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NOCETO

Fecci: «Con i profughi così non va»

08 gennaio 2017, 06:00

Fecci: «Con i profughi così non va»

Parcheggiati. In attesa di non si sa bene cosa. In realtà, che cosa ci sia da fare sarebbe anche chiaro: effettuare visite mediche, essere assicurati, essere accompagnati nello studio della lingua italiana ed essere impiegati in lavori di volontariato. Peccato che niente di tutto questo sia avvenuto. E non certo per mancanza di tempo. Restano dal loro arrivo in una sorta di limbo, affidati a una cooperativa, i dieci giovani nigeriani richiedenti asilo inviati a Noceto dalla Prefettura il 20 ottobre scorso. «Senza che il Comune ne sapesse nulla, ma questa ormai è una storia vecchia - sottolinea il sindaco Fabio Fecci - anche se non mi stanco di rivendicare l’assoluta necessità che venga data ai Sindaci, autorità locali su pubblica sicurezza e sanità, la corretta centralità nei processi decisionali e gestionali».

Fecci punta con decisione il dito contro la gestione dei migranti, che non tiene in considerazione né le esigenze della popolazione né le loro. «Subito dopo il loro insediamento - ricorda il sindaco - mi ero impegnato, attivandomi anche nel promuovere numerosi incontri con la cooperativa, a fare una severa attività di controllo in coordinamento con i soggetti competenti, sulla metratura dell’appartamento in rapporto al numero dei presenti, in materia igienico sanitaria, sulla qualità del cibo offerto, con l’intento di programmare l’impiego di questi soggetti in attività lavorative a vantaggio della nostra comunità».

Varie le critiche mosse dal primo cittadino alla gestione dell'emergenza. Tra queste, quella relativa alla ripartizione tra le varie province. «Il numero di quanti accolti a Parma è eccessivo, rispetto a quello di altre realtà» sottolinea Fecci, che ora ha deciso di «rendere pubblico la situazione, dopo averla già rappresentata anche al competente Distretto di Fidenza». Il sindaco lamenta come, nonostante i reiterati solleciti, a oltre due mesi dal loro arrivo, non abbia avuto alcun riscontro sullo stato di salute dei profughi: «dato di primaria importanza per il suo alto impatto sulla comunità che li accoglie. Questa tempistica pare sia stata enormemente dilatata sia dalla carenza di organizzazione sia dalla probabile scarsità di risorse messe a disposizione per fronteggiare i continui sbarchi di profughi. E’ ovvio che fino a quando non avrò rassicurazioni sul loro stato di salute mi sarà impossibile impiegarli in lavori socialmente utili, un progetto che credo possa anche rappresentare una buona opportunità per il territorio».

Altro tasto dolente è relativo all'apprendimento della lingua «da me fortemente auspicato, perché elemento fondamentale per favorire la relazione fra i profughi e la comunità che li accoglie. La convenzione fra Prefettura e la cooperativa per il loro inserimento in percorsi di alfabetizzazione di lingua italiana prevede almeno 10 ore settimanali. Ma rilevo che ad oggi le lezioni settimanali si limitano a 5 ore, due delle quali vengono svolte grazie al corso organizzato dal Comune in collaborazione con il Centro provinciale per l’istruzione degli adulti di San Secondo».

Non è sui principi della solidarietà e dell’accoglienza che Fecci ha da eccepire, anche se si chiede «quale sia il numero dei profughi “reali” e di quanti, invece, possano essere definiti “migranti economici”, che sono diventati un “tesoro” per quanti, cooperative, associazioni e privati, dell'accoglienza stanno facendo un vero e proprio business». Il sindaco critica soprattutto la gestione del fenomeno. «Inutile calare provvedimenti dall’alto senza nessun tavolo di accordo e pianificazione - sottolinea il sindaco -. L’accoglienza è possibile solo quando è condivisa, correttamente gestita ed è in grado di creare la concreta prospettiva dell’integrazione. Senza tutto questo si penalizzano sia le comunità che accolgono che i profughi stessi, che spesso hanno davanti a sé un destino di potenziali malviventi, per garantirsi la sopravvivenza. In questo modo intolleranza e ostracismo diventano la conseguenza più ovvia e inevitabile». r.c.

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