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COMMENTO

Un post per i posteri

di Patrizia Ginepri -

04 dicembre 2016, 10:49

Un post per i posteri

La barbarie è online, talvolta eclatante, spesso non percepita come tale. Esiste, infatti, una forma malata e spesso inconsapevole di ingerenza social che andrebbe fermata. Vengo al dunque. Mia figlia è venuta a sapere della morte di una persona cara, scomparsa improvvisamente a 38 anni, via Facebook. Ed è la seconda volta che le accade. La notizia ha navigato in rete quasi in tempo reale. Le avrei telefonato, l'avrei consolata a distanza poiché vive all'estero, ma la rete mi ha preceduto. «Cos'è di preciso che spinge a taggare il profilo di una persona due ore dopo la sua morte in un messaggio di addio?» mi ha detto in lacrime. Ha ragione. Ognuno ha il diritto di manifestare il proprio dolore come crede, condividendo pensieri e stati d'animo con centinaia di sconosciuti. Tuttavia, se è proprio necessario esternare, ci sono tempi sacrosanti da rispettare prima di diffondere messaggi simili. La rete è libertà, partecipazione ed espressione nell'ambito di una comunità sconfinata e autogestita, ma ci sono principi e diritti che non possono essere calpestati con la violenza di un post compulsivo.