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Salute

L'influenza 2016-2017? Precoce e aggressiva

09 marzo 2017, 06:00

L'influenza 2016-2017? Precoce e aggressiva

Monica Tiezzi

Possiamo tirare il fiato e prepararci a cuor leggero alla primavera. L'influenza stagionale è ormai agli sgoccioli (nonostante un «colpo di coda» nella settimana dal 27 febbraio al 5 marzo) ed è tempo di primi bilanci, in attesa che i «medici sentinella» (incaricati di segnalare i casi per la sorveglianza epidemiologica) finiscano di trasmettere i dati e traccino un quadro definitivo.

Se da un lato a Parma non ci sono state morti a causa dei virus di stagione (ma si sono comunque registrati tre casi gravi, e a livello regionale l'influenza si è dimostrata molto aggressiva), dall'altro la pandemia invernale è arrivata prima del previsto, ed ha picchiato duro, rovinando in molti casi le feste natalizie. Sono stati infatti circa 14 mila, a Parma e provincia, gli assistiti messi ko durante il picco, cioè dal 19 al 25 dicembre. Statisticamente, nella «settimana nera» sono stati colpiti quasi 32 parmigiani ogni mille abitanti. «È stata un'influenza decisamente in anticipo, se si considera che il picco l'anno scorso era arrivato nella seconda metà febbraio», spiega Bianca Borrini, responsabile malattie infettive e vaccini del dipartimento di Sanità pubblica dell'Ausl di Parma. Nel 2015-2016 le percentuali di malati erano stati inferiori, ma nel 2014-2015 maggiori.

L'inverno mite non sembra aver influenzato l'andamento del contagio. Piuttosto, spiega Borrini, ha avuto un ruolo «il cambiamento dei virus circolanti, visto che siamo passati dal ceppo H1N1, che girava dal 2009, all'H3N2». Un cambiamento che per Marella Zatelli, direttrice della Profilassi e malattie infettive dell'Ausl, può spiegare in parte la maggiore letalità dell'influenza «targata» 2016-2017. In Emilia Romagna i casi gravi (sui circa 500 mila malati dall'inizio dell'influenza) sono stati 61 e si sono registrati 25 morti: è il più alto tasso di letalità da una decina di anni.

«Non c'è però da allarmarsi - continua Zatelli -. Si è trattato per la maggior parte di pazienti anziani e con molte patologie concomitanti, condizione che rappresenta il vero fattore di rischio». L'Emilia Romagna è stata anche, con Valle D'Aosta, Marche, Lazio, Campania e Basilicata, fra le regioni più colpite. Dall’inizio della stagione, il numero totale di italiani allettati dai virus influenzali è arrivato a quattro milioni e 793 mila. I malati gravi sono stati 214, 50 dei quali sono morti: erano tutti con un’età media di 74 anni e con patologie croniche preesistenti, soprattutto cardiovascolari e respiratorie. Fra i sintomi dell'influenza di quest'anno sembrano aver fatto la parte del leone i disturbi gastrointestinali, anche se non sono mancate le complicanze polmonari. Cosa ha funzionato e cosa c'è da migliorare?

«C'è stata una maggiore adesione, rispetto agli anni passati, alle vaccinazioni e abbiamo fatto meno fatica a convincere gli assistiti ad aderire alle campagne preventive - dice dall'osservatorio del suo ambulatorio di medico di base Maurizio Vescovi, della medicina di gruppo Balint, alla Casa della salute Montanara - Si sarebbe potuto fare di più se avessimo avuto le dosi necessarie di vaccino nella fase di maggiore richiesta, perchè all'inizio della campagna ci siamo trovati in difficoltà: abbiamo finito le dosi e abbiamo dovuto chiedere ai pazienti di tornare».

Marella Zatelli spiega che, proprio per la maggiore richiesta di vaccini da parte dei medici di base, quest'anno le dosi distribuite dall'Ausl sono state 65.200 contro le 58 mila dell'anno precedente. E anche se Parma resta il fanalino di coda a livello regionali per il numero dei vaccinati ultra65enni - 43% contro il 51,5% regionale - si sta delineando un'inversione di tendenza. «Già l'anno scorso avevamo segnato uno 0,6% in più di vaccinazioni. Quest'anno speriamo, a conti fatti, di arrivare ad un più 0,9%» dice Zatelli.

Soprattutto, sembra esserci una maggiore consapevolezza delle buone regole che valgono non solo per prevenire e contrastare l'influenza, ma per una migliore qualità di vita. «L'attenzione alla dieta, alla corretta idratazione, al consumo adeguato di frutta, verdura e cibi facilmente digeribili, mi sembra siano diventati un patrimonio comune», dice Vescovi.


Già pronto il nuovo vaccino

Due conferme e una novità nei vaccini antinfluenzali del prossimo anno. L’Organizzazione mondiale della sanità ha reso nota la composizione del vaccino per la stagione 2017-18 annunciando che il nuovo trivalente conterrà una variante antigenica del sottotipo H1N1: ovvero A/Michigan/45/2015 sostituirà A/California/7/2009, contenuto nel vaccino della stagione che si sta concludendo. Due dei ceppi per cui il vaccino era valido quest’anno saranno invece presenti anche nella composizione dei trivalenti del 2017-2018: sono confermate infatti la variante antigenica di sottotipo H3N2 A/Hong Kong/4801/2014 e la variante B/Brisbane/virus 60/2008. Si raccomanda, inoltre, che i vaccini quadrivalente contengano, oltre ai precedenti tre, anche il B/Phuket/virus 3073/2013. Le raccomandazioni dell’Oms sono il risultato dei dati di sorveglianza virologica di tutti i Centri nazionali di riferimento della rete internazionale dell’Oms, composta da oltre 140 laboratori. Gli esperti al termine di ogni stagione cercano di prevedere quale sarà il virus maggiormente diffuso in quella successiva, adeguando la composizione del vaccino. Con l’occasione l’Oms fa il punto sulla stagione che si sta concludendo. Tra settembre 2016 e febbraio 2017 l’attività influenzale, «è stata maggiore rispetto allo stesso periodo dello scorso anno». Il virus A-H1N1 si è diffuso a livelli molto bassi, mentre l’A-H3N2 è stato dominante nella maggior parte dei Paesi. M.T.

Guarda il grafico sull'andamento dei contagi

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