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Lutto

Don Celeste, addio al parroco più anziano della diocesi

16 febbraio 2017, 06:00

Don Celeste, addio al parroco più anziano della diocesi

Bianca Maria Sarti

Se n'è andato don Giuseppe Celeste, il parroco più anziano della diocesi. Don Celeste ha concluso la sua lunga vita martedì sera, all'età di 103 anni nella sua stanza a Villa Sant'Ilario di Porporano, dove alloggiava dal 2015, dopo un lungo periodo trascorso a Villa Pigorini Grossi a Traversetolo. Ieri sera a Traversetolo in tantissimi hanno partecipato al rosario per rendere omaggio a un parroco che ha saputo guadagnarsi la simpatia e l'affetto dei parrocchiani. Don Celeste aveva abbracciato da giovane la fede cattolica, era già sacerdote a 27 anni, e attraverso le difficoltà del secolo scorso era rimasto fedele alla vocazione sacerdotale per quasi 77 anni, un altro record per la diocesi di Parma. Tanti parrocchiani hanno conservato nel cuore il suo zelo quando si trattava di «dir messa» (fino all'ultimo, con grande tenacia, ha voluto concelebrare e partecipare all'Eucarestia), indimenticabili le sue battute garbate e ironiche, lo sguardo acuto di un azzurro brillante, le sue citazioni dal latino che lasciavano trasparire il suo grande amore per la cultura. «Il mio unico desiderio? Servire la comunità finché il Signore mi conserverà le forze – aveva dichiarato per i suoi primi 100 anni – L'unico rimpianto? Se tornassi indietro vorrei studiare di più. Consiglio ai seminaristi di curare molto la loro preparazione culturale». Una vocazione vissuta con umiltà, dedizione e una buona dose di ironia, che lo ha accompagnato anche negli ultimi anni, quando scherzava sui suoi problemi di udito puntando il dito contro la nuca e dicendo: «Ho tre orecchie». Della fede diceva: «Invecchia anche lei, ma quella vera sta sempre accanto e tiene compagnia». In questi anni don Celeste ha ricevuto la visita di tanti amici, come don Aldino Arcari e gli ex parrocchiani; accanto a lui, anche nell'ultima ora, era presente don Domenico Magri che lo ricorda con affetto: «103 anni di vita e 77 anni di sacerdozio, che cosa si può pretendere di più per un prete? – ha detto don Magri - Ha dispensato a larghe mani e con tanto cuore la grazia del Signore nelle parrocchie dove è stato pastore saggio e buono». Gli ultimi anni li ha trascorsi a Villa Sant'Ilario: «Sì, qui è stato come un “padre nobile” per i suoi confratelli, anziani pure loro, ma non come don Giuseppe. Era sempre pronto a dispensare il suo sorriso di vegliardo». Anche don Magri ricorda la fede incrollabile di don Celeste: «È stato sempre fedele agli appuntamenti della preghiera comune, a cominciare dall'Eucaristia. Ha avuto la gioia di poter concelebrare fino a tre giorni prima della morte, perché a Villa S.Ilario c'è questa opportunità. E poi è morto povero, nullatenente, parola da prendere alla lettera: proprio così! Ora nella Casa comune del Padre si ricongiunge con il fratello don Pietro, morto anni fa e mai dimenticato parroco di Corchia. Il papà Giovanni, di origini abruzzesi, era venuto al nord per fare il lavoro duro di minatore nella miniera “Pietra del Fuoco” di Corchia. Lui e la moglie. Maria Janelli, hanno così regalato due preti speciali alla Chiesa di Parma». Il funerale sarà celebrato oggi, alle 10, nella chiesa parrocchiale di Traversetolo; don Celeste riposerà nel cimitero di Cazzola.

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