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Progetto

In città si berrà l'acqua pura dei monti

06 gennaio 2017, 06:00

In città si berrà l'acqua pura dei monti

Beatrice Minozzi

L’acqua fresca e pulita delle sorgenti appenniniche potrebbe presto sgorgare dai rubinetti di Parma.

Si tratta per ora solo di un progetto, che prevede la ristrutturazione delle dighe dei bacini Ballano e Verde, in alta Val d’Enza, per l’utilizzo ad uso idropotabile delle acque, in attuazione della strategia nazionale sulla Green Economy che prevede che chi sia in possesso di un bene ambientale debba fare in modo di condividerlo con chi non ce l’ha, ottenendo in cambio risorse per mantenere e migliorare le qualità ambientali che vengono cedute.

A spiegare meglio il progetto è il sindaco di Monchio, Claudio Moretti. «Dall’inizio del mio primo mandato ho cercato di capire come poter ''sfruttare'' al meglio i 300 milioni di metri cubi d’acqua che sgorgano dalle nostre montagne - spiega Moretti -. Di questi, circa 120 milioni escono dalla centrale di Selvanizza e quindi sono già canalizzati. Quindi mi sono chiesto, perché non usarne il 20 per cento (25 milioni di metri cubi, più o meno il consumo annuo della città) per immetterla in un acquedotto che porti acqua di qualità nella rete distributiva della bassa, aggiungendola a quella che attualmente esce dai rubinetti di Parma».

Per la sua gestione i consulenti di Atersir hanno elaborato la possibilità di costituire una società di scopo che riunisca i quattro comuni che fanno parte del bacino imbrifero (Monchio, Palanzano, Ventasso e Comano) ma anche altri enti pubblici come Provincia, Regione e Consorzi di Bonifica.

«Abbiamo poi superato lo scoglio principale - prosegue Moretti - che era quello di trovare un accordo con Enel, che ha in concessione le dighe del Ballano e del Verde le cui acque (come da suggerimento della Regione) potrebbero essere usate per garantire un adeguata riserva idrica». Enel ha infatti deciso di rinunciare alle dighe che avrebbero dovuto essere o demolite o ristrutturate con una spesa prevista di circa 13 milioni di euro. «A questo punto il progetto diventava fattibile» aggiunge Moretti, che ha subito «scomodato» i pianti alti presentando il progetto a Bologna e poi, una volta avuto l’ok della presidenza della Regione, anche a Roma. «Abbiamo trovato l’appoggio della Fondazione Montagne e del capo di Gabinetto dell’onorevole Enrico Borghi - precisa Moretti - che ci ha dato indicazioni su come procedere nella progettazione». «Abbiamo poi un vantaggio - continua il sindaco -: il bacino fa parte di due Aree Interne, che sono in fase di rilancio».

Da Rigoso, nei giorni scorsi, è partita quindi l’intesa, siglata dai sindaci di Monchio, Palanzano, Comano e Ventasso, insieme al presidente del Parco Nazionale, Fausto Giovanelli e a Giampiero Lupatelli di Caire, di proseguire su questa strada, cercando le risorse per realizzare l’ultima parte di tubature acquedottistiche che dovrebbero portare l’acqua da Selvanizza fino a Cerezzola. Fondi (necessariamente pubblici) decisamente consistenti - si parla di poco meno di 45 milioni di euro, che comprendono il rifacimento delle dighe del Ballano e del Verde, la realizzazione della tubazione di collegamento Selvanizza-Cerezzola e Cerezzola-Parma e la realizzazione di 4 piccole centrali idroelettriche (che potrebbero fruttare quasi un milione di euro all’anno) - che però potrebbero essere ammortizzati nel giro di una decina d’anni considerando che l’acqua potrebbe fruttare (togliendo i costi di gestione) circa 5 milioni e mezzo di euro all’anno. Ma quali sono i vantaggi di un progetto così ambizioso? «Ce n’è per tutti - precisa Moretti -. Innanzitutto si abbatterebbero i valori di nitrati dell’acqua idropotabile che ad oggi sono altissimi in alcune zone della città, offrendo quindi acqua di qualità ai consumatori finali. I comuni montani potrebbero invece ricominciare a fare sul serio un lavoro di manutenzione del territorio, utilizzando le risorse che derivano dall’acqua (sulla quale non si può speculare) per mantenere e migliorare dove possibile le qualità ambientali che cediamo a valle». Tempistiche? «Nel giro di un paio di mesi sarà approntata la strategia delle Aree Interne - conclude Moretti - allora sapremo se ci sono i fondi per partire con la progettazione di una strategia comune che per la prima volta unisce il versante parmigiano, quello reggiano e quello toscano dell’Enza».

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