Sei in Archivio bozze

Editoriale

Omicidio stradale, una legge di civiltà

di Carlo Brugnoli -

22 dicembre 2016, 06:00

Omicidio stradale, una legge di civiltà

Carlo Brugnoli

E' spropositata la misura dell'arresto per chi si mette alla guida ubriaco e provoca un incidente dove muore una persona? La domanda si ripropone dopo che un 32enne di Busseto è stato appunto arrestato per omicidio stradale. Questo signore, nel tardo pomeriggio di sabato, con nel sangue droga e un tasso di alcol di cinque volte superiore al limite fissato dalla legge, ha deciso di trasformarsi in un'arma letale per una diciannovenne che stava andando a vedere la partita Juventus- Roma nel bar degli zii. Ora, mi chiedo come si può giustificare una simile irrazionale condotta e come qualcuno possa continuare a porsi il dubbio se la limitazione della libertà personale sia un provvedimento eccessivo. Non ci possono essere dubbi in casi di questo genere dove la ragione si perde in fondo a un bicchiere e si toglie al mondo una ragazza piena di vita. Una ragazza che ha avuto la mortale sfortuna di incrociare un uomo che, forse senza neanche rendersi conto di quello che faceva, ha deciso di mettersi al volante in condizioni impossibili. La legge sull'omicidio stradale ha avuto un iter lungo e travagliato ma finalmente ha visto la luce a marzo di quest'anno ed è uno degli obiettivi più ambiziosi sul piano della civiltà che il governo Renzi ha raggiunto. Una legge partita dall'iniziativa di una coppia di coniugi di Firenze che nel 2011 consegnò una raccolta firme proprio nelle mani dell'allora sindaco di Firenze, Matteo Renzi, che fu il primo firmatario. Quei genitori si sono visti strappare per sempre il loro unico figlio, Lorenzo Guarnieri. Lorenzo non aveva nemmeno 18 anni quando morì in uno scontro con un altro scooter guidato da un uomo poi risultato positivo all'alcol test e alla droga. Era il 2010. Da quel dolore, dalle lacrime per Lorenzo è nata la battaglia dei genitori, Stefano e Stefania Guarnieri che hanno prima fondato un'associazione e poi fatto partire l'idea di una legge sull'omicidio stradale. Quella conquista va ora difesa e sostenuta perché è patrimonio di tutti e una garanzia che chi si macchia di quel reato abbia una pena certa e commisurata al crimine che ha commesso. In 30 anni di questo mestiere ho visto troppi giovani morire in terribili incidenti provocati da conducenti ubriachi o sotto l'effetto di droghe. E molte volte mi è capitato di incontrare i genitori di quei ragazzi. Genitori devastati, straziati dal dolore e, anche a distanza di anni, arrabbiati perché chi ha causato la morte del loro figlio se l'era cavata con una condanna lieve e magari con una sospensione di qualche mese della patente. E ho pensato che cosa avrei fatto io se mi fossi trovato nelle loro condizioni. Probabilmente avrei covato per tutta la vita la stessa rabbia sorda per quella sorta di impunità che, prima dell'approvazione della legge sull'omicidio stradale, veniva garantita agli assassini al volante. Non si tratta di una visione giustizialista e forcaiola. Nessuno, me compreso, gode nel vedere arrestare una persona che, una volta passato l'effetto dell'alcol, si rende conto di quello che ha fatto e deve affrontare un dramma umano, un perenne senso di colpa che lo accompagnerà fino alla morte. Ma oltre a questa condanna ce ne deve essere una esemplare pronunciata in un'aula di giustizia. cbrugnoli@gazzettadiparma.net