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Infezioni

Il ritorno di malattie «antiche»

Dati altalenanti per scabbia e sifilide, in calo la tubercolosi. Ma è vietato abbassare la guardia

02 marzo 2017, 06:03

Il ritorno di malattie «antiche»

Monica Tiezzi

Malattie che vanno, malattie che vengono, malattie che ritornano. I recenti casi di scabbia nelle scuole superiori risvegliano l'allerta su patologie che pensavamo sconfitte, retaggio di povertà e sottosviluppo. Un allarme però non sempre giustificato.

Scabbia

In dieci anni i numeri, su Parma e provincia, sono stati molto altalenanti: dai 41 del 2009, il dato più basso, agli 88 del 2016, il più alto. Ma secondo Claudio Feliciani, direttore della Dermatologia dell'ospedale Maggiore, la tendenza non sarebbe all'aumento.

«Noi vediamo circa 30 casi l'anno, non necessariamente legati a scarse condizioni igieniche. Il contagio fra adulti avviene di solito per via sessuale e i casi pediatrici sono pochi», spiega.

La malattia è causata da un acaro, Sarcoptes scabiei, che si insinua sottopelle provocando un intenso prurito. «A Parma abbiamo una media abbastanza stabile di circa 60 casi all'anno - dice Bianca Borrini della profilassi del Dipartimento di sanità pubblica dell'Ausl -. Le contromisure non sono molte. Non occorre disinfestazione e, come nel caso recente delle scuole, le linee guida prevedono di avvisare la popolazione e rafforzare i controlli su chi, nella comunità colpita, presenta i sintomi».

Sifilide

Diverso invece il discorso per la sifilide - causata dal batterio Treponema pallidum, a forma di spirale - numericamente difficile da inquadrare. «I sintomi sono sfumati, al punto che può capitare di scoprire di averla contratta, ed esserne guariti, anche dopo anni, tramite le analisi del sangue. Questo perchè nel mondo occidentale l'uso frequente di antibiotici, magari presi per curare una bronchite, ha l'effetto collaterale di sconfiggere il batterio della sifilide», spiega Feliciani. Di conseguenza le segnalazioni al servizio di Igiene e sanità pubblica dell'Ausl possono non essere puntuali.

Alla Dermatologia ospedaliera vengono diagnosticati circa 25 casi l'anno di quello che una volta era definito il «mal francese». Mentre le statistiche dell'Ausl riportano una media, dal 2007 al 2016, di circa sei casi l'anno.

«È una malattia in aumento - spiega ancora il dermatologo - Da noi era stata quasi sconfitta, ma è storicamente piuttosto diffusa in tutto l'Oriente. Con i viaggi di massa, a volte legati al turismo sessuale, è cambiata anche la platea dei pazienti: non più solo giovani, ma anche un nutrito numero di adulti e anziani».

Se però la malattia è in deciso aumento in tutti i Paesi europei (24.541 casi nel 2014 in 29 paesi europei, 5,1 casi ogni 100 mila abitanti), l’Italia, dopo un picco nel 2013, ha registrato un calo importante, arrivando a 388 casi nel 2014 (0,6 ogni 100 mila abitanti). E le buone notizie riguardano anche le terapie. «La sifilide è facilmente curabile con due punture di penicillina, non presenta quasi più recidive ed è in gran parte una patologia occasionale», dice Feliciani.

Tubercolosi

Anche la lotta alla tubercolosi - causata da vari ceppi di micobatteri, in particolare dal Mycobacterium tuberculosis, detto anche Bacillo di Koch - presenta luci e ombre. Nel nostro territorio l'infezione è in calo, dopo il picco del 2010, con 59 malati a Parma e provincia, 13,3 casi ogni 100 mila abitanti. L'anno scorso siamo scesi a 33 casi, 7,3 ogni mille abitanti.

«Diminuiscono le forme polmonari della malattia ed aumentano le extrapolmonari», fa notare Bianca Borrini.

A Parma e provincia si ammalano soprattutto, spiega Pieranselmo Mori, specialista della Pneumologia ed endoscopia toracica dell'ospedale Maggiore, giovani extracomunitari e italiani anziani.

Ma nel mondo l'obiettivo dell'Organizzazione mondiale della sanità di ridurre i casi a 10 ogni 100 mila abitanti entro il 2035 sembra ostacolata dalla difficoltà dei Paesi poveri di migliorare le condizioni economico-sociali, e quindi igienico-sanitarie, vera causa dell'epidemia.

«Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica sono i maggiori bacini di contagio. Dei 10,4 milioni di nuovi casi registrati nel 2015, ben 2,8 hanno riguardato l'India - continua Mori - In Europa, bacini importanti sono concentrati in Ucraina e Moldavia, Paesi che faticano a trovare risorse per la prevenzione». Una forte ipoteca sulla sconfitta della tbc in Europa.

Nel 2014, dei 40 mila nuovi casi di tbc diagnosticati in Europa, i due terzi sono stati in Paesi dell'Est, con un 66% di pazienti che non hanno terminato la terapia con successo, aspetto che rappresenta la vera sfida per la sconfitta della malattia. «Aumentano nel mondo le forme resistenti agli antibiotici, e di conseguenza mortalità e morbilità. Per questo le Nazioni Unite hanno dichiarato la tbc un'emergenza mondiale», spiega Mori.

Non resta che vigilare, con una sorveglianza particolarmente attenta per chi arriva in Italia da zone del mondo a rischio. «A Parma c'è una buona collaborazione tra l'Istituto di microbiologia dell'Azienda ospedaliera-universitaria, i reparti di Infettivologia, Pneumologia, la Medicina preventiva ospedaliera e dell'Ausl, e gli assistenti sanitari sul territorio», dice Mori.

Notizie incoraggianti arrivano anche dalla ricerca: l'anno scorso sono stati messi in commercio due nuovi farmaci che hanno dato rinnovato entusiasmo a medici e società scientifiche, e che porteranno a nuove linee guida terapeutiche della malattia.

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