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A Marore

Falsi vigili svuotano una cassaforte

20 gennaio 2017, 06:03

Falsi vigili svuotano una cassaforte

Chiara Pozzati

Quando ha visto la porta spalancata, si è precipitata in casa ed è caduta dalle nubi: «Erano in due e indossavano la pettorina con scritto “polizia municipale”. Il più alto, un marcantonio, mi ha detto: “Abbiamo preso i ladri: sono albanesi, li abbiamo già portati in caserma. Mi apra la cassaforte così controlliamo che ci sia tutto”. Devono avermi spruzzato qualcosa, perché ero come in uno stato di dormiveglia e le gambe mi tremavano. Oltre all’odore acre che mi ha mandato la gola in fiamme ero accondiscendente. Quando ho aperto il forziere in ferro, già trascinato in mezzo al salotto, hanno preso tutto. Gioielli antichi, pietre preziose e ricordi di una vita. Qui non c’è più nulla».

L’agghiacciante racconto di Elisabetta (i nomi sono di fantasia come richiesto dai diretti interessati) arriva come un pugno allo stomaco. Un bottino da capogiro, centinaia di migliaia di euro in preziosi svaniti nel nulla, due donne incappate in un faccia a faccia coi ladri, mentre i mariti erano fuori. Ecco il colpo subdolo andato in scena ieri a mezzogiorno in una villetta nella zona di Marore. Ora è caccia ai malviventi – sicuramente professionisti – in questo spicchio di campagna parmigiana dove da tempo non si ricordavano razzie così studiate. Attimi di puro terrore per i proprietari parmigiani che in una manciata di minuti hanno perso tutto. «Ma nel complesso sto bene, avrebbero potuto farmi di tutto perché li ho smascherati in un istante». Niente giri di parole, smalto da vendere, prende la parola Lara, l’altra vittima dei banditi: «Mentre Elisabetta è entrata in casa per prima, io ho parcheggiato l’auto in garage. Sono arrivata in salotto e ho visto la scena: la cassaforte aperta, lei come anestetizzata e loro con queste pettorine posticce. Li ho guardati dritti in faccia e ho detto: “Io i gradi li conosco e voi non siete vigili, io chiamo i carabinieri”. E l’ho fatto davvero, ho composto il 112 dal cellulare davanti a loro. Loro che alla vista del telefonino hanno tagliato la corda con la borsa piena di gioielli».

Un racconto tanto lucido quanto inquietante «anche perché è evidente: siamo stati presi di mira. E non solo noi: abbiamo saputo di un altro furto in zona, sempre in una villetta, e ci risulta che abbiano rubato anche delle armi – riavvolge il filo mentre gli ultimi brandelli di paura lasciano il posto alla rabbia -. Il “modus operandi” è lo stesso: erano travestiti da agenti della Municipale e sono entrati in azione sempre oggi (ieri per chi legge ndr) a cavallo di mezzogiorno».

E torna a bomba alla sua esperienza: «Saremo state fuori dieci minuti, il tempo per una commissione in zona. Gli uomini erano al lavoro. Probabilmente ci controllavano da un po’ e sapevano che in quel momento, insolitamente, non c’era nessuno in casa». Una residenza per nulla isolata: altre villette spiccano sia a lato che di fronte all’edificio in questione. Il colpo è stato preparato nei dettagli, di questo Elisabetta ne è convinta: «Non ho idea di cosa abbiano spruzzato nell’aria, ma so che non ero in me. L’odore acre me lo ricordo bene. Credo si tratti di un anestetico, simile a quelli usati in Ospedale durante gli interventi in cui devi rimanere vigile e sottostare alle richieste del medico, ma al contempo non sei lucido al cento per cento». Tuttavia i ricordi, figli di una paura difficile da smaltire, affiorano sequenza dopo sequenza: «Credo fossero italiani – prosegue la donna – l’accento era perfetto, nessuna cadenza particolare. La carnagione era chiara». Certo un teatrino ben oliato quello messo in scena dai ladri. Che, in pieno giorno, sono riusciti a violare la villetta forzando l’ingresso principale. La situazione è precipitata in pochi secondi, quando Lara li ha smascherati. A quel punto la coppia di finti vigili è fuggita col bottino. Lasciando i padroni di casa – i mariti sono piombati a casa appena possibile -sotto choc. Poi è arrivata la volante della polizia e la Scientifica, alla ricerca di tracce e indizi preziosi. Dev’essere gente esperta: un agguato del genere non s’improvvisa. E nemmeno si dimentica.

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