è l'estrema ingenuità, la vulnerabilità senza scuse, di una generazione che si mette a nudo. E pur sapendo tutto della tecnologia ne fa un pessimo uso.
Gli esempi sono molteplici: dalla ragazza che invia le foto nuda al moroso e poi scopre che questo gentiluomo le ha mandate a tutta la scuola, alla bellissima conduttrice a cui un pirata informatico sottrae gli scatti bollenti per pubblicarli nella Rete. Ma anche la ragazza che, ferocemente insultata dal popolo del Web, si uccide dopo che i suoi video hard hanno fatto il giro del mondo. Perché sì, di vergogna si può anche morire.
Alle radici di un fenomeno sempre più difficile da controllare (e da arginare: il governo inglese sta pensando di vietare il sexting via Internet ai minorenni), non c'è però solo la cattiveria del mondo: ma anche un'incoscienza inconsapevolmente autodistruttiva. Là dove la voglia di mostrarsi, di «giocare» col proprio corpo e con quello altrui, è più forte, più irresistibile, di qualsiasi freno non tanto inibitorio, ma del buon senso. E' ormai più che evidente infatti che ogni immagine, ogni filmato, che conserviamo sul nostro cellulare o computer o peggio scambiamo via WhatsApp (o tramite decine di altre applicazioni, spesso sconosciute ai genitori dei teenager) può finire nelle mani sbagliate.
Eppure, ci cascano - sempre più spesso - pure gli adulti: è di ieri l'allarme lanciato dalla questura di Parma sul sexting. Videochiamate dove belle ragazze per lo più straniere e mai troppo vestite convincono uomini di ogni età a spogliarsi. Per poi, registrato il tutto, ricattarli. Giochi proibiti che costano caro, a volte carissimo. Ma hanno il pregio di ricordare che di tutti posti dove si può fare sesso il cellulare non è certo il migliore.