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SAN LEONARDO

"Vi auguro di non trovarveli mai in casa": parla il parroco aggredito

18 dicembre 2016, 06:03

Laura Frugoni

Erano in tre - giovani, con i cappucci delle felpe tirati sopra il mento, accento straniero dell'Est - e chissà quante altre notti avranno già passato strisciando come ombre tossiche dentro le case altrui.

Questa volta hanno scelto la casa di un prete, don Mario Ghirardi, che abita insieme alla madre di fianco alla chiesa bianca del Cristo Risorto in via Venezia. Sono arrivati alle quattro del mattino e non è ancora chiaro come abbiano fatto a entrare.

Chiamarli ladri non è abbastanza: nel momento in cui ti mettono le mani addosso non è più «solo» un furto, diventa una rapina. «Uno teneva fermo me e l'altro mia madre mentre il terzo frugava nelle camere. No, non erano armati e devo dire che non ci hanno fatto del male. Cos'abbiano portato via ancora non so: senz'altro poca roba».

Eccolo don Mario: poche ore dopo l'agguato s'affaccia sull'uscio all'ultimo piano in cima alla casa a forma di torretta e fa entrare i giornalisti, mentre giù la parrocchia brulica di bambini e genitori come in un giorno qualunque (nessuno sa ancora niente). Parla e spiega, il sacerdote, e però si sente che anche questa per lui è un po' una violenza («dovete proprio metterlo sul giornale?», «rapinare un sacerdote è una cosa grave»). Si vede soprattutto l'apprensione per la mamma: che non si agiti ancora, dopo una notte così.

Ma Rina appena la vedi, ti sorprende: 95 anni, due piccole perle ai lobi e un sorriso negli occhi appena le chiedi: «Ha avuto paura?» . «Eh, un pochino».

L'altra notte Rina le ha cantate anche ai rapinatori. «Ho detto a quei tre: ma non avete una mamma a casa? Non avete una moglie?». Non si sa bene da dove siano entrati: la porta era chiusa, le finestre pure. Si pensa a una finestrella che dà su un cavedio, ma sulla dinamica saranno i carabinieri a fare luce.

«Già intorno alle tre avevo sentito dei rumori, ma non c'era nessuno e sono tornato a letto», dice il don. Un'ora dopo se li è trovati in camera. «Uno mi ha puntato una luce in viso e mi ha detto di non muovermi. “Vogliamo soldi e gioielli”».

Ha avuto l'impressione di conoscerli? «No - scuote la testa - mi è solo sembrato che fossero molto giovani». Rina saluta con un sospiro: «Vi auguro di non trovarveli mai in casa». In tempi così, è un augurio da tenersi stretto: più di un Buon Natale.

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